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Caso Cucchi, in tre a picchiarlo

Il teste: non erano carabinieri

Caso Cucchi, in tre a picchiarlo
«Era magro, la faccia carina, il cappuccio in testa», ricorda S.Y., il cittadino del Gambia che lo scorso 16 ottobre condivise la cella con Stefano Cucchi, il ragazzo morto a Roma pochi giorni dopo l'arresto. Il supertestimone dell’accusa  è detenuto in una struttura di assistenza per tossicodipendenti e sarà ascoltato in incidente probatorio sabato prossimo. “Erano in tre a picchiarlo, ma non erano carabinieri – racconta l’uomo - l’hanno aggredito, gli hanno dato un calcio”. Poi, a domanda precisa del pubblico ministero Maria Francesca Loy, se siano stati i militari dell’Arma, risponde deciso: “No, gli accompagnatori, quindi sarà la penitenziaria”.
Il gambiano, più avanti nel verbale, che consta di 29 pagine, aggiunge che dalla piccola finestra ho visto che lo stavano picchiando e lui è caduto per terra. L’hanno messo in cella, è venuto uno di quelli, era gentile, gli ha dato una sigaretta”.
La descrizione di chi ha pestato è vaga. Il testimone dice prima che avevano tutti la divisa, anche se azzurra, poi blu infine blu chiaro. “Lo stavano portando dalla cella, circa 20 minuti prima di andare dal giudice, lui era andato in bagno”. La descrizione confusa si arricchisce sulle condizioni di Cucchi: “Perdeva poco sangue dalla gamba, non ricordo se destra o sinistra, mi diceva sempre che si sentiva male – riferisce S.Y. – diceva di essere stato menato”.
Il tossicodipendente, comunque, aveva «dolore fino alla punta del piede». Descrivendo la dinamica dei fatti, l’interprete si tocca la parte bassa della schiena all’altezza dell’osso sacro e lungo tutta la coscia e la gamba. Sempre sulla base delle parole del gambiano, Cucchi gli avrebbe detto che il pestaggio sarebbe stato posto in essere «quando l’hanno accompagnato, mentre lo accompagnavano le guardie, gli hanno menato...». I calci e i pugni ci sono stati nel corridoio delle celle di sicurezza. Dopo che i carabinieri avevano consegnato il ragazzo agli agenti della polizia penitenziaria. I militari dell’Arma non entrano di norma nella sezione, che sta nei sotterranei della cittadella giudiziaria. Per l’accusa di omicidio preterintenzionale sono indagati tre agenti. Per omicidio colposo, invece, tre medici dell’ospedale Sandro Pertini.

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