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Napoli, ancora proteste in aria

4 operai sul Maschio Angioino

Napoli, ancora proteste in aria
 Tutti su qualcosa. La protesta in Italia è diventata volante: dopo l'happy end della Innse, chiunque abbia qualcosa da rivendicare, sale. Gli ultimi sono a Napoli: quattro operai sono saliti sulla torre centrale del Maschio Angioino a Napoli, e minacciano di darsi fuoco e di lanciarsi di sotto se non otterranno nuovamente un contratto di lavoro all'interno del termovalorizzatore di Acerra. I lavoratori, licenziati il 1 agosto, insieme ad un'altra trentina di persone dalla Elettra, società che gestisce momentaneamente l'impianto di incenerimento dei rifiuti, hanno lasciato il presidio davanti al termovalorizzatore, dove da oltre 15 giorni stavano attuando uno sciopero della fame, per protestare a Napoli. Quattro degli otto operai licenziati sono saliti sulla torre del Maschio Angioino, mentre altri quattro stanno effettuando un volantinaggio nei pressi del monumento. "Rivogliamo il nostro lavoro - hanno spiegato - nessuno, in questi giorni, ci ha prestato attenzione. Siamo disperati e disposti a tutto, anche a lanciarci di sotto". Nei giorni scorsi gli operai fecero anche un appello al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, "testimone, secondo i lavoratori, della professionalità mostrata"

Salerno - I penultimi gru-maniaci si erano visti a Salerno. I precari di una scuola sono saliti sul tetto dell'ufficio scolastico provinciale, a Fuorni. Si sono appollaiati in sette, mentre giù è si è svolto un incontro tra una delegazione sindacale di base con il direttore dell'ufficio scolastico provinciale. La protesta era nata per il taglio di 2000 posti previsti nella sola provincia di Salerno del personale docente e non docente nelle scuole di ogni ordine e grado. Ragione o no, salire a protestare è il nuovo tormentone.

Pure gli imprenditori - Dopo la Insse e i gladiatori al Colosseo, l'altro giorno aveva espresso la propria contrarietà salendo sulla gru di un cantiere di via Livorno, a Sesto san Giovanni,  pure un imprenditore: il responsabile del cantiere. Ce l'aveva con il ritardo di sette mesi di pagamenti. È sceso solo quando gli hanno promesso di discutere la questione. La protesta della gru, insomma, tira e funziona. Aggirati i sindacati, ognuno si fa la contrattazione per aria. E'  la nuova frontiera della lotta operaia e non. O la si stronca, o sarà la jungla.

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Commenti all'articolo

  • allengiuliano

    29 Agosto 2009 - 10:10

    Sarò cattivo, ma da quando ho la ragione a Napoli per il troppo lavoro non è mai morto nessuno. L'arte di arrangiarsi impera, quindi niente panico. Se fosse uno solo forse ci crederei! A Napoli la parola "ammunina" è di casa.

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  • Indietrotutta

    28 Agosto 2009 - 18:06

    non credo che chi compie gesti del genere lo faccia per il piacere di ricattare. Da quello che riferiscono le cronache si tratta di disperati che hanno perso o stanno perdendo il posto di lavoro. Siccome il fenomeno è in aumento, come riferiscono i dati della disoccupazione e delle imprese che chiudono i battenti, chi ci governa dovrebbe preccuparsi dell'unica vera sicurezza che stiamo perdendo, quella del posto di lavoro, altrimenti temo che bisognerà transennare palazzo Chigi per evitare l'assalto dei diperati contro chi fa finta di governare.

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  • lui49

    28 Agosto 2009 - 13:01

    Basta transennare il perimetro sottostante in modo che, se intendono buttarsi, non possano provocare altri danni. Non mi piace chi contratta, per qualsiasi motivo, ponendo, come alternativa, la propria esistenza. Non si può nemmeno definirlo un ricatto, al quale ci si può ragionevolmente opporre, ma, semplicemente, una assoluta imposizione alla quale nessuno si sognerà, visti i tempi, di sottrarsi. Disgustoso.

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