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Lampedusa, sbarcati 5 eritrei

"Morti in mare 75 di noi"

Lampedusa, sbarcati 5 eritrei
Nelle ultime ore diverse imbarcazioni sono approdate all’isola di Lampedusa: un barcone con una quarantina di migranti è stato intercettato dalle motovedette della Capitaneria di porto, ma è di questa mattina la notizia dell’ennesima tragedia. Una motovedetta della Guardia di finanza ha infatti soccorso un’altra imbarcazione con a bordo cinque eritrei che hanno detto di essere gli unici superstiti di un gruppo di 80 persone salpato dalla Libia all’incirca venti giorni fa.
Il racconto dei sopravvissuti - Gli eritrei si trovavano su un gommone di 12 metri e sarebbero rimasti in mare per diversi giorni dopo che il carburante era andato esaurito. Durante la traversata, 75 di loro sarebbero morti di stenti e i loro corpi abbandonati in mare. La Guardia di finanza sta cercando riscontri a questo racconto che viene comunque ritenuto "compatibile" sia con lo stato di salute dei cinque superstiti, trovati in condizioni pietose e ormai allo stremo delle forze, sia con la capienza dell'imbarcazione.
La testimonianza di un operatore - A confermare la spaventosa traversata è il racconto di uno degli operatori umanitari che questa mattina ha assistito una delle donne sbarcate a Lampedusa: “Sembrava un fantasma: il corpo era ridotto ad uno scheletro, gli occhi persi nel vuoto. Mi ha ricordato Fatima, la ragazza somala che raccogliemmo da un barcone convinti che ormai fosse morta".
L'episodio alla quale si riferisce l’operatore risale all'ottobre del 2003, quando a Lampedusa approdò un barcone con 13 immigrati, gli unici superstiti di cento somali che erano partiti 17 giorni prima dalle coste libiche. Fatima, che era stata sistemata insieme con alcuni cadaveri, si salvò grazie a un impercettibile movimento della mano che fu notato dai soccorritori.
Le polemiche - Non si sono fatte attendere le polemiche. Mentre il segretario del Partito democratico, Dario Franceschini, ha chiesto al governo di riferire in Parlamento, in una nota Laura Boldrini, portavoce in Italia dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati ha dichiarato:  "E' allarmante che per oltre 20 giorni queste persone abbiano vagato nel Mediterraneo senza che nessuna imbarcazione le abbia soccorse. Un triste primato che preoccupa enormemente. Come se stesse prevalendo la paura di aiutare sul dovere di soccorrere chi è in difficoltà in mare. Come se fosse passato il messaggio che chi arriva via mare sia una sorta di 'vuoto a perdere'".

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