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Finanziaria, sgarbo a Tremonti

su Banca del Sud, Irap e affitti

Finanziaria, sgarbo a Tremonti
La Finanziaria passa al Senato con un mezzo incidente, una voragine aperta, e segnali di inquietudine. L’incidente tecnico, dietro il quale è impossibile non scorgere almeno un sospetto di dispettuccio politico, è il no alla Banca del Sud, “creatura” tremontiana per eccellenza che ieri il presidente Schifani si è rammaricato per aver dovuto cassare dal testo «a malincuore» per «questioni pregiudiziali»: non era stata discussa in Commissione Bilancio. Entrerà alla Camera, ma intanto il mini-sgarbo verso via XX Settembre è stato registrato con distacco, tanto che in serata Tremonti in una nota ha voluto ringraziare «i senatori della maggioranza per lo straordinario e responsabile lavoro. Alla Camera», puntualizza però, «non mancheranno occasioni per ulteriori comuni approfondimenti e riflessioni». L’unica modifica recepita ieri nel cammino a Palazzo Madama è stata il maxi-emendamento presentato dal relatore Maurizio Saia. Niente taglio dell’Irap, con buona pace del premier Silvio Berlusconi che pure aveva parlato di graduale riduzione. In votazione, però, sono passati due emendamenti, uno proprio sulla tassa e uno sugli affitti, che sono serviti per mandare un messaggio dentro la maggioranza. Dando parere negativo, il viceministro dell’Economia Giuseppe Vegas ha ribadito la linea rigorista: il taglio non si fa per «problemi di copertura». Meglio «un menu condiviso, che riguardi non solo le imposte sulle imprese ma anche per le famiglie», comunque entro la legislatura.
la mossa dei “finiani”
Emendamenti bocciati, dunque, ma questo si sapeva anche nel presentarli. Occasione però, per raccogliere, sotto le insegne del fondatore di Economia Reale Mario Baldassarri, il vento anti-tremontiano in politica economica. E per fare la conta e portare allo scoperto una pattuglia di senatori che hanno così voluto segnalare la loro consistenza numerica (ventinove, provenienti dalla vecchia Alleanza Nazionale e per lo più di osservanza finiana). Con la loro astensione - che al Senato si equipara al voto contrario - hanno mandato un messaggino a Tremonti, che ora sa su quante “truppe” può contare la fronda di palazzo Madama. Al Pd non è parso vero di votare contro il governo assieme il presidente della commissione Finanze del PdL sulla manovra, potendo così mettere in luce una divisione nella maggioranza. I capigruppo PdL si sono alla fine accodati all’astensione, secondo la pattuglia di “dissidenti” per bagnare le polveri della mini-protesta interna.
i ricercatori a bocca asciutta
Dunque, il pacchetto complessivo della manovra dovrebbe valere circa 300 milioni di euro. Stanziati fondi per la sicurezza (100 milioni), coperti in parte dalla vendita di immobili confiscati alla mafia. Previsti 50 milioni nel prossimo triennio per incentivi tecnologici al Sud, quattro milioni di euro per la diffusione di defibrillatori (!). Spunta un salva-Secolo d’Italia: protetti i contributi alle testate giornalistiche che hanno cambiato denominazione sociale, tra cui appunto l’ex organo di An. Interessante balletto sul tartufo: la norma sulla detrazione dell’Iva relativa alle autofatture che commercianti, negozianti e ristoratori sono tenuti a fare per l’acquisto di tartufi dai raccoglitori occasionali, prima inserita nel maxiemendamento, poi eliminata e reinserita, è caduta sotto la scure dell’inammissibilità. Previsti oltre 150 milioni per il settore agricolo con proroghe di agevolazioni contributive). Voto finale alle 20 di sera: 149 sì, 122 no e 3 astenuti, con successivo via libera alla Nota di variazione e al ddl Bilancio. La voragine, invece, è quella degli 80 milioni previsti per i ricercatori universitari, inizialmente contenuti in un emendamento che poi si è trasformato in semplice ordine del giorno. Ignazio Marino (Pd) non ha perso tempo nel denunciare la «mancanza di visione strategica». Ora tocca anche al ministro Gelmini tentare un rimedio: l’occasione potrebbe essere o il passaggio alla Camera o, più probabilmente, il varo del ddl sull’Università che attende calendarizzazione entro pochissime settimane.

Martino Cervo

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Commenti all'articolo

  • vvezzola

    14 Novembre 2009 - 13:01

    Nella migliore delle ipotesi è una perdita di tempo. Tremonti ha una visione economica di tipo socialista. e statalista. Cosa dovrebbe fare di più delle banche esistenti? Fare favori agli amici per racimolare voti?

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  • RobertoPetracca

    14 Novembre 2009 - 11:11

    Povero Tremonti! Sono anni che tenta di trasformarsi in Robin Hood ma nessuno glielo permette. Io fossi in lui ci rinuncerei e mi chiuderei in un eremo segreto dove nessuno potrebbe interferire con le sue elucubrazioni ascetiche. Questa volta voleva togliere ai ricchi per dare ai poveri mettendo sù una bella banca del Sud. Vuoi vedere che il mandante del tradimento è Umberto Bossi? Chi altri potrebbe avere più moventi in questa vicenda? Se così fosse staremmo di fronte a un classico della politica: mentre ti stringo la mano, ti bacio sulle guance e ti metto sotto la mia ala protettrice ti mollo una bella coltellata nella schiena e ti faccio secco. Sempre che Tremonti aspiri davvero misticamente a diventare Robin Hood, altrimenti stiamo facendo solo una disputa da bar.

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