Cerca

Eluana, Beppino non colpevole

Il gip archivia: non fu omicidio

Eluana, Beppino non colpevole
Beppino Englaro non è colpevole della morte di sua figlia. Il Gip del Tribunale di Udine, Paolo Milocco, ha emesso oggi il decreto di archiviazione relativo alle indagini su Beppino Englaro e altri 13 persone per il reato di omicidio volontario per la morte di Eluana. Il Gip ha accolto l'istanza di archiviazione presentata lo scorso 26 novembre dalla Procura di Udine al termine di indagini durate quasi un anno.
Eluana è morta quasi un anno fa, il 9 febbraio, dopo 17 anni di stato vegetativo.

La vicenda:

1992
18 gennaio - dopo un incidente d'auto, Eluana Englaro, 20 anni, entra in uno stato vegetativo. È ricoverata a Lecco.

1993
dopo un anno, la regione superiore del cervello di Eluana è andata incontro a una degenerazione definitiva. I medici non lasciano alcuna speranza di ripresa

1994
Eluana entra nella casa di cura di Lecco Beato L. Talamoni, delle suore Misericordine. Deve essere alimentata con un sondino nasogastrico e idratata

1999
Il padre Beppino Englaro chiede al tribunale di Lecco di poter rifiutare l'alimentazione artificiale della figlia. Ma i giudici dicono no

2000
Il sig. Englaro si rivolge anche al presidente della Repubblica Ciampi, e dice che la figlia aveva detto che non avrebbe mai accettato di vivere in quelle condizioni

2003
Viene ripresentata la richiesta di lasciar morire Eluana, ma tribunale e Corte d'appello la respingono. E così accadrà ancora nel 2006

2005
Il 20 aprile la Cassazione avalla la decisione dei giudici milanesi presa nel 2003, ma apre uno spiraglio alla richiesta del padre, ritenendo che la stessa non poteva essere accolta perché, tra l'altro, mancavano «specifiche risultanze» sulle reali volontà della ragazza

2007
16 ottobre: la Cassazione rinvia di nuovo la decisione alla Corte d'appello di Milano, sostenendo che il giudice può autorizzare l'interruzione in presenza di due circostanze concorrenti: lo stato vegetativo irreversibile del paziente e l'accertamento che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla continuazione del trattamento

2008
9 luglio: la Corte d'appello di Milano riesamina la vicenda e autorizza la sospensione dell'alimentazione
16 luglio: Camera e Senato sollevano un conflitto di attribuzione contro la Cassazione, il caso finisce in Corte Costituzionale
3 settembre: la famiglia chiede alla Regione Lombardia di indicare una struttura dove eseguire quanto stabilito dalla Corte d'appello, cioè interrompere definitivamente l'alimentazione artificiale e l'idratazione. Ma la Regione dice no
8 ottobre: la Corte Costituzionale dà ragione a Cassazione e Corte d'appello (che avevano stabilito le condizioni per l'interruzione dell'alimentazione)
11 ottobre: le condizioni di Eluana si aggravano a causa di un'emorragia interna
16 dicembre: il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, firma un atto di indirizzo per le Regioni al fine di «garantire a qualunque persona diversamente abile il diritto alla nutrizione e idratazione» in tutte le strutture del Servizio sanitario nazionale, precisando che lo stop a tali trattamenti nelle strutture del Ssn è «illegale»
22 dicembre: la Corte europea per i diritti dell'uomo respinge, giudicandolo «irricevibile», il ricorso presentato da diverse associazione contro la sentenza della Corte d'appello di Milano che autorizza il distacco del sondino per l'alimentazione artificiale a Eluana

2009
16 gennaio: la clinica Città di Udine rinuncia ad accogliere Eluana, per il «groviglio» di norme amministrative e la possibile sovrapposizione di competenze esistenti tra Stato e Regioni. Secondo la clinica, alla luce soprattutto dell'atto di indirizzo, il ministro potrebbe prendere iniziative che metterebbero a repentaglio l'operatività della struttura, e quindi il posto di lavoro di più di 300 persone
17 gennaio: il ministro Sacconi è indagato dalla procura di Roma con l'accusa di violenza privata, in merito al caso di Eluana Englaro. Gli atti sono predisposti in seguito a una denuncia dei radicali
3 febbraio: Eluana lascia la casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco, dove si trova da quindici anni. Alle 5,54 arriva l'ambulanza con Eluana arriva alla casa di riposo La Quiete di Udine e viene sistemata in una stanza al piano terra della struttura
6 febbraio: il governo in Consiglio dei ministri decide di varare un decreto che impedisce lo stop alla nutrizione e alimentazione della donna, ma il presidente della Repubblica non firma l'atto. L'esecutivo sceglie allora la via parlamentare con un disegno di legge da approvare a tappe forzate. Vengono sospese nutrizione e idratazione
7 febbraio: continua lo stop all'idratazione e alla nutrizione. Comincia la corsa contro il tempo del Parlamento per mettere a punto il disegno di legge. Si prefigurano le tappe forzate per arrivare a una votazione il prima possibile. Gli ispettori inviati dal ministro Sacconi visitano la clinica e verificano alcune irregolarità di tipo amministrativo sull'uso della stanza
8 febbraio: continua la sospensione di idratazione e nutrizione. Eluana è sedata. La procura di Udine indaga non solo sulle anomalie amministrative, ma anche sugli esposti che sono pervenuti numerosi all'autorità giudiziaria
9 febbraio: si decide il voto al Senato domani e quello finale alla Camera mercoledì. Regione e Procura decidono che non ci sono elementi per fermare il protocollo. Alle 20,10 Eluana Englaro è dichiarata deceduta.


Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog