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La Cassazione: non è reato

la minaccia del 'calcio nel culo'

La Cassazione: non è reato
 Chi è stanco della maleducazione dei ragazzi cha abitano nel condominio adesso può prenderli a ‘calci nel sedere’ con il cuore sereno, visto che, secondo la legge italiana, non rappresenta un reato. Lo ha stabilito la Cassazione –  con la sentenza 32179 – che ha confermato l'assoluzione di Gavino S., 55 anni di Alghero, che al nipote Pietro S. di 15 anni e al gruppo di coetanei suoi amici, che occupavano le scale di accesso alle abitazioni, aveva detto: “Se non ve andate via vi prendo tutti a calci in culo”. Al nipote, inoltre, aveva anche ingiunto: “Tu rientra in quel mondezzaio di casa tua, maleducato, figlio di bagassa”. Senza successo la mamma di Pietro S. ha fatto ricorso in Cassazione chiedendo la condanna dello zio del minore. Ma la Suprema corte ha condiviso l'assoluzione emessa dal tribunale di Sassari per la quale “le parole pronunciate non rivestivano carattere ingiurioso dato il gergo consueto tra le nuove generazioni”. Quanto ai calci nel sedere, questa intimidazione è stata ritenuta “incapace di incutere un effettivo timore”. Aggiunge, inoltre, la Cassazione che “certamente le espressioni usate da Gavino S. contenevano un significo ostile espresso in termini indubbiamente volgari” ma “non si deve trascurare non soltanto l'ambiente giovanile a cui furono rivolte, abituato ad un linguaggio spesso corrivo ed usualmente vivace, oltre al rapporto di familiarità corrente tra l'imputato e il giovane nipote”. Per quanto riguarda la minaccia di prendere tutti a calci nel sedere, i supremi giudici sottolineano che non costituisce reato dal momento che è stata “usata soltanto per censurare, sia pur rudemente, il comportamento” del gruppo di ragazzi maleducati che bighellonavano sulle scale del condominio ostacolando il transito.

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