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Dona il rene al figlio

Ma perde il lavoro

Dona il rene al figlio
Tommy, 4 anni e mezzo, da tre viveva appeso ai tubi della dialisi. Ma quest'estate suo papà gli ha regalato un rene nuovo, e una nuova vita. Per farlo però Pier Enrico R., 42 anni, architetto di Alessandria, ha dovuto lasciare il lavoro: all momento, infatti, nel nostro Paese non esistono regole chiare che tutelino i donatori d'organo con permessi ad hoc per gli esami preoperatori. L'operazione padre-figlio è stata la prima del genere in Italia. Ed è nata quasi per caso, da una conoscenza su Facebook. La mamma di Tommy, infatti, Stefania M., commercialista 46enne livornese trapiantata ad Alessandria, è diventata amica di  Irene Vella, toscana di Follonica trasferitasi a Cesenatico. Sei anni fa Irene donoò un rene al marito, dopo aver accumulato un debito di ferie con la compagnia telefonica per cui lavorava. L'anno successivo la donna, già madre, diventò la prima italiana ad avere un figlio dopo un espianto di rene. «Per caso -racconta- ho letto su Facebook la lettera di Stefania. Aveva creato il gruppo 'Donazione organi facciamo qualcosa', e si chiedeva perché suo figlio fosse costretto a passare le notti attaccato a una macchina per 10 ore», in attesa di un rene nuovo dal 2006. Così Irene prende la situazione in mano, «come se il suo bimbo fosse stato il mio». Mette in contatto la famiglia di Tommy e il professor Boggi, che nel febbraio 2003 aveva operato lei e suo marito a Pisa, e partecipa commossa alla 'rinascita' del piccolo piemontese. «È il primo trapianto di rene da donatore vivente adulto a bambino eseguito nella Penisola», assicurano i medici.

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