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Reggio, bomba in procura

Frutto di accordi tra clan

Reggio, bomba in procura
La bomba fatta esplodere davanti alla Procura generale di Reggio Calabria sarebbe il frutto di una ''decisione condivisa" da buona parte delle cosche più importanti della 'ndrangheta. E' questa una delle ipotesi, secondo quanto si apprende, su cui si starebbero concentrando inquirenti ed investigatori che stanno indagando per accertare la matrice dell'attentato compiuto all'alba di ieri.

Dagli elementi emersi finora e dall'analisi delle ultime operazioni di polizia che hanno colpito duramente le organizzazioni, non sarebbe comunque ancora stato possibile inquadrare al momento a quale cosca appartengano gli affiliati che hanno materialmente piazzato la bomba. Quel che sembra però emergere con certezza dalle analisi degli esperti, è che una decisione di questo tipo, con il duplice obiettivo di alzare il livello di scontro e di mandare un messaggio chiaro a magistrati ed investigatori, sia stata "condivisa" dai vertici di diverse 'ndrine. Sia di quelle direttamente coinvolte nei procedimenti d'appello, sia di quelle che sono state duramente colpite dai sequestri e dalle confische, sia, infine, da quelle che non sono direttamente interessate dalle indagini della procura di Reggio Calabria ma che sarebbero state 'contattate' per avallare il progetto.

Dalla targa dello scooter utilizzato dalle due persone che hanno compiuto l'attentato alla Procura di Reggio Calabria non potranno venire indicazioni utili per accertare l'identità dei responsabili. La targa infatti era stata contraffatta per renderla illeggibile. I carabinieri stanno approfondendo, comunque, l'esame delle immagini alla ricerca di qualsiasi particolare.


"Non ci sono dubbi sulla matrice mafiosa dell’attentato contro la Procura Generale". Lo dice il procuratore della repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone che aggiunge: "Abbiamo arrestato decine di latitanti, sequestrato centinaia di milioni di euro e fiumi di cocaina. E’ chiaro che ci troviamo davanti a una reazione".
 Pignatone ieri era a Palermo ed è stato in stretto contatto con il suo "aggiunto" ed uomo di fiducia, Prestipino, che fin dall’inizio ha seguito la vicenda. Il procuratore di Reggio ha aggiunto: "Sono fatti di estrema gravità e le indagini faranno chiarezza sulle responsabilità e motivazioni. Ma mi pare chiaro che ci troviamo davanti a una reazione legata all’azione della magistratura di Reggio Calabria che negli ultimi tempi è stata intensa e continua. Solo nell’ultimo anno nella provincia abbiamo sequestrato 800 milioni di euro". La bomba che ieri mattina ha colpito la Procura Generale della città dello stretto ha fatto clamore, e che il ministro Maroni ha fissato per il prossimo 7 gennaio un vertice interforze a Reggio Calabria. Sul grave episodio è tornato anche il Procuratore antimafia Pietro Grasso: "Se le mafie colpiscono significa che noi gli diamo fastidio. Perché‚ - ha aggiunto - quando stanno in silenzio significa che tutto va per il loro verso".

Per capire meglio il perché di un attentato contro le istituzioni bisogna considerare l’attività investigativa della magistratura reggina: 49 arrestati di cui 11 inseriti nella lista dei 30 ricercati più pericolosi, e centinaia di milioni di beni sottratti alla `ndrangheta. Resta il fatto che mai le `ndrine aveva alzato il tiro cosi in alto, consapevoli del grosso rischio di far tornare Reggio Calabria al centro dell’interesse delle forze dell’ordine, come era stato con l’omicidio di Franco Fortugno, il vice presidente del Consiglio regionale ucciso nel 2005 davanti ad un seggio delle primarie dell’Unione.

Un ordigno è stato fatto esplodere domenica mattina, verso le 5, davanti all'ingresso dell'ufficio del Giudice di pace di Reggio Calabria che si trova accanto al portone della Procura generale, in piazza Castello. L'esplosione ha provocato danni al portone, scardinando un'inferriata. Fortunatamente nessun passante si trovava nella zona quando c'è stata l’esplosione. L'ordigno era composto da una bombola di gas da 10 chili alla quale era stato applicato esplosivo ad alto potenziale che è stato innescato da una miccia. Le indagini sull'episodio sono condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che al momento non escludono alcuna ipotesi.

Origine mafiosa - È fuori discussione l'origine mafiosa dell'attentato compiuto alle 5 di domenica mattina contro la Procura generale di Reggio Calabria. È questa l'interpretazione univoca dell'episodio fatta nel corso del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica convocato d'urgenza dal prefetto Francesco Musolino. All'incontro hanno partecipato il procuratore generale Salvatore Di Landro, l'avvocato generale dello Stato Francesco Scuderi, il procuratore aggiunto della Repubblica, Michele Prestipino, ed i vertici provinciali delle forze dell'ordine. Nel corso della riunione, durata circa due ore, avrebbe trovato conferma anche l'ipotesi che il movente sia da ricercare nell'opera di contrasto alla 'ndrangheta condotta dalla Procura generale sotto il profilo del sequestro e della confisca di beni ai mafiosi e nella delicatezza di alcuni procedimenti che sono pendenti davanti ai giudici di secondo grado e che riguardano le cosche più importanti della città e della provincia. Secondo quanto si è appreso, nel corso della riunione del Comitato sarebbero stati disposti nuovi e più stringenti controlli per la sicurezza.

A collocare l'ordigno, attorno alle 4,50 di mattina, sono stati due uomini con il volto coperto da caschi da motociclista. Lo ha riferito il procuratore generale, Salvatore Di Landro, incontrando i giornalisti. “Dalla telecamera di servizio - ha detto Di Landro - è stato possibile notare che due individui, che indossavano i caschi e che sono giunti a bordo di un motorino, hanno depositato l'ordigno composto da una bombola di gas e da materiale esplodente. Siamo certi che si tratti di un grave attentato perpetrato dalla criminalità organizzata”.

“Attentato a Procura generale” – “È un attentato diretto agli uffici della procura generale”. A dirlo è stato il procuratore generale di Reggio Calabria Salvatore Di Landro incontrando i giornalisti. “Siamo dinanzi ad un attacco - ha aggiunto il procuratore generale - che può essere determinato dall'attività degli uffici di Procura generale in materia di misure di prevenzione e per tutta una serie di procedimenti penali pendenti in appello che riguardano la criminalità organizzata”.

Attentato simili a altri - Un attentato analogo a quello compiuto contro la Procura generale di Reggio Calabria, con l'utilizzo di una bombola di gas ed esplosivo, è stato compiuto, sempre domenica mattina, ai danni di una pescheria situata nel quartiere Santa Caterina, alla periferia nord di Reggio, mentre un altro era stato compiuto prima di natale ai danni di un bar i cui titolari sono legati da vincoli di parentela con il collaboratore di giustizia Emilio Di Giovine. Di Giovine è considerato dagli investigatori un boss della 'ndrangheta operante a Milano e trafficante di armi e droga.

Maroni convoca la riunione straordinaria per fare il punto sulla situazione della sicurezza dopo l'esplosione dell'ordigno in prossimità degli uffici giudiziari di Reggio Calabria. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha convocato per giovedì pomeriggio una riunione straordinaria alla quale prenderanno forze dell'ordine e magistrati. La riunione è in programma alle 16 nella prefettura di Reggio Calabria.


Indagine trasferita a Catanzaro -  Dopo lo svolgimento dei primi atti urgenti, il fascicolo dell'inchiesta sulla bomba fatta esplodere all'alba contro la Procura generale di Reggio Calabria, saranno trasmessi alla Procura della Repubblica di Catanzaro. La Procura del capoluogo calabrese, infatti, è competente a giudicare per i fatti riguardanti i magistrati del distretto di Reggio Calabria.

Napolitano: “Tutto il Paese è vicino ai magistrati”
- Appresa la notizia del grave atto intimidatorio compiuto questa notte agli uffici della Procura Generale di Reggio Calabria, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso ai Capi degli uffici inquirenti della Città la sua solidarietà e la vicinanza del Paese a tutti i magistrati reggini. Il Capo dello Stato, si legge in una nota del Quirinale, ha manifestato il convinto apprezzamento e il forte incoraggiamento alla tenace azione, assieme alle forze dell'ordine, di contrasto della criminalità, assicurando il pieno sostegno delle istituzioni.

Agazio Loiero: “È un atto di una gravità inaudita”
– “È un atto di una gravità inaudita e si respira un clima molto pesante. Bisogna fare fronte comune per evitare che i poteri criminali attentino alla democrazia”. È il commento a caldo del presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero, in merito alla bomba fatta esplodere davanti al portone palazzo che ospita l'ufficio del giudice di pace e la Procura generale di Reggio Calabria. “La Calabria vera - ha aggiunto Loiero - è vicina ai magistrati reggini che non si faranno certamente intimidire da episodi anche così pesanti, come non si sono mai fatti intimidire in passato. A loro esprimo la solidarietà mia e della Calabria intera”.
 

 

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