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Diede alla fidanzata anabolizzanti che la uccisero

Condannato a sei anni Federico Focherini

Diede alla fidanzata anabolizzanti che la uccisero
Sei anni di reclusione per aver dato alla fidanzata sostanze anabolizzanti che ne provocarono la morte.  Il Protagonista? Federico Focherini, culturista modenese, accusato di aver provocato la morte avvenuta l’8 marzo del 2004, di Claudia Bianchi, la fidanzata che con lui condivideva la passione per il body builder.
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Sei anni di reclusione per aver somministrato alla fidanzata sostanze anabolizzanti che ne provocarono la morte

Una condanna durissima, 6 anni di reclusione, rispetto ai due anni e due mesi chiesti dal pm, per i reati di morte come conseguenza di altro delitto, esercizio abusivo di una professione e somministrazione di medicinali pericolosi per la salute pubblica.

L’esercizio abusivo della professione medica, somministrazione di sostanze pericolose per la salute pubblica e morte conseguente ad altro delitto. E' per questi reati che il giudice ha condannato Focherini, difeso dall’avvocato Alessandro Sivelli di Modena. Per il culturista il pubblico ministero aveva chiesto due anni e sei mesi di reclusione. Contro Focherini nessun parente della vittima si era costituito nel processo parte civile e perciò il magistrato non ha applicato pene accessorie riservandosi di depositare entro 30 giorni la motivazione della sentenza contro la quale l’avvocato Sivelli ha già preannunciato appello. Focherini, residente a Modena, nel corso delle indagini aveva ammesso d’aver consigliato alla fidanzata l’uso di sostanze anabolizzanti, ma aveva sempre negato di essere stato lui a procurarglieli. L’indagine, svolta a Roma dall’ex procuratore aggiunto Italo Ormanni e dal pubblico ministero Diana De Martino si concluse comunque con la contestazione della pesante accusa che ha determinato oggi la condanna di Focherini.

La condanna pronunciata dal giudice ha lasciato perplesso il difensore di Focherini, Alessandro Sivelli il quale ha sottolineato che “non c’è nessuna prova, nessuna telefonata e nessuna testimonianza che dimostrino responsabilità di Federico”. Il penalista attenderà ora la motivazione della sentenza prima di presentare appello ribadendo che non c’è alcuna certezza per accusare il suo cliente.

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