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Le riforme della previdenza

Donne in pensione sempre più tardi
Dal 2014 devono aspettare
un anno e mezzo in più

Le lavoratrici potranno ricevere l'assegno a 63 anni e 9 mesi. Le autonome a 34 anni e 9 mesi

Donne in pensione sempre più tardi
Dal 2014 devono aspettare 
un anno e mezzo in più

Una volta le donne andavano in pensione a 55 anni. Oggi devono restare in servizio nove anni di più prima di godersi il meritato  e retribuito riposo dopo una vita di lavoro. Tutta colpa delle varie riforme previdenziali che si sono succedute a partire dal 1993, quando Giuliano Amato portò la soglia anagrafica, sebbene gradualmente, da 55 a 60 anni. Un'accelarata l'ha data la tanto vituperata legge Monti-Fornero che mirava all'equiparazione con l'età gli uomini, già peraltro decisa dal precedente governo Berlusconi, che nell’estate 2011 aveva previsto un percorso che doveva iniziare nel 2014 per raggiungere il traguardo nel 2026. Ma non è stato così. Dal 1° gennaio 2012, infatti, l’età delle donne è salita di colpo a 62 anni - soglia alla quale già nel 2013 sono stati aggiunti 3 mesi (per via dell’adeguamento alle cosiddette speranze di vita) - e sarà ulteriormente elevata a 63 anni e 9 mesi nel 2014. Per le lavoratrici autonome (commercianti, artigiane e coltivatrici dirette) lo scalone del 2012 è stato di 3 anni e 6 mesi (l’età da 60 a 63 anni e mezzo). Limite che nel 2014 salirà a 64 e 9 mesi nel 2014.

Aumenti magri - Il Corriere della Sera dedica oggi una guida in cinque punti su cosa i lavoratori dovranno aspettarsi con il nuovo anno sul fronte pensionistico. Un quadro desolante che se da una parte vede lo "scongelamento" del blocco della rivalutazione degli assegni (aumenti magri, anche per via del tasso di inflazione basso nel 2013), dall'altra rende sempre più difficile anticipare il giorno della sospirata pensione. Riguardo la rivalutazione si tratta di un adeguamento del 100%  per le pensioni fino a 3 volte il minimo (stiamo parlando di un massimo di 17,83 euro), si scende al 95% per i trattamenti fra 3 e 4 volte (22,59 euro); al 75% per gli importi compresi fra 4 e 5 volte (22,29 euro); e al 50% per quelli superiori a 6 volte (17,84 euro). A quelle d’importo superiore a questo limite viene offerto un piccolo contentino di 14,70 euro. 

Requisiti più difficili - Con l'anno nuovo cambiano i requisiti per la pensione anticipata. Prima della riforma Fornero il trattamento di anzianità, per chi non raggiungeva un minimo di 40 anni di contributi, si poteva ottenere combinando la famosa “quota 96”, con età di almeno 60 anni (quota 97 e almeno a 61 anni per gli autonomi). La quota avrebbe dovuto assestarsi definitivamente a “97” (con almeno 61 anni di età) dal 2013. Per cui, nel 2012 erano richiesti 42 e 1 mese, nel 2013, quando è scattato l’adeguamento alla speranza di vita, bisognava avere 42 anni e 5 mesi 2013 (41 anni e 5 mesi per le donne). Limite che viene elevato di un altro mese nel 2014: 42 anni e mezzo gli uomini e 41 e 6 mesi le donne). Qualora la si chiede prima di aver compiuto i 62 anni, l’assegno viene corrisposto, per la quota retributiva (per l’anzianità maturata sino al 2011), con una riduzione pari all’1% per ogni anno di anticipo; percentuale che sale al 2%, per ogni anno di anticipo che supera i 2 .

Contributo di solidarietà - Tra le novità della previdenza 2014 c'è anche il contributo di solidarietà che i "pensionati d'oro" dovranno lasciare allo Stato. Il contributo è fissato nel 6% per la parte di pensione compresa fra 14 e 20 volte il minimo (91.251 - 130.359 euro lordi annui), che sale al 12% sugli importi fra 20 e 30 volte il minimo (130.359 - 195.538 euro lordi annui) e al 18% sulle quote oltre 30 volte. 

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