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Lega: "Test sul dialetto ai prof

è una bufala". La Gelmini apre

Lega: "Test sul dialetto ai prof
La Lega Nord nega tutto: il test di dialetto per i professori è tutta una bufala e prima di protestare “sarebbe meglio informarsi”. Lo dice il capogruppo del Carroccio alla Camera, Roberto Cota, che precisa - allegando il testo - la proposta leghista di test cui sottoporre i docenti per capire se sono in gradi di valorizzare i saperi e le tradizioni locali: "Non si fa menzione del dialetto in nessuna parte"
"Meglio conoscere il contenuto delle proposte prima di criticarle: il presunto esame di dialetto - spiega Cota - è una bufala. La proposta è quella di fare dei test pre-selettivi per consentire l'accesso agli albi regionali degli insegnanti, albi previsti proprio dalla proposta di legge in discussione. Tali test sono visti come propedeutici rispetto al superamento dei concorsi pubblici". "Come si può evincere dal testo dell'emendamento - aggiunge - la prova dovrà riguardare uno spettro culturale ampio, non riconducibile alla banalizzazione che viene fatta oggi dai giornali".
Nelle scorse ore le reazioni alla proposta avevano acceso una polemica all'interno della maggioranza. Una proposta "inutile, anacronistica e provocatoria", frutto di una politica dal sapore "secessionista": così era stata bocciata da due esponenti settentrionali del Pdl: Renzo Tondo, governatore del Friuli Venezia Giulia, che l'aveva giudicata "inutile". Morena Martini, assessore alla Scuola della provincia di Vincenza, l'aveva bollata come "anacronistica e provocatoria". Tondo, intervistato dal Corriere della sera, aveva assicurato il suo "rispetto per il tema delle lingue", ma ribattendo: "I problemi ora sono altri. L'emergenza politica è la donna che in fabbrica viene licenziata o messa in mobilità. Inutile - dice a proposito della proposta del Carroccio - discutere ora di queste cose".
Dello stesso avviso Morena Martini: "La mia formazione e la mia cultura - aveva premeso - mi portano a rispettare le usanze e le tradizioni di tutte le regioni", ma "questa è una presa di posizione della Lega di natura secessionista. La trovo anacronistica e provocatoria".
A ridimensionare la portata della polemica tra Pdl e Lega ci pensa poi anche lo stesso ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini: "Credo sia logico avere delle sfumature diverse ma le posizioni di Pdl e Lega non sono inconciliabili. Sui giornali è nata una polemica distante dalla realtà. La maggioranza ha già assunto delle decisioni importanti sulla scuola. E non c'è alcuna distanza tra Pdl e Lega. In Commissione non si stava discutendo di un testo del governo", recisa il ministro, sottolineando tra l'altro che "sulle tradizioni locali si può ragionare".

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Commenti all'articolo

  • ziogianni

    30 Luglio 2009 - 11:11

    ***Allora Dante col Suo "toscanaccio" era un leghista? E Trilussa? Anch'egli era Leghista? E Totò! ed il Grande Edoardo? eran Leghisti? E poi e poi...c'è solo una verità assoluta per voi carichi di bile: dovete rassegnarvi. In fondo con mortadelle rancichite della vecchia DC, con le luxurie, con i pecorari, ventole, grilli e grillini, franceschini e franceschielli... cosa pretendavate che, tutti diventassimo beceri e facessimo i dico-tico-dì ticodico-dà...Siete le ombre di voi stessi. Pur di non ammettere la realtà date addosso alla Lega Nord che, se non c'era, eravamo/eravate soprattutto, nello sterco sociale. (mio misero pensiero). Bon!*

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  • isaccoceri

    29 Luglio 2009 - 18:06

    Se Vittorio Feltri non ha dato spazio alla polemica è senzaltro perchè la polemica non esiste.

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  • charybdis

    29 Luglio 2009 - 18:06

    Non basta essere belli, eleganti e parlare col "ne" per capire di politica italiana! La cattiva figura e' stata fatta! Secondo me e' stata fatta apposta! La Lega vuol dare la spallata all'Italia spingendo il povero Sud alla secessione! Sara' il suicidio del Nord...

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  • ghorio

    29 Luglio 2009 - 17:05

    La ministra Maria Stella Gelmini è sempre singolare. Invece di preoccuparsi del degrado della scuola italiana, con gli studenti di oggi che si formano su libri inadeguati, apre sulle tradizioni locali. A scuola s'impara l'italiano, la storia,antica e contemporanea, la geografia, magari con la cartina geografica muta, la matematica e così via: le tradizioni locali s'imparano fuori dalla scuola, cercando, a tutti i livelli, di non scordarsi del proprio passato e di avere sempre la memoria storica. Capisco che le origini bresciane della ministra la portano ad ingraziarsi la Lega, ma le materie scolastiche da insegnare a scuola non debbono nascere dalla battuta del leghista di turno. Giovanni Attinà

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