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Toghe contro camici nell'Italia
dove sono le toghe a decidere tutto

Il caso Stamina è l'immagine emblematica di un Paese che si consegnato ai giudici

Toghe contro camici nell'Italia
dove sono le toghe a decidere tutto

Se scrivessimo che il «caso Stamina» evidenzia un’invasività della magistratura in ambito medico-scientifico, ora, faremmo ridere perché saremmo in ritardo di 15 d’anni: infatti siamo ben oltre. Siamo alle guerricciole tra una magistratura e l’altra, e gli altri a inseguire. Gli altri sono l’ideatore del metodo, l’ospedale di Brescia, i pazienti, l’Agenzia del farmaco, l’Istituto di sanità, il ministero della Salute (con ministri, decreti e finanziamenti) e poi il Centro trapianti, la comunità scientifica, gruppi di scienziati, e poi, perché no, i giornali, la rivista Nature, Le Iene, un premio Nobel, persino una lettera di Celentano: cioè tutto quello che compone un tessuto politico-sociale atto a discutere e a decidere, come sarebbe normale. 

Il punto, però, è che le danze le menano altri: cioè la Procura di Torino e l’ineffabile Raffaele Guariniello, e poi i giudici del lavoro di Venezia e di Catania e di Matera, e poi il Tar di Brescia, quello del Lazio, in generale toghe civili che difendono Vannoni e toghe penali che chiedono invece di processarlo per truffa. Decidono loro, nell’Italia del 2013. Il Ministro aveva nominato un Comitato di esperti: ieri il Tar l’ha cancellato perché gli esperti in passato avevano «già preso posizione», che sarebbe come pretendere che degli astronomi non si fossero mai espressi sul Big Bang. Malati e associazioni fanno casino, manifestano, si rivolgono a Napolitano, Letta e Lorenzin: ma dovrebbero sfilare davanti ai tribunali.

di Filippo Facci

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