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Tar nega la religione a scuola

La Cei si appella al governo

Tar nega la religione a scuola
Governo e Cei sono legati in queste ore da un duplice filo: da una parte sono piovute le critiche tramite Avvenire sulla condotta privata del presidente del Consiglio, dall’altra la Conferenza episcopale italiana chiede aiuto all’esecutivo per rimettere a posto le cose sull’ora di religione. Tanto da rivolgersi al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.
Quella del Tar che esclude l’insegnamento della religione cattolica dal percorso curriculare degli studenti è una sentenza che risponde al “più bieco illuminismo che vuole la cancellazione di tutte le identità”, come ha commentato ai microfoni di Radio Vaticana mons. Diego Coletti, presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica, la scuola, l'università
"Bieco illuminismo" - “La laicità - ha spiegato il vescovo di Como - è danneggiata da questa sentenza perché per laicità si intende la giusta neutralità di una comunità civile che però dovrebbe essere preoccupata di valorizzare tutte le identità, ciascuna secondo il proprio peso e rilevanza culturale, presenti su un dato territorio”. Al contrario “se per laicità si intende l'esclusione dall'orizzonte culturale formativo civile di ogni identità si cade nel più bieco e negativo risvolto dell'illuminismo che prevede che la pace sociale sia garantita dalla cancellazione delle diversità e delle identità”.
Cultura di un Paese - Non solo, l’esponente della Cei ha incalzato: “Non è colpa di nessuno se la cultura di questo Paese è stata segnata da secoli e in misura massiccia dalla presenza della religione cattolica. Quindi entrare in un dialogo fecondo con la cultura italiana significa anche, non dal punto di vista confessionale ma dal punto di vista culturale, entrare in dialogo con la religione cattolica. E questo è il motivo dell'insegnamento”.
La richiesta al governo - Per concludere, è arrivato un invito nemmeno troppo nascosto al governo: “Non credo che tocchi alla Chiesa come tale fare un ricorso. Tocca ai cittadini italiani organizzati in partiti o in associazioni culturali esprimere il loro parere, il loro dissenso di fronte a una sentenza così povera di motivazioni e credo che lo stesso ministero dovrà fare un ricorso perché ciò che è stato messo sotto accusa non è l'opinione della Chiesa ma una circolare del ministero, un qualche cosa che attiene all'organizzazione della scuola di Stato e credo quindi che siano questi gli organismi che debbano muoversi”.
"La Gelmini valuterà" - Dalla maggioranza sono giunte le prime rassicurazioni da parte del vicepresidente dei deputati del Popolo della libertà, Italo Bocchino: “Il ministro Gelmini saprà valutare la reazione del governo alla sentenza del Tar del Lazio sull'ora di insegnamento di religione, ma è evidente che appare assurda la decisione di non valutare un insegnamento scelto liberamente e colonna portante della nostra cultura nazionale”. Lo Stato, proprio perché è laico, “deve lasciare libertà di scelta, mentre questa sentenza tende a comprimere questa libertà”.
Lupi: tribunali si sostituiscono al Parlamento - Più diretta la risposta di Maurizio Lupi: “La sentenza del Tar del Lazio sull'ora di religione è discriminatoria e gravissima”. Per Lupi “ancora una volta i tribunali si sostituiscono alle leggi del Parlamento e creano una discriminazione oggettiva, seguendo un clima di laicismo imperante, nei confronti di sei milioni di studenti che hanno scelto l'ora di religione e che hanno tutto il diritto di vedersi riconoscere crediti formativi alla pari delle altre scelte. L'ora di religione per il Tribunale vale meno di chi gioca a pallone”.
L'Anm: da Chiesa critiche generiche - Un botta e risposta che è proseguito con l’intervento di Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati: “È legittimo che i provvedimenti giudiziari possano essere criticati e noi non possiamo che ribadirlo, purché le critiche siano espresse nel rispetto di chi emette i provvedimenti. Colpiscono, nel giudizio espresso da monsignor Diego Coletti, quelle critiche che suonano solo come affermazioni generiche nei confronti di tutta la magistratura, e questa è una cosa che sentiamo molto”.

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