Cerca

Nelle aule del tribunale

Processo Ruby, Longo e Ghedini si appellano all'Ordine

I due avvocati di Berlusconi, nonostante l'inchiesta formale che li riguarderà, potrebbero tenersi il caso. Ma passeranno il testimone a Cecconi

Niccolò Ghedini e Piero Longo

Niccolò Ghedini e Piero Longo

Silvio Berlusconi, tramite i suoi difensori, ha depositato giovedì a Milano il ricorso in appello contro la sentenza con cui è stato condannato dal Tribunale a 7 anni di carcere per il caso Ruby. Nel ricorso si chiede l’assoluzione dalle accuse di concussione e prostituzione minorile con la formula "perché il fatto non sussiste"

I legali - Intanto Niccolò Ghedini e Piero Longo si appellano all'ordine degli avvocati. In sostanza chiedono se possono continuare ad essere i legali di Silvio Berlusconi nell'Appello del processo Ruby. A tre giorni dallo scadere del termine per la presentazione dei motivi di impugnazione della condanna dell'ex premier a sette anni, con una mossa a sorpresa, Ghedini e Longo con un fascicolo di 25 pagine si rivolgono all'Ordine degli avvocati di Milano. I due giocano in anticipo sui tempi della loro futura inchiesta, obbligata, poiché sono stati trasmessi gli atti alla Procura da parte dei giudici dell'altro filone del processo Ruby, quello a Emilo Fede, Lele Mora e Nicole Minetti.

Non risultano indagati - In attesa della risposta dell'Ordine degli avvocati, si può fare riferimento a quanto detto dal Consiglio dell'Ordine a fine dicembre, quando è stato spiegato che i due avvocati, ad ora, non risultano indagati nel medesimo procedimento di Berlusconi, e che dunque possono assistere il Cavaliere. Inoltre viene sottolineata la norma forense in base alla quale viene congelato il procedimento disciplinare a un avvocato nel caso in cui penda già un'indagine penale. Come detto, la richiesta arriva dopo che in novembre i giudici Catto-Pendino-Cannavale avevano trasmesso ai pm gli atti non solo per le trenta teste, ma anche per Ghedini e Longo, appunto, gli avvocati che la motivazione di condanna metteva in relazione ad alcune incongruenze alle indagini difensive.

La strategia - Ora la Procura di Milano è formalmente obbligata ad indagare tutti, Ghedini e Longo compresi, non appena il Tribunale avrà terminato di trasmettere le fotocopie. A Capodanno, però, non ci sono ancora indagati nel nuovo filone d'indagine. Ghedini e Longo, adesso, vogliono sapere se possono scrivere oppure no l'appello per Berlusconi, da presentare entro il 5 gennaio. In teoria, non ci dovrebbero essere ostacoli: l'ordinamento forense vieta a un legale di patrocinare un imputato se il legale è indagato, ma lo stesso Ordine considera il processo di appello a Berlusconi e quello futuro che coinvolge anche Ghedini e Longo come due processi separati. Dunque, l'orientamento degli avvocati, ora, è quello di scrivere le motivazioni d'appello, per poi cedere la difesa di Berlusconi a un collega, a Federico Cecconi, storico difensore, negli ultimi anni, di David Mills.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • bruno osti

    03 Gennaio 2014 - 12:12

    "LIBERO: ... tutte le ragazze, testimoni del nostro processo - scrivono i giudici - iniziavano a percepire almeno la somma di euro 2.500 al mese ciascuna, a tempo indeterminato". Chiunque riceveva questa somma rendeva al processo dichiarazioni perfettamente sovrapponibili, anche con l’uso di "linguaggio non congruo rispetto alla loro estrazione culturale; in particolare si noterà la ricorrenza, nelle deposizioni delle testimoni in esame, di nomi, terminologie, fraseggi identici tra loro". Non solo: "a precisa domanda - scrivono a conferma del loro ragionamento i giudici - alcune non sapevano riferire il significato delle parole e delle frasi utilizzate". E questo, dopo una riunione con Ghedini e Longo, in casa dell'indagato, subito dopo che le olgettine erano state convocate a testimoniare

    Report

    Rispondi

  • gispo

    03 Gennaio 2014 - 09:09

    fino a che in Italia ci sarà gente credulona come te(spero in buona fede)e gente con un tornaconto per la quale pronti a sostenere qualsivoglia pregiudicato su un pulpito che gli urla: abbasseremo le tasse, niente più IMU(era stato meglio non toccarla visto quello che pagheremo per coprirla), via i magistrati che si permettono di indagare che delingue da 50 anni...ecc ecc. Allora si che grideremo in coro: POVERA ITALIA !!!!!

    Report

    Rispondi

  • fearofthedark

    fearofthedark

    02 Gennaio 2014 - 18:06

    il fatto che il pregiudicato abbia continuato a foraggiare le olgettine e 2500 euro al mese anche nel corso del processo ed a tutt'oggi è comprovato dai bonifici bancari che sono agli atti del processo, per cui un magistrato che appura che un indagato paga testimoni di un processo cosa dovrebbe dedurne? se quello che dicono le testi è la verità per quale motivo il pregiudicato le paga? per quale motivo il pregiudicato dice alla nipote di mubarak fa la matta che io ti ricopro d'oro? i magistrati nel corso di un procedimento penale per concussione e induzione alla prostituzione minorile hanno riscontrato questi altri reati e correttamente in sede di sentenza di primo grado hanno rinviato a giudizio i presunti rei, secondo lei come avrebbero dovuto procedere?

    Report

    Rispondi

  • sconosciuto

    02 Gennaio 2014 - 17:05

    In un paese civile prima con prove sicure al 100x100 si dimostra chi i testi abbiano detto il falso, allora e giusto condannare,ma se prima si condanna e poi andiamo a vedere se i testi abbiano detto il vero o il falso non succede nemmeno nelle bananesland.. Povera Italia!! che si permette certi italiani..

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog