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Bagnasco: "Italia in pericolo

Basta con il clima d'odio"

Bagnasco: "Italia in pericolo
L'Italia è in pericolo, a causa del clima d'odio che si sta propagando nel nostro Paese. In apertura della 60esima Assemblea generale della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco non ha risparmiato dure critiche alla "conflittualità sistematica" che si sta avvertendo in questi giorni. A tutti gli schieramenti politici ha quindi chiesto "onestà intellettuale", "buona volontà" e il superamento di "matrici ideologiche" che sembrano "rigurgitare da un passato che non vuole realmente passare". È indispensabile che tutte le parti in gioco, ha sottolineato Bagnasco, si rimbocchino le maniche per giungere a "scelte risolutive" sulle annose questioni che rendono "debole il sistema-Italia".

Questione crisi - "È una responsabilità grave” che ricade su tutti e in prima fila sulla classe politica ed economica-imprenditoriale. Il Paese - ha spiegato il porporato - deve riuscire ad emergere dalla crisi, deve tornare a crescere, perché questa è la condizione fondamentale per una giustizia sociale che migliori le condizioni del nostro Mezzogiorno, dei giovani senza garanzie, delle famiglie monoreddito. Le tragedie per cause naturali che ciclicamente colpiscono il territorio nazionale invocano una disponibilità da parte di tutte le forze politiche a scelte risolutive sulle annose questioni che rendono debole il sistema-Italia, sistema che invece oggi come non mai dovrebbe rivelarsi scattante per cogliere al balzo i cenni di uscita dalla crisi e potenziarli, così da accorciare le sofferenze che la situazione dell’economia mondiale ha finito per scaricare sulle categorie più deboli, specialmente sul fronte del posto del lavoro", ha spiegato nella sua prolusione il cardinale Bagnasco.

"Il nostro popolo, che tanti sacrifici ha affrontato e affronta, gradirebbe davvero - ha esortato Bagnasco - uno scatto in avanti nel segno della risolutezza e del superamento delle campagne denigratorie come delle polemiche strumentali. Ciascuno, ripeto, è chiamato in causa in quest’opera d’amore verso l’Italia: è una responsabilità grave che ricade su tutti, in primo luogo sui molti soggetti che hanno doveri politico-amministrativi, economico-finanziari, sociali, culturali, informativi". Il patrimonio italiano, ha ammonito, "non può essere sciupato né progressivamente eroso per ragioni solo apparenti e magari speciose".

 

Il cardinale ha quindi toccato temi di scottante attualità come il crocifisso nelle aule scolastiche, la pillola abortiva Ru486 e i finanziamenti alle scuole cattoliche. Proprio riguardo a  quest'ultime, il cardinale ha auspicato che il governo reintegri i finanziamenti "per consentire agli enti di mantenere gli impegni". Ha poi ricordato che l'insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane ''non è un'ora di catechismo, ma una occasione di conoscenza di una fede che fa parte del patrimonio storico del popolo italiano''.

Crocifisso - Parlando della sentenza di Strasburgo che vieta l'affissione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane, Bagnasco ha ribadito che "questo sorprendente pronunciamento deve fare riflettere su una certa ideologia", e ancora "l'ideologia di un laicismo per cui la neutralità coinciderebbe con l'assenza di valori, mentre la religione sarebbe necessariamente di parte''. ''Ma una simile posizione, oltre ad essere un'impostura, non è mai stata espressa - ha denunciato Bagnasco - dalla storia e neppure dalla volontà politica degli europei''.

Ru486, appello per l'obiezione di coscienza - Il porporato ha lanciato anche un appello all'obiezione di coscienza di fronte all'uso della pillola Ru486. ''L'intera operazione volta a rendere fruibile la controversa pillola on ci ha convinto ne' come cittadini ne' come pastori'', ha scandito il porporato. ''A questo punto - ha avvertito - ciascuno naturalmente si fa carico delle proprie responsabilità”. ''Nello stesso tempo - ha proseguito - non si potrà non riconoscere, come già fa la legge 194, la possibilità dell'obiezione di coscienza agli operatori sanitari compresi i farmacisti e i farmacisti ospedalieri, che non intendono collaborare direttamente o indirettamente ad un atto grave”.

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