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L'intervista

Sernagiotto, assessore con la pistola: "Non ho auto blu né scorta, mi difendo così"

L'unico esponente di Forza Italia nel governo Zaia in Veneto: "Sono un mago della spending review, quando ero imprenditore ho subito un furto dietro l'altro. Così mi arrangio da solo"

Sernagiotto, assessore con la pistola: "Non ho auto blu né scorta, mi difendo così"

«Sarebbe bene che il porto d’armi lo chiedessero anche tutti i miei colleghi, perché per ottenerlo bisogna avere una fedina penale cristallina. Io ce l’ho, gli altri non lo so mica». Remo Sernagiotto, assessore alle Politiche Sociali della Regione Veneto e unico esponente di Forza Italia nella giunta del leghista Luca Zaia, risponde a quei consiglieri - soprattutto alfaniani -  che l’hanno attaccato duramente per la sua abitudine di girare in Regione con una calibro 38 in cintura.
Sernagiotto, ma a cosa le serve la pistola in Giunta? 
«La pistola ce l’ho, ma non è vero che la porto nelle sedute, come hanno scritto i giornali locali. Quando arrivo in Regione la chiudo nel cassetto, nel mio ufficio, e prima di andare via passo a riprenderla.
Si sente in pericolo?
«Giro senza auto blu, senza autista, senza scorta. Nel 2000 ho fatto la prima spending review, come si dice oggi, rinunciando a tutto. Di sera, quando mi sposto per lavoro, non porto mai nessuno della Regione con me, perché bisognerebbe pagare gli straordinari, giustamente, a quelle persone. E sarebbero spese ulteriori per i cittadini. Quindi, dato che ho un regolare permesso, per una questione di sicurezza giro con la pistola».
Da quando ce l’ha il porto d’armi?
«Da fine anni ’70. Appena terminato il servizio militare mi sono messo in proprio e ho aperto la mia prima azienda, che però era lontana dal centro abitato. Ho iniziato a subire un furto dietro l’altro. Sono stati gli stessi carabinieri a consigliarmi di prendere il porto d’armi. Ricordo che mi avevano detto di sparare in aria, nel caso mi fossi trovato faccia a faccia con un delinquente». 
E le è mai successo di sparare?
«No. Anzi, sì, ma soltanto una volta, appena comprata la pistola, così, per provarla, per capire come funzionava. Ho sparato in una buca, provando a prendere un bussolotto di pelati Star, che ho mancato. Solo che l’ho fatto senza cuffie e sono finito dal medico perché mi ha fischiato per un mese l’orecchio».
In Regione l’hanno ribattezzata Tex Willer.
«Tex è un eroe buono. Aveva anche lui la fedina penale cristallina. Comunque chi fa politica dovrebbe occuparsi di cose più serie. Con queste polemiche non si va avanti. Pensiamo piuttosto a Enrico Letta, al governo italiano. Pur di non perdere il posto Letta rimane sempre nel salotto buono, gli va bene tutto. Pensa che in questo modo possiamo uscire dalla crisi?»
Lei, a Roma, era in prima fila a sostenere Berlusconi. Aveva la pistola? 
«No, perché non ero certo da solo, non erano le 3 del mattino, non ero in una sperduta periferia. Ero là con un po’ di amici, mi sentivo ben protetto».

di Alessandro Gonzato

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Commenti all'articolo

  • rossini1904

    01 Dicembre 2013 - 09:09

    Non vedo dove sia il problema. Ha il porto d'armi. Non ha la scorta. Appartiene ad un partito politico che tutti i giorni viene fatto oggetto di una campagna di odio. Vive in un paese dove l'inefficienza della polizia è tanto proverbiale che sono sorte miriadi di barzellette sui Carabinieri. In un paese nel quale il Presidente del Consiglio (Berlusconi) ha potuto essere tranquillamente colpito alla testa da uno squilibrato (?). Quando arriva in Regione, la pistola chiude nel cassetto del suo ufficio. E allora dov'è il problema?

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