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Operazione anticamorra

Arrestata la moglie di Vallanzasca:
era legata alla camorra

Antonella D'Agostino avrebbe svolto un ruolo di intermediazione nell'acquisto di un hotel

Antonella D'Agostino e Renato Vallanzasca

Sono 18 i provvedimenti restrittivi nei confronti di affiliati al gruppo camorristico   “Perfetto”, diretta espressione del clan “La Torre”, eseguiti   dalla Polizia di Stato di Frosinone, con la Squadra Mobile di Caserta   e di Latina. Sono ritenuti responsabili di associazione a delinquere  di stampo mafioso (416 bis del Codice penale), nonchè usura ed   estorsione, nelle province di Caserta, Latina, Milano, Napoli e Terni.  Sequestrati 5 società, bar, ristoranti, beni mobili ed immobili degli  indagati per un valore di milioni di euro. Tra le persone arrestate, chiarisce una nota della Polizia,   anche una donna residente a Milano, legata sentimentalmente a Renato   Vallanzasca, noto esponente della criminalità a partire dagli anni   '70 più volte condannato per gravi reati. La donna, secondo l’ipotesi  accusatoria, ha avuto un ruolo di intermediazione in un’operazione di   acquisizione di un hotel a Mondragone ed in alcune vicende usuraie.  L'attività di indagine ha inoltre consentito di raccogliere elementi   riguardanti il coinvolgimento di Vallanzasca che risulta aver  mantenuto rapporti con gruppi criminali. 

  Il ruolo della donna - La moglie di Vallanzasca per gli inquirenti è legata sia ai vertici del clan di Mondragone La Torre, sia alla cosca Esposito di Sessa Aurunca, e ha svolto un ruolo di intermediazione nell’operazione di acquisizione di un hotel a Mondragone e in alcune vicende di usura. Nell’indagine raccolti anche elementi che indicano che il bandito famoso negli anni '70, sebbene detenuto da più di 30 anni, ha mantenuto rapporti con la criminalità organizzata. Tra gli arrestati, anche un commercialista legato al clan che in prima persona, più volte, ha nascosto beni immobili e società acquistate dalla camorra reimpiegando denaro proveniente da attività illecite: Intercettazioni mostrano infatti che il professionista ha messo a disposizione dei La Torre la sua rete di relazioni con notai, avvocati e altri, per sottrarre questi beni a eventuali provvedimenti di sequestro e confisca, utilizzando prestanome incensurati privi di reddito, oppure costituendo società di comodo intestate a parenti o persone di fiducia dei vertici della 'famiglià. L’inchiesta ha anche svelato come una impiegata dell’Asl di Cellole si sia rivolta al clan per recuperare una somma di denaro concessa in prestito. Oltre ai 13 provvedimenti di custodia cautelare, a quello con il beneficio dei domiciliari e ai 4 divieti di dimora, il gip del tribunale di Napoli ha emesso anche un decreto di sequestro beni per terreni, aziende di vendita all’ingrosso di prodotti alimentari, di un ristorante e di un locale del litorale domitio molto noto che era il quartier generale del 'gruppò utilizzato per riunioni del vertice del clan anche con esponenti di altre cosche. I reati contestati a vario titolo sono di associazione a delinquere di stampo camorristico, estorsione, usura e intestazione fittizia di beni. 

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