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Processo Mills, condanna

confermata in appello

Processo Mills, condanna
La seconda sezione della Corte d'appello di Milano ha confermato la condanna di primo grado nei confronti dell'avvocato inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari. Mills era stato condannato in primo grado a 4 anni e 6 mesi.

"Non è finita qui" - L'avvocato difensore Alessio Lanzi si è detto amareggiato per la decisione dei giudici e ha già annunciato il ricorso in Cassazione: "Il nostro commento non può che essere amaro ed esprimere una sensazione di diasgio. Credo che questa sia una decisione che mette a dura prova la nostra fede nella giustizia. Non c'erano ragioni per condannare Mills". "Non è finita qui", ha aggiunto l'altro difensore Federico Cecconi; "Abbiamo elementi forti che, qualsiasi sarà la motivazione di questo verdetto, potranno portare a una riforma della sentenza in Cassazione".
E di sentenza "illogica" ha parlato Niccolò Ghedini, secondo ilquale la decisione della Corte d'Appello di Milano "nega in radice ogni risultanza in fatto e in diritto. Un processo svolto in tempi record negando qualsiasi prova e rifiutando qualsiasi possibilità di difesa. Tale decisione non potrà che essere annullata dalla Corte di Cassazione. Comunque, ancora una volta, si conferma che a Milano non si possono celebrare processi quando, ancorchè indirettamente, vi sia un collegamento con il Presidente Berlusconi".


Battaglia sulla prescrizione - L'ultima 'battaglia’ tra accusa e difesa si è giocata questa mattina sulla prescrizione: il sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale, nelle sue repliche, ha parlato questa mattina di tre lettere scritte tra il gennaio e la fine del febbraio 2000 che proverebbero la responsabilità di Mills quale «corrotto da Silvio Berlusconi» per avere reso due false testimonianze nei processi milanesi 'All Iberian' e tangenti alla Gdf. Una precisazione importante, quella sulla data,per il pg ai fini della prescrizione. Per la difesa, invece, l'ipotetica corruzione si sarebbe consumata nel '98: quindi, poiché sono passati più di dieci anni, i fatti sarebbero ormai coperti dalla prescrizione. Per di più, sempre secondo al difesa, i flussi finanziari indicati dall'accusa sarebbero diversi da quelli al centro del processo. Per l'accusa, inoltre, Mills, che nel '96 venne sentito come semplice testimone, quindi con l'obbligo di dire la verità in quanto rivestiva in panni del pubblico ufficiale, anche come indagato in reato commesso avrebbe avuto l'obbligo di dire il vero. Per la difesa, però il punto è un altro: l’avvocato inglese, in quegli anni, non avrebbe dovuto assumere le vesti del teste ma quelle di indagato in reato commesso, quindi senza alcun obbligo di dire il vero.


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Commenti all'articolo

  • antari

    27 Ottobre 2009 - 14:02

    sentendo che la difesa di Mills si inc@zza perche' Mills doveva non avere l'obbligo di dire il vero. Solo un ladro o un farabutto direbbe questa cosa!!! Mi chiedo quando arrivera' la prossima legge (Ghedini ci sei? ti muovi?) per accorciare la prescrizione. Qui' siamo allo sfascio, non si parla piu' di innocenti o colpevoli ma di prescritti o condannati. CHE SCHIFO. Mentre scrivo, e' arrivata la notizia della condanna in appello per Mills. Abbasso corrotti e corruttori!!!!

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