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Il nuovo Iran

LA SHARIA A CATANIA
Vietato affiggere manifesti
se ci sono donne sexy e ammiccanti

Il proclama emesso dal commissario straordinario della Provincia etnea ha scatenato le polemiche: con tutti i problemi che ci sono ci mancava la moralità 2.0

Un cartellone pubblicitario con Federica Fontana

Un cartellone pubblicitario con Federica Fontana

A Catania giurano che non c’è nesso di causa. Certamente sarà così. Come dubitarne (anche se in Sicilia nulla è mai come appare).  Resta il fatto che Antonella Liotta, commissario straordinario della Provincia etnea, sarà sostituita dal vice prefetto Giuseppe Romano.  Sarà stata la vendetta dei maschi locali? E come escluderlo? Perchè la notizia della sostituzione è stata diffusa nel pomeriggio. Nella mattinata, invece, la dottoressa Liotta aveva occupato le cronache cittadine (e non solo) con l’annuncio  della sua crociata in difesa della moralità pubblica.  Ma non la mortificazione della femminilità che Saro Urzì imponeva alla giovanissima Stefania Sandrelli appena «Sedotta e abbandonata» nel capolavoro di Pietro Germi. Stavolta si tratta del codice di moralità 2.0. La guerra contro il nudo femminile imposta dalle regole del politicamente corretto. Che poi ci sia qualche contatto con la “sharia” è un dubbio che, evidentemente, non sfiora le certezze di sacerdoti e vestali del comune senso del pudore  del terzo millennio. Tutti diversamente talebani. L’ordine della dottoressa Liotta era stato perentorio: via dai muri tutti i manifesti che espongono il corpo di una donna in posizione provocante o in abiti succinti.  Poche ore dopo l’annuncio: non era più commissario straordinario alla provincia di Catania. Ma queste sono cose della politica. I fatti separati dalle opinioni.

Il proclama emesso da Antonella Liotta si richiama alle ultime conquiste del fronte femminista. Ma giusto in Sicilia doveva farlo? Proprio a Catania? Innanzitutto la conferenza mondiale sulle donne, svoltasi a Pechino nel 1995 secondo la quale «i governi, nella misura compatibile con la libertà di espressione, devono incoraggiare i media ad astenersi dal presentare le donne come esseri inferiori, dallo sfruttarle come oggetti e merce sessuale invece che esseri umani creativi, agenti fondamentali di sviluppo, al quale contribuiscono e di cui ne sono beneficiarie». E se la citazione di Pechino non basta essendo lontana nello spazio e nel tempo,  la dottoressa Liotta, nel bandire la sua crociata non poteva che cercare un richiamo anche a Bruxelles, patria del politicamente correttissimo. Infatti la Commissione Europea per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, ha evidenziato che «la pubblicità spesso contribuisce ad alimentare e consolidare pregiudizi che determinano un impatto negativo sulla parità».

 Via dai muri di Catania  dunque le immagini di donne «ammiccanti e seducenti» che, decisamente svergognate, offrono le loro nudità «per pubblicizzare prodotti di ogni tipo». Perchè raffigurano stereotipi di una realtà deformata con riferimenti ad identità sottomesse all’egemonia virile e intellettuale del maschio.Di fronte a parole così solenni c’è anche da chiedersi come mai il commissario straordinario Antonella Liotta non abbia chiesto il rogo dei manifesti.  Sotto l’obelisco sovrastato dal “liotru” (simbolo immortale della città) veniva anche bene. Poi in questa stagione con l’Etna che non smette di brontolare. Spettacolo di fuoco dal mare alla montagna.  

Vista la delicatezza del tema è stato subito necessario nominare una commissione (sperando a titolo gratuito). Annuncia la dottoressa Liotta, commissario Starordinario della Provincia di Catania: «È istituito un comitato di vigilanza composto dal presidente del Comitato Unico di Garanzia, da tre componenti del CUG segnalati dello stesso Comitato, da tre dipendenti della polizia provinciale segnalati dal dirigente di tale Servizio Il Comitato, ove valutato, a maggioranza dei presenti, che il manifesto non è aderente ai principi espressi, propone l’avvio di un procedimento oscuramento e/o di annullamento dell’autorizzazione di affissione e di rimozione»

Poche ore dopo a essere rimossa è stata la dottoressa Liotta. Ma ovviamente non c’è nesso di causa. 

Ma una domanda sovrasta tutte le altre. Catania è una città con molti problemi come tutta la Sicilia (disoccupati che aumentano e aziende che chiudono, criminalità in crescita così come il disagio sociale): siamo proprio scuri che l’emergenza è rappresentata dai corpi femminili sui manifesti pubblicitari?

di Nino Sunseri

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Commenti all'articolo

  • pippofilippo

    03 Gennaio 2014 - 19:07

    Ma con la scusa del nudo troppo esplicito, forse ci vogliono far diventare un popolo di diversi? o (normali per i tempi di oggi)

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  • arwen

    03 Gennaio 2014 - 14:02

    Siamo alle comiche!

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