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Appello della Cei ai farmacisti:

"L'obiezione è un diritto"

Appello della Cei ai farmacisti:

“L'obiezione di coscienza è anche un diritto che deve essere riconosciuto ai farmacisti”. Lo chiede il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, intervenuto questa mattina al Congresso dei Farmacisti Cattolici in corso a Roma. Riconoscere tale diritto ai farmacisti significa per il segretario generale permettere loro di “non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo scelte chiaramente immorali, come per esempio l'aborto e l'eutanasia, e di superare le difficoltà di un contesto culturale che tende, talvolta, come ha detto il Papa nel suo discorso del 2007 alla Pontificia Accademia della Vita, a non favorire l'accettazione dell'esercizio di questo diritto, in quanto elemento 'destabilizzante' del quietismo delle coscienze”. Per Crociata, “il diritto-dovere all'obiezione di coscienza non riguarda solo i farmacisti cattolici ma tutti i farmacisti, perché la questione della vita e della sua difesa e promozione non è una prerogativa dei soli cristiani. Anche se dalla fede riceve luce e forza straordinarie, essa appartiene ad ogni coscienza umana che aspira alla verità ed è attenta e pensosa per le sorti dell'umanità”. “'Desidero quindi esortare voi tutti - sono ancora le parole del segretario Cei ai farmacisti cattolici - ad essere testimoni coraggiosi nell'esercizio della professione del valore inalienabile della vita umana, soprattutto quando è più debole e indifesa. Seguire la propria coscienza non è sempre una via facile e può comportare sacrifici ed aggravi. Tuttavia, rimane necessario proclamare chiaramente che la via dell'autentica espansione della persona umana passa per questa costante fedeltà alla coscienza mantenuta nella rettitudine e nella verità”.

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Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    23 Ottobre 2009 - 15:03

    Monsignore,a un farmacista di banco,non si impone di vendere dei farmaci che potrebbero essere dannosi a un cliente senza la regolare ricetta medica ma, è suo dovere servire lo stesso clente,previa presentazione di ricetta medica del farmaco prescritto altrimentim,diventa un reato perseguibile a denuncia di parte. Caro Monsignore,Lei pensi a fare il sacerdote al disopra delle parti e lasci allo Stato Laico discutere liberamente con i propri cittadini,tra i quali,ci sono moltissimi cattolici, di quello che è buono o cattivo. Fraterni saluti.

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