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Brenda, nel pc 60 mila file

Nuovo sopralluogo nella casa

Brenda, nel pc 60 mila file

Migliaia di foto e video amatoriali. Migliaia di file. Materiale hard, choc per le centinaia di clienti che affollavano le notti di Brenda. Ora il computer portatile del transessuale fa paura alla Roma invisibile che anima il lavoro dei trans e dei pusher. Quando i tecnici della procura hanno iniziato la scansione, lunedì notte, sono rimasti impressionati. L’acqua non ha compromesso la memoria. E dal pc sono spuntati oltre 90 giga byte di materiale conservato dal trans negli ultimi mesi. Sessantamila file in tutto. Gli inquirenti, per il momento, ne hanno recuperato solo il 16%, dato che la “lettura” ha avuto delle complicazioni che non hanno consentito una maggiore velocità. In ogni caso, ciò che contengono non è ancora conosciuto dagli investigatori: prima di esaminarli intendono recuperare l'intero contenuto dell'apparecchio. 

Un nuovo sopralluogo - Stamattina in via Due Ponti c'è stato un nuovo sopralluogo disposto dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. Insieme ai suoi collaboratori il magistrato ha fatto nuovi rilievi e accertamenti per approfondire gli elementi emersi in precedenza, in modo da poter fare una ricostruzione il più esatta possibile di quanto accaduto la notte del 20 novembre nell'appartamento. La visita del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo è, infatti, finalizzata a comprendere la dinamica degli avvenimenti nella notte del decesso di Brenda in attesa delle consulenze, che dovrebbero accertare anche la causa dell'incendio.

Parla la famiglia Cafasso - Nessuna novità, per il momento, nelle indagini sulla morte di Gianguerino Cafasso, il pusher trovato morto il 12 settembre scorso nella stanza d’albergo di via Salaria. L’avvocato Monica Gregorio, che assiste i familiari, sostiene che «la famiglia di Cafasso vuole che sia fatta chiarezza. Molte sono le persone che dovrebbero esser chiamate a rispondere di quanto avvenuto, a cominciare dalla sua compagna Jennifer e una trans sua amica». «L'ultima volta che aveva sentito i genitori - ha detto l'avvocato - è stato ad agosto. Aveva detto che stava bene e non voleva assolutamente scappare per un qualche motivo da Roma. Gianguerino non era la persona che è stata descritta. Aveva una condanna per droga, ma risalente ad oltre dieci anni fa». L’avvocato ha incontrato il pm Francesca Passaniti, titolare dell'inchiesta - insieme al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo - avviata sulla morte di Cafasso: «Abbiamo dato la nostra disponibilità - ha concluso la Gregorio - a nominare dei consulenti medico-legali. Riteniamo che con i risultati degli esami tossicologici, che ancora non sono stati depositati, si possono eliminare molti dubbi e imprecisioni dette in questi giorni».

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