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Il Colle bacchetta il Nord:

"monco" senza il Sud

Il Colle bacchetta il Nord:

Venerdì lo stop implicito al Ponte di Messina («serve sicurezza più che opere faraoniche», ha chiosato riferendosi al disastro dell’alluvione di Messina). Sabato mattina, concludendo la sua visita in Basilicata, da Rionero in Vulture il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha richiamato il Paese ad essere più unito e respingere le «bestemmie separatiste».
Citando il meridionalista lucano Giustino Fortunato, Napolitano, nel suo discorso sulla questione meridionale ha parlato delle tendenze disgregatrici dell'Unità d'Italia bollandole come «bestemmie separatiste».
«In quell'Europa nella quale, alla metà dell'Ottocento, tra le maggiori nazioni solo quella italiana e quella germanica non erano ancora riuscite a prender corpo in Stati nazionali, non avrebbe potuto assumere un ruolo effettivo un'Italia che fosse rimasta monca, che non avesse, soprattutto, abbracciato il Mezzogiorno nel nuovo Stato unitario – ha detto il Capo dello Stato nel suo excursus storico – È  questo un dato storico, il cui valore attuale non può oggi sfuggire, e che va ribadito di fronte a certe fantasticherie che si stanno sentendo in polemica con l'esigenza di una forte, in equivoca celebrazione e riaffermazione dell'unità e indivisibilità dell'Italia».
Secondo Napolitano, inoltre, proprio Fortunato fu «sempre vigile nel cogliere, con ansia ed allarme, il pericolo mortale rappresentato per l'Italia, anche decenni dopo l'unificazione, dall'emergere di tendenze particolaristiche e disgregatrici».

«Questione meridionale è questione italiana» - «Il maggiore dei nostri doveri, oggi, e con ancor maggior forza, è affrontare la questione meridionale come questione italiana», ha spiegato il Capo dello Stato, «le celebrazioni del 150° dell'Unità  devono assumere come impegno centrale quello di promuovere una rinnovata consapevolezza di quel dovere, oscuratasi da troppi anni per effetto dello spegnersi del dibattito culturale e politico meridionalista e dell'esaurirsi di una strategia nazionale per il Mezzogiorno. Ma anche per effetto, non possiamo sottacerlo, del diffondersi nell'opinione pubblica settentrionale di un'illusione di sviluppo autosufficiente, destinato a dispiegarsi pienamente una volta liberatosi dal peso frenante del Mezzogiorno. Sono convinto che si possa ben rendere invece comprensibile e convincente l'esigenza comune di un rilancio delle potenzialità dello sviluppo meridionale come condizione imprescindibile per una rinnovata crescita dell'economia
italiana, ben più sostenuta di quella dell'ultimo decennio»

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  • LuciaRosi

    05 Ottobre 2009 - 12:12

    Sarebbe più onesto che il Colle dicesse quanto il sud è costato e continua a costare all'Italia intera!La Sicilia è una regione che ha preteso l'autonomia,ma con i soldi del nord e del centro!La cassa del mezzogiorno è stata un pozzo senza fondo (o per meglio dire una cloaca dove i soldi dello stato sono stati inghiottiti senza ritegno!)Se in Sicilia c'è questa situazione in parte le responsabilità sono da attribuirsi agli amministratori locali, regionali ma anche in parte alla popolazione,che, abituata ad un "peloso clientelismo" non ha saputo (o forse voluto) iniziare un camino virtuoso e dignitoso! E' più facile piangersi addosso e lamentarsi che rimboccarsi le maniche! Detto questo, comunque, mi sento vicina a tutte quelle persone che hanno "subito" questa grande tragedia e soprattutto a chi ha perso i propri cari.

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  • gbbonzanini

    05 Ottobre 2009 - 12:12

    caro napolitano, vestale dell'unità nazionale.meglio monchi senza il sud, che tutta quella zavorra.

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  • blues188

    05 Ottobre 2009 - 12:12

    La questione settentrionale non è nei pensieri di Napolitano. Lui, neanche a dire, si sente solo napoletano e appartenente al suo Sud. Non essendogli bastati 60 anni di continuo mantenimento di una metà del Paese che vive parassitariamente ben nutrita e servita di tutto punto con leggi su misura che l'hanno favorita in ogni campo pur contro ogni logica meritocratica (dice niente, per fare un banale esempio, la cifra dei TRENTAMILA forestali in Calabria che non solo si grattano la pancia ma appiccicano il fuoco ai boschi, d'estate, pur di non essere trasferiti?), continua a ripetere la stessa identica frase sul Sud che va aiutato. 60 anni non sono bastati, questo enorme lasso di tempo non gli fanno venire nemmeno un piccolo dubbio. E dall'alto dei suoi 220 milioni di costo del Quirinale per avere un Presidente che si sente Presidente di sola metà degli italiani, non si vergogna di ripetere concetti ancor più vecchi di lui. Non gli viene in testa che se fosse una verità evidente non ci sarebbe neppur bisogno di venir pronunciata. È lui che stimola l'antagonismo tra Nord e Sud, è lui che stancando chi lo mantiene assieme ad altri milioni di nullafacenti che vogliono arraffare senza dar nulla e senza lavorare, vuole la disgregazione. A quando la separazione da questa malata e macilenta unione col Sud?

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  • lallo1045

    05 Ottobre 2009 - 12:12

    "Il maggiore dei nostri doveri, oggi, e con ancor maggior forza, è affrontare la questione meridionale come questione italiana" dice il ns. Presidente Napolitano. Sono d'accordo a condizione che: 1) Vengano recuperati i finanziamenti sottratti per 65 anni da politici e criminali(meridionali e settentrionali senza distinzione di sorta). 2) Si cambi il modello di INDUSTRIALIZZAZIONE che si vuole dare al Sud d'Italia. Si incentivi e sviluppi T U R I S M O(migliaia di km di meravigliosa costa e 9 mesi di sole all'anno), AGRICOLTURA, ALLEVAMENTI, TRASFORMAZIONE DEI PRODOTTI AGRICOLI E DA ALLEVAMENTO. Avvitare bulloni alla Fiat col mare e sole meridionale è da pazzi, Sig. Presidente!

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