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Un volo di 15 metri

Lecce, 17enne muore a scuola: precipita nel pozzo luce

Tragedia a Lecce: cade nel pozzo luce al liceo. Uno scherzo finito malissimo

Quindici metri nel vuoto: la struttura non ha retto. Forse era attaccata solo con delle puntine. La polizia indaga sulla dinamica dell'incidente
Il buco in cui è precipitato il ragazzo

Il buco in cui è precipitato il ragazzo

Morire a 17 anni all'interno della propria scuola. Andrea De Gabriele, di Veglie, in provincia di Lecce, frequentava la succursale del liceo scientifico De Giorgi, in via Delle Anime del capoluogo. A ucciderlo è stato un volo di una quindicina di metri. Il ragazzo è precipitato nel vuoto in un pozzo luce che si trovava nell''area della scuola adibita alle attività di educazione fisica. All'origine dell'incidente, uno scherzo finito in tragedia.

La prime ricostruzioni - Secondo le prime ricostruzioni, il giovane studente è morto nel tentativo di recuperare il giubbotto che un compagno gli aveva goliardicamente lanciato dal lato opposto di un'inferriata, posta a copertura dei locali sottostanti. Per superare l'ostacolo, Andrea ha preso una sedia per arrampicarsi lungo la grata e scavalcarla. Il dramma si è verificato nel corso della discesa: la recinzione di sicurezza non ha retto il suo peso e il liceale è precipitato nel vuoto. Dopo l'arrivo in fin di vita all'ospedale Vito Fazzi del capoluogo salentino, i medici hanno tentato di rianimarlo per 30 minuti ma non c'è stato nulla da fare.

Le polemiche - Giovanna Caretto, preside della scuola, ha dichiarato di non voler rilasciare interviste. Nel tentativo di fare chiarezza sull'accaduto, la polizia sta interrogando il dirigente scolastico, i docenti e alcuni alunni dell'istituto. Dalle prime informazioni che sono trapelate, risulta che il telaio metallico posto a copertura del pozzo di luce era arrugginito e fissato al suolo con delle puntine. Inoltre, contrariamente a quanto si era detto in un primo momento, i locali sottostanti non appartengono al liceo ma a un locale commerciale limitrofo. Inoltre, nella zona non sono presenti cartelli che indicano il pericolo.

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Commenti all'articolo

  • giovsim

    10 Gennaio 2014 - 19:07

    Il primo colpevole è l'amico che, pur in scherzo, ha sottratto il giubbotto non suo...ma di sicuro i genitori faranno causa agli insegnanti che secondo l'opinione pubblica dovrebbero essere onnipresenti e avere mille occhi.Se si va di questo passo gli studenti dovranno essere accompagnati in bagno dagli insegnanti nel caso venisse loro la malaugurata idea di bere l'acqua del water.In altri paesi un ragazzo dai 14 anni in sù è responsabile delle proprie azioni e poi ci si chiede come mai ci siano tanti bamboccioni!

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  • massimo1954

    09 Gennaio 2014 - 14:02

    Concordo con il commento precedente.Se c'è una ringhiera,parapetto ecc non,deve essere scavalcata.Appunto perché il lucernaio,non era calpestabile,che era presente una ringhiera.Cosa si dovrebbe fare:mettere in tutti i luoghi pubblici,ringhiere corredate di filo spinato?Possibile che i ragazzi di oggi,così svegli,che imparano al volo il funzionamento delle nuove tecnologie,non si rendono conto di pericoli così evidenti?

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  • c.camola

    09 Gennaio 2014 - 13:01

    Triste è la fine di questo ragazzo ;credo però che la colpa non possa essere destinata se non a lui stesso . I parapetti ai balconi, le ringhiere alle scale delimitazioni sul perimetro di un pericolo segnalano che non si possono superare . Il povero ragazzo ha agito a mio avviso con pochissima esperienza e attenzione.

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