Cerca

Sanaa, il padre a un militare:

"Ci provavo da una settimana"

Sanaa, il padre a un militare:
"Era una settimana che ci provavo". Con queste parole El Ketawi Dafani, il marocchino finito in manette con l'accusa di aver ucciso la figlia Sanaa, di 18 anni, avrebbe risposto la sera del suo arresto a un appuntato dei carabinieri che gli chiedeva se si fosse reso conto del suo gesto. Sanaa è stata uccisa  martedì sera a Montereale Valcellina in provincia di Pordenone, perché aveva deciso di andare a vivere con il fidanzato, un italiano 31enne. Un affronto, una vergogna per il padre che, secondo le accuse, avrebbe accoltellato la figlia, uccidendola, e ferito gravemente il fidanzato. Il Gip ha convalidato il fermo contestando all'uomo altre due aggravanti: quella di aver agito con sevizie e crudeltà e quella di essere stato mosso da motivi futili e abietti. Sul piano procedurale, le due aggravanti escludono la possibilità che l'uomo acceda al rito abbreviato e, quindi, benefici del relativo sconto di pena.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Shift

    19 Settembre 2009 - 14:02

    Uccidono i loro stessi figli per motivi "religiosi" senza rimorso alcuno, cosa pensate che accadrà quando verrà il nostro turno? E' ben per questo che moschee e islamici in Italia non ci devono essere nella maniera più assoluta. Tutta questa gente va rimandata di corsa a casa sua.

    Report

    Rispondi

  • RANMA

    19 Settembre 2009 - 10:10

    come possiamo definire un popolo che non ci pensa due volte a sgozzare un figlio? Noi occidentali che facciamo di tutto per avere figli e ci straziamo se gli succede qualcosa, cosa mai possiamo avere in comune con smili esseri? Sono mostri,chi e' capace di uccidere il proprio figlio come puo' conoscere la pieta',l'amore e il rispetto? Sono esseri senza speranza altro che integrazione. E mi meraviglio che non ci sono ancora mess. di sdegno su questo sito.Parliamo tanto di razzismo e DEL RAZZISMO PEGGIORE QUELLO SULLE DONNE che fanno gli uomini non si SCOMPONE NESSUNO.. Ahi,come e' lungo il cammino della civilta',duro erto e forse impossibile..

    Report

    Rispondi

  • xina

    19 Settembre 2009 - 05:05

    Non ci sono parole per esprimere il dolore e la rabbia per un gesto cosi. E la madre che difende il marito. Aiutare questa gente è tempo sprecato. Fa bene il sindaco a voler rimandarli nel loro paese. Cercano una vita migliore, lasciano il loro paese ma pretendono di portare il loro paese con loro, senza il minimo rispetto per le regole degli altri e senza il minimo sforzo di adattamento. E' uno sconforto totale.

    Report

    Rispondi

blog