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Unità, centro commerciale

nel monumento del centenario

Unità, centro commerciale

L’ opera pubblica che fu simbolo del centenario dell’Unità di Italia, quel Palazzo del Lavoro di Torino che drenò la gran parte dei finanziamenti stanziati per le celebrazioni del 1961, si trasformerà in un maxicentro commerciale di 28mila metri quadrati con grandi parcheggi sotterranei. Finisce così, senza troppa retorica, il luogo simbolo dell’Esposizione di Torino ‘61 che assorbì 6 miliardi di lire dell’epoca sugli 8 che il governo mise a disposizione sotto l’alto patronato del presidente della repubblica Giovanni Gronchi. Una cifra che significherebbe qualcosa come 80 milioni di euro di oggi. La decisione è stata presa dal comune di Torino nel disperato tentativo di riqualificare l’area. La grande opera realizzata fin dall’inizio con grandi polemiche per gli sprechi dagli architetti Pierluigi e Antonio Nervi si trasformerà dunque in uno dei complessi meno retorici che ci possono essere. Grazie alla variante al piano regolatore presentata dalla giunta di Sergio Chiamparino, il palazzo verrà venduto a una società privata, la Pentagramma Piemonte che lo restaurerà secondo la nuova filosofia: maxi centro commerciale e 36mila metri quadrati di parcheggi.

D’altra parte per anni fu inutilizzato, perché costava troppo la sua manutenzione e nessuno lo ha voluto, deperendosi ogni stagione di più per assoluta incuria. La sua storia sembra essere la cartina al tornasole per le polemiche di queste settimane. Oggi sui finanziamenti alle grandi e piccole opere per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia storce il naso la Lega Nord di Umberto Bossi, spalleggiata quando si tratta di non buttare via i soldi dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. All’epoca a tuonare contro gli sprechi per i finanziamenti del centenario fu invece il partito comunista. Lo scrittore Davide Lajolo si scagliò proprio contro il Palazzo del Lavoro che da solo aveva assorbito i tre quarti dello stanziamento finanziario iniziale: “Ogni qual volta si chiede un aumento di stanziamento di fondi per sopperire alle necessità di una categoria viene risposto che non ci sono i fondi, e allora perché ci si permette il lusso di spendere tanti soldi in realizzazioni che, praticamente, non tornano in alcun modo di utilità”?. Per risposta raddoppieranno i fondi pubblici previsti, portandoli subito a venti miliardi di lire dell’epoca (gli stanziamenti alla fine superarono a valori correnti i 500milioni di euro con mutui finiti di pagare non molti anni fa). Un caso quanto mai attuale…

Franco Bechis su Italia Oggi

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