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Multa per il rosso annullabile

se ci sono i testimoni

Multa per il rosso annullabile
Se ci sono testimoni, il rosso può non essere poi così rosso. La parola di un vigile urbano che fa una multa per "passaggio con semaforo rosso" può essere messa infatti in discussione fino ad annullare il verbale davanti al giudice di pace, prima ancora di arrivare alla querela per falso. Questo quando ci sono dei testimoni che dimostrano un'errata valutazione dei fatti «non trattandosi di una realtà statica ma di un corpo-oggetto in movimento» suscettibile di diverse ricostruzioni.
Lo stabilisce la Cassazione nella sentenza n.21816. Il caso riguarda una signora di Roma, Isabella V. che si è vista recapitare a casa una multa per essere passata col rosso. Il giudice di pace aveva rigettato la sua contestazione, con testimonianze a suo favore, basandosi come da procedura «sull'efficacia fino a querela di falso del verbale di contravvenzione». La veridicità dei fatti, però, secondo i giudici della Seconda Sezione Civile della Cassazione, «poteva essere inficiata da un eventuale errore nella percezione della realtà» e quindi il ricorso di Isabella è stato accolto e la sentenza cassata con rinvio.
Secondo gli ermellini, infatti, l'efficacia fino a querela di falso «non sussiste quando, le circostanze, in ragione della loro modalità di accadimento repentino non si siano potute verificare e controllare secondo un metro sufficientemente obiettivo ed abbiamo pertanto potuto dare luogo ad una percezione sensoriale implicante margini di apprezzamento».
 In questo caso «quanto attestato dal pubblico ufficiale concerne non la percezione di una realtà statica (come la descrizione dello stato dei luoghi senza oggetti in movimento) bensì l'indicazione di un corpo o un oggetto in movimento». Si devono compiere i «necessari accertamenti», quindi, ed il giudice di pace ha sbagliato proprio perchè «non ammettendo la prova testimoniale» non ha tenuto conto che i testimoni potessero fornire una versione diversa dei fatti.

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Commenti all'articolo

  • curatola

    02 Settembre 2008 - 12:12

    attenzione che si tratta di un comportamento ingenuo del gdp che non si ripeterà. Resta impraticabile il ricorso per un normale cittadino per il rapporto fra costi e benefici. La mia esperienza dice che il gdp che da ragione al cittadino non rimborsa le spese sostenute anche se glielo si richiede.

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  • gasparotto

    02 Settembre 2008 - 12:12

    Siamo discendenti diretti dei filosofi greci, tanto odiati dai romani antichi, ma poi anche loro finirono con il caderci.Ed il loro sapere di retori e sofisti è stato inculcato nei nostri cervelli a grimaldellate e sono andati ad implodere nei nostri codici e giudici. Dai e dai, ne vengono fuori certe sentenze che fanno crepare dalle risate se non fosse nella realtà materia molto seria, trattandosi di leggi e di giudici. Allora il rosso era rosso o non era rosso? Panta rei, tutto scorre,diceva Eraclito sconfessando l'essere di Parmenide, ed il rosso poteva esserlo staticamente ma non in fieri.Era corretta la percezione visiva del vigile? Un così fuggevole e caduco segnale al momento non era passibile di trasformarsi in rosso? Insomma l'arte dei sofisti si è attestata nelle roventi meningi dei parrucconi che hanno sconfessato il vigile che non vigilava ed interpretava il semaforo non tenendo conto della mutevolezza dei colori così come vogliono le leggi fisiche sullo spettro solare e vedeva rosso dove si celava il giallo. Non ci resta che raccomandare ai comuni di dare ai ghisa che controllano i semafori lo spettroscopio, così per non farsi ingannare dai colori della luce. Però ho un dubbio. Era daltonica la signora o il vigile? O forse sono daltonici i parrucconi di Bisanzio?

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