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Raptus omicida

"Spegni la luce": Poi, lo uccide con un'accetta. Il delitto, in provincia di Pistoia

Gianluca lotti aveva già subito una condanna a 24 anni per l'omicidio della fidanzata. Si trovava in una casa famiglia per scontare l'ultima parte della pena

"Spegni la luce": Poi, lo uccide con un'accetta. Il delitto, in provincia di Pistoia
La lite per una luce accesa, poi il raptus omicida. Gianluca Lotti, 38 anni, ha ucciso il suo compagno di camera con un'accetta. L'omicidio si è consumato nella notte tra mercoledì e giovedì, nel comune toscano di Massa e Cozzile in provincia di Pistoia. La vittima, 55 anni, si chiamava Massimo Tarabori e soffriva di disturbi mentali. I due erano ricoverati presso la stessa casa famiglia. La dinamica del delitto è ancora tutta da verificare. Dalle prime ricostruzioni, tuttavia, pare che l'aggressione sia stata originata da un banale diverbio. Al vice questore Corrado Mattana, che conduce le indagini, e al pm Luigi Boccia, l’uomo ha confessato il delitto e ha raccontato di essere riuscito a sedare la sua rabbia solo dopo aver commeso il crimine.

L'aggressione - I due avevano guardato la televisione insieme, come erano soliti fare tutte le sere. Poi, Lotti si è rivolto al suo vicino di letto per invitarlo a spegnere la luce. Da qui la lite e l'efferata aggressione che si è conclusa solo quando il personale della struttura, allarmato dalle grida strazianti provenienti dalla camera, è intervenuto per bloccarlo. Ai loro occhi si è presentata una scena raccapricciante: il pavimento della stanza era cosparso di sangue e il killer continuava a infierire sulla sua vittima. A quel punto, gli operatori della casa famiglia hanno avvertito avvertito la polizia e i carabinieri. 

I precedenti -
Nel 1998 Lotti aveva già subito una condanna per l'omicidio della sua fidanzata. Silvia Gianni, allora 20enne, era stata colpita con un bastone in seguito a un litigio e poi massacrata con una trivella. L'uomo, riconosciuto seminfermo di mente, era stato condannato a 24 anni di carcere. Dopo alcuni di galera, era stato trasferito nella comunità in provincia di pistoia per scontare l'ultimo periodo della sua pena. 

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Commenti all'articolo

  • carlozani

    18 Gennaio 2014 - 10:10

    L'assassino non è solo lui che ha ucciso il suo compagno con una accetta ,ma chi ha lasciato libero un malato di mente quando probabilmente aveva bisogno di essere seguito e curato.. C.Z.

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  • blues188

    18 Gennaio 2014 - 10:10

    tanto derisa, diceva che i giudici vanno eletti e non assunti per concorso... Ora godetevi il risultato dei sorrisetti penosi!

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  • zydeco

    18 Gennaio 2014 - 01:01

    Ma in realtà i colpevoli ci sono. I giudici e i medici responsabili di queste assurde decisioni. Le case famiglia, come del resto le comunità di recupero dei drogati sono un business che non conosce crisi. Non voglio pensare che i giudici e i medici siano corrotti, anche se sarebbe logico pensarlo. Ma c'è qualcosa che non va. Questa gente e' pericolosa. Saranno seminfermi mentali, ma commettono delitti orribili. Va bene garantire questi poveretti, ma le possibili vittime chi le garantisce?

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  • mamex

    mamex

    17 Gennaio 2014 - 21:09

    buttati via! Processi galera avvocati assistenti sociali casa famiglia psicologi medici. Ma quanta gente ci mangia sopra? Si perché basterebbe 3 metri di corda e sicuramente le vittime calerebbero.

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