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Il gesto eclatante

Il sindaco di Berceto schiacciato dalle carte: "Basta, denuncio lo Stato"

Per tinteggiare un viadotto ha dovuto compilare 88 chili di scartoffie. Così Luigi Lucchi si è ribellato e contro l'Imu è andato in tribunale

Il sindaco di Berceto schiacciato dalle carte: "Basta, denuncio lo Stato"

Il sindaco che denuncia lo Stato per furto con destrezza  - oltrechè  per violazione della Costituzione -  sembra una provocazione cubista di Marcel Duchamp: l’uomo stremato dal peso della burocrazia. «Provocazione cubista», letteralmente. Nel senso che Luigi Lucchi primo cittadino di Berceto - 2200 anime nell’appennino parmense -  se ne sta stramazzato su un pavimento, sotto cubi di cartone pesantissimi, gonfi di scartoffie smistate da «un plico che pesa 88 kg, è alto 148 cm ed è formato da alcune migliaia di fogli. E sa cos’è?»  mi domanda sbottando il sindaco. «È la richiesta dell’Autocamionale della Cisa Spa per avere l’autorizzazione da parte ambientale per tinteggiare un viadotto già esistente da alcuni decenni». Una follia. Specie dopo 25-annunci-25 di semplificazione della burocrazia, l’eroico dipendente pubblico si è trovato via via affogato in un oceano di documenti da protocollare.

 «Seguire tutte le procedure richieste dalla legge, comporta l’analisi, da parte dell’ufficio tecnico comunale, di tutta la documentazione. Finirà con un blocco di tutta l’altra attività amministrativa di alcuni mesi per permettere ai due tecnici di studiare il progetto e poterlo illustrare alla commissione paesaggistica comunale che dovrà essere convocata per esprimere un parere da inviare, con tutto il progetto alla Sovrintendenza, ingaggiando un corriere a spese del Comune....». Tra l’altro il colore del viadotto in questione, è di un tristissimo grigio cemento, tutte le sfumature dell’antiruggine, giusto per preservare i ferri dell’armatura. Non era, diciamo, una velleità  artistica.  

Ho detto che Lucchi sembra Duchamp, per via della sua vena surreale. Mi correggo. Questo non è Duchamp, è Kafka: i ceppi dell’umanità tormentata sono fatti di carta bollata. Ed è anche la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «Ma avvengono anche altre mostruosità dovute a quest’accozzaglia di leggi, leggine e commi: a Ghiare di Berceto, una mia frazione, c’è un negozio alimentare che non può più aprire la sua  rivendita di giornali e tabacchi, perchè ora per avere i primi ha troppo poco spazio, per i secondi ne ha troppo...», aggiunge Lucchi, chioma bianca, sguardo torvo da James Coburn. 

Lucchi, incazzatissimo ed esasperato, s’è dunque mutato nel «sindaco dei forconi». Ma è un forcone atipico: più che sfilare in piazza e marciare su Roma, lui denuncia. Denuncia lo Stato: «Il 21 dicembre gli faccio causa presso la Procura di Parma. Non solo perché lo Stato, succhiando parte delle tasse comunali viola la Costituzione e non mi permette di dare servizi ai miei concittadini. Ma anche perchè i miei concittadini, con documenti che lo provano, sono stati derubati, negli anni passati, da carrozzoni pubblici ed enti di secondo grado, non eletti dai cittadini stessi, per 1.818 euro cadauno». Lucchi ha addirittura acquistato una pagina sul quotidiano locale la Gazzetta di Parma per preannunciare la sua azione giudiziaria: «Nel 2013 il governo ha preteso, da ogni bercetese, con tasse e imposte comunali, ben 1.092 euro. Sono “furti” fatti a discapito di “povera” gente e di un povero territorio. Tutto aumenta, il costo dell’illuminazione è cresciuto del 40% e nessuno lo dice. E qui, per pagare l’Imu ci sono pensionati che risparmiano sul riscaldamento. E meno male che non fa tanto freddo, per ora. E meno male che siamo tra le regioni più ricche d’Europa...». In pratica, secondo il primo cittadino, da Berceto più del 30% degli introiti, 600mila euro vanno a Roma; e i carrozzoni pubblici avrebbero già «rubato», dal 1997 ad oggi, ai suoi estenuati  oltre 4.000.000 di euro, che sul bilancio di un piccolo Comune pesano assai. Da qui la causa allo Stato, la denuncia per furto. E non è una denuncia tanto per dire; è stata preparata da due consulenti d’eccezione: il costituzionalista Marcello Cecchetti dell’Università di Sassari e il docente di Economia e Finanza all’Ateneo di Parma Antonio Zangrandi. 

Sostiene Lucchi che gli sia stata tolta la dignità dell’amministratore pubblico, «mi sono trasformato, contro il mio volere, in gabelliere per conto dello Stato, aguzzino nei confronti dei cittadini» dichiarava al quotidiano Italia Oggi. Certo, il primo cittadino Lucchi socialista, «prima achilliano e poi craxiano...», possiede innegabilmente uno spiccato fiuto mediatico. Qualche tempo fa, per dire, stava per presentarsi in mutande davanti al Quirinale per protestare contro la Tares. Fu bloccato in tempo. Ma d’altronde, pure letterariamente, l’eccesso di burocrazia può accendere la fantasia: sia Stendhal, che Maupassant, che Melville furono per molto tempo funzionari pubblici. Ma, negli ultimi tempi, il senso d’impotenza del sindaco continua ad accenderglisi dentro come un fuoco sacro «mi viene tolta la dignità dell’amministratore pubblico, non ce la faccio davvero più!». Riferire a Enrico Letta, e dotarsi di un buon avvocato, please... 

dI Francesco Specchia

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Commenti all'articolo

  • allianz

    18 Dicembre 2013 - 13:01

    può fare quello che vuole...Faccia pure denuncia che lo stato gli risponderà tra 40 anni,se l'autore sarà ancora in vita.Intanto ri-faccia le sue scartoffie che da 80 Kg passeranno per ripicca a 160 Kg.E paghi.

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