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Univeristà, ecco la riforma

La Gelmini: puntare su qualità

Univeristà, ecco la riforma

Quattro nuovi pilastri sui quali costruire l’università italiana: il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha presentato la riforma degli atenei, puntando dritto alla loro governance e ai ruoli dei rettori e dei direttori amministrativi. “Bisogna avere coraggio di cambiare l'Università”, ha dichiarato la Gelmini nel corso della conferenza stampa, “non difendendo lo status quo, ma premiando i giovani meritevoli, i nuovi ricercatori e le università che puntano sulla qualità eliminando gli sprechi e i corsi inutili”.

Possibilità per gli atenei di fondersi tra loro o aggregarsi - Come è: oggi università vicine non possono unirsi per razionalizzare e contenere i costi. Come sarà: ci sarà la possibilità di unire e federare università vicine, anche in relazione a singoli settori di attività, per abbattere costi e aumentare la qualità. 

Introduzione della contabilità economico-patrimoniale - Come è: i bilanci delle università non sono chiari e non calcolano la base di patrimonio degli atenei. Come sarà: i bilanci dovranno rispondere a criteri di maggiori trasparenza. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio.

Riduzione dei settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 a circa la metà - Come è: ogni professore è oggi rigidamente inserito in settori scientifico disciplinari spesso molto piccoli, anche con solo 2 o 3 docenti. Come sarà: saranno ridotti per evitare che si formino micro settori, che danneggiano la circolazione delle idee e danno troppo potere a cordate ristrette.

Adozione di un codice etico - Come è: non ci sono regole per garantire trasparenza nelle assunzioni. Come sarà: ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele.

Limite massimo complessivo di 8 anni al mandato dei rettori - Come è: ogni università decide il numero dei mandati. Come sarà: un rettore non potrà rimanere in carica per più di 8 anni con valenza retroattiva. 

Distinzione netta di funzioni tra Senato e Cda - Come è: attualmente vi è confusione e ambiguità di competenze tra i due organi che non aiuta l'assunzione della responsabilità nelle scelte. Come sarà. Il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il Cda ad avere la responsabilità chiara delle spese, delle assunzioni e delle spese di gestione anche delle sedi distaccate.

Limiti di 35 membri nel Senato e di 11 nel Cda - Come è: il senato è composto anche da più di 50 persone e il Cda da 30. Come sarà: sarà ridotto il numero di membri del senato a un massimo di 35 e del Cda a 11 per evitare organi pletorici e poco responsabilizzati

Introduzione di un direttore generale al posto del direttore amministrativo - Come è: oggi il direttore amministrativo è spesso un esecutore con ruoli puramente amministrativi. Come sarà: il direttore generale avrà compiti di grande responsabilità e dovrà rispondere delle sue scelte, come vero e proprio manager dell'ateneo.

Nucleo di valutazione d'ateneo a maggioranza esterna - Come è: i nuclei di valutazione sono oggi a maggioranza composti da docenti interni. Come sarà: il nucleo di valutazione dovrà avere una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.

Semplificazione della struttura interna degli atenei - Come è: si sovrappongono organi quali il consiglio di corso di studio, il consiglio di dipartimento, la facoltà. Come sarà: saranno razionalizzati gli organi evitando sovrapposizioni.

Scatti stipendiali solo ai professori migliori - Si rafforzano le misure annunciate nel decreto ministeriale 180 in tema di valutazione biennale dell'attività di ricerca dei docenti. In caso di valutazione negativa si perde lo scatto di stipendio e non si può partecipare come commissari ai concorsi.

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Commenti all'articolo

  • giovannififi

    14 Luglio 2009 - 19:07

    Il primo problema dell'università è che guadagna sul numero di corsi e sul numero di inscritti, dovrebbe guadagnare sul numero di laureati che trovano un lavoro inerente agli studi in tempi ragionevoli. La società paga l'università affinché restituisca figure di alto rilievo che la facciano crescere, oggi non vi è alcuna verifica su ciò. Il secondo problema dell'università è che ogni consiglio di laurea decide quali esami svolgere per una certa laurea e saranno incompatibili con le scelte di altre università. Lo stesso esame può avere programmi differenti di anno in anno o da prof. a prof. non sai mai quello che acchiappi. Il terzo problema dell'università è che è pubblica e quando per fare un prezzo accessibile a tutti paga Pantalone chi amministra troverà un ritorno personale. Nello specifico hanno inventato o clonato i corsi per regalare cattedre ad amici e parenti, tagliando: mense, biblioteche, attività di laboratorio, convenzioni (British), seminari... ma per un prezzo politico la gente si iscrive. da uno studente

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