Cerca

Maroni: "I beni della mafia

non torneranno ai criminali"

Maroni: "I beni della mafia

Il ministro Maroni garantisce che i beni confiscati non torneranno alla mafia. Non cambierà «il principio che i beni confiscati alle organizzazioni criminali siano destinati a fini sociali» e, in caso di vendita, «ci sono meccanismi che non consentiranno che siano riacquistati dalla mafia» spiega il ministro dell'Interno Roberto Maroni, ascoltato in audizione in commissione Antimafia, citando ad esempio «il previsto, obbligatorio parere prima della vendita da parte del commissario straordinario per la gestione dei beni».
Nel riferirsi all'emendamento - che prevede la vendita dei beni sequestrati non destinati a fini sociali - approvato in Finanziaria al Senato, Maroni ha preannunciato «una direttiva per ribadire questo principio che prevede un sistema “a rete” che punta ad evitare che i beni finiscano a prestanomi o intermediari», attraverso «penetranti radiografie» sugli acquirenti in grado di far emergere eventuali «collusioni o frequentazioni» con esponenti della criminalità.

Maroni ha sottolineto che il governo e la maggioranza «sono disponibili a valutare ogni proposta migliorativa» del testo. «I beni confiscati saranno destinati prioritariamente a fini istituzionali e sociali» ha aggiunto il ministro, specificando che saranno messi in vendita se non verranno assegnati al termine dei 180 giorni previsti dalla legge, soprattutto con i controlli previsti, tra cui il parere «previsto e obbligatorio» del commissario straordinario per la gestione e la destinazione dei beni confiscati e quelli effettuati del prefetto. In questo modo «non sarà consentito ai mafiosi di riacquistare i beni».
Il ministro ha inoltre annunciato una «direttiva per ribadire questo principio che prevede un sistema "a rete" che punta ad evitare che i beni finiscano a prestanomi o intermediari», attraverso «penetranti radiografie» sugli acquirenti in grado di far emergere eventuali «collusioni o frequentazioni» con esponenti della criminalità.
Il presidente della commissione parlamentare antimafia, il senatore Giuseppe Pisanu, accoglie le rassicurazioni fornite dal ministro dell'Interno: «la vendita alla leggera dei beni sequestrati alla mafia non la vuole nessuno. Si è aperta una discussione molto pacata e costruttiva, il ministro Maroni - rileva Pisanu - ha dimostrato una grande disponibilità a cercare la soluzione migliore possibile che garantisca tutti dal rischio che la mafia possa riappropriarsi dei beni che le sono stati sequestrati e mi pare che su questo si arriverà ad una soluzione positiva».

Nel corso dell'audizione, Maroni aveva difeso l'operato del governo, ribadendo che «l'azione di contrasto alle mafie non ha precedenti» e illustrando una serie di dati a conferma di ciò: in diciotto mesi, ha spiegato il ministro, ci sono state 377 operazioni di polizia giudiziaria (il 57% in più rispetto ai diciotto mesi precedenti) e 3.630 appartenenti alla criminalità organizzata arrestati (916 di cosa nostra, 751 della 'Ndrangheta, 1.465 della camorra e 498 della criminalità pugliese).
I latitanti di mafia finiti dietro le sbarre sono stati 282 (87% in più rispetto al periodo precedente), mentre i beni sequestrati sono 10.089 per un valore complessivo di 5,6 miliardi (+56%) e quelli confiscati 2.673 per un valore di 1,7 miliardi (+364%). Dei beni sequestrati, 5.235 sono immobili (circa 3,5 miliardi di valore) e 3.291 sono invece aziende, titoli e depositi bancari (per un valore di 2,1 miliardi).
Infine, quanto al fondo unico giustizia, Maroni ha sottolineato che ala data del 20 novembre 2009 ci sono a disposizione 719,7 milioni, per le esigenze del ministero dell'Interno e di quello della Giustizia.

A Maroni ha risposto Giuseppe Lumia, del Pd, secondo cui ad oggi «solo il 60,5% (5.407) degli 8.933 beni confiscati alla mafia al 30 giugno 2009, è stato destinato a fini sociali. C'è un buon 40%, che in Sicilia arriva al 50%, di beni che sono a rischio vendita perché non sono ancora stati destinati a finalità istituzionali o sociali», per questo motivo «c'è il rischio che la mafia torni ad appropriarsi di questi beni».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • paolocolombati

    26 Novembre 2009 - 11:11

    I beni oggetto di confisca debbono essere tramutati in utilità sociali. Il denaro è certamente più utile di un immobile perchè "liquido" (con del denaro posso comprare la benzina per le auto dei carabinieri con un immobile questo è un po' più difficile). Se poi i mafiosi si ricompreranno gli immobili confiscati, poco male: lo stato prima incasserà del denaro fresco poi potrà sempre riconfiscare gli immobili che i mafiosi avranno acquistato all'asta! Credo sia più semplice individuare e confiscare un immobile (che non si può cucire all'interno di un materasso!) che del denaro. Certo, così facendo si penalizzerebbero molte associazioni che dell'antimafia hanno fatto un'insegna utile per distribuire posti di lavoro. Paolo Colombati paolocolombati@yahoo.it

    Report

    Rispondi

  • antari

    26 Novembre 2009 - 09:09

    che Maroni si dimetta se ANCHE UN SOLO FILO DI PAGLIA confiscato ai mafiosi torna in possesso dei mafiosi.

    Report

    Rispondi

blog