Cerca

La Cassazione: è reato

minacciare la bocciatura

La Cassazione: è reato
Nei giorni in cui si parla tanto di sette in condotta e maggiore serietà negli istituti scolastici, ecco che la Corte di cassazione non si trattiene dal rendersi protagonista con un’altra e alquanto singolare sentenza che riguarda la tanto temuta, almeno da parte degli studenti, bocciatura. Perché se il professore che minaccia “ingiustamente” un alunno di non promuoverlo, commette un reato. “L'ingiusta prospettazione di una bocciatura rappresenta una delle peggiori evenienze” e finisce per trasformarsi in una minaccia, che genere “forti timori” nello studente, incidendo, addirittura, sulla “libertà morale” degli allievi.
Il povero malcapitato colpito dalla sentenza è un professore del liceo scientifico di Vicenza “Paolo Loy”, Marcello T., ritenuto quindi colpevole alla luce dell’ultima sentenza della Cassazione e di quella della Corte d’appello di Venezia, emessa lo scorso 23 ottobre. Il docente aveva avvertito una alunna che non “aveva più alcuna possibilità di essere promossa” dopo che la madre della ragazza, nel corso di un’assemblea dei genitori, aveva proposto di rimuovere l’uomo per la sua scorrettezza.
L'insegnante, che è stato condannato anche per abuso d'ufficio in quanto dava ripetizioni private a pagamento e costringeva gli studenti a fargli regali, sosteneva che il reato di minaccia non era configurabile dal momento che “l'ingiusta bocciatura” non dipendeva solo dalla sua volontà, “ma dall'intero collegio dei docenti”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • curatola

    25 Settembre 2008 - 12:12

    la Cassazione forse ha poco da fare,ma dove sono i dirigenti della scuola : direttori,presidi,provveditori,ecc. forse sono solo sedie e stipendi.

    Report

    Rispondi

  • gasparotto

    25 Settembre 2008 - 12:12

    Sono stato studente anch'io, in una scuola dove il rispetto per i professori era scontato. L'operato del quale non era sub iudice , nè da parte dei genitori, nè da parte delle tante istituzioni che sono nate dopo il 68.Una buriana pazzesca:il consiglio di classe, il consiglio sei genitori, il consiglio d'istituto, il collegio dei professori e quei ridicoli giudizi stereotipati. C'era il voto a giudizio insindacabile del prof. che si confrontava con i colleghi nel rendimento generale dell'alunno, ma se eri asino in quella materia, non c'era da fare. Eri bollato. Poi sono diventato genitore ed ho avuto i miei figli studenti di liceo. Fui nominato anche rappresentante del consiglio dei genitori. A volte i miei figli mi riferivano di quel professore di matematica che non si faceva capire e la classe rumoreggiava distratta.Invitato al consiglio dei professori, garbatamente facevo notare che una cosa è la dottrina, una cosa è saper comunicare. Io avevo un professore di matematica che vinceva premi , scriveva libri ed era un portento. In quanto a comunicazione valeva zero. Le sue spiegazioni alla lavagna convincevano solo i superdotati, molti non capivano una beata mazza. Forse quella ragazza aveva ragione in questo e quel professore non sapeva comunicare e non era in grado di attirare la sua attenzione . A volte sono fatti così i professori, somari loro, somari anche gli alunni. E giammai un professore si dovrebbe permettere di esprimere i suoi propositi ad alta voce, al cospetto degli altri discenti, minacciando bocciature. Quis custodiet custodem? La cassazione.Questa volta ha fatto bene. E tra l'altro sono venute fuori anche la magagne del prof., le sue ripetizioni in nero. Est modus in rebus, non si può passare da un eccesso all'altro. Per insegnare ed educare ci vuole carisma ed il carisma deriva dal sapere, dall'avere cultura da trasmettere, come la maggior parte dei professori degli antichi licei, che le università centellinavano , facendoli uscire dall'imbuto uno per volta e non dalla saracinesca, come adesso. PS. I miei complimenti a Marcello Veneziani, uomo dall'intelligenza acuta e dal saper "universale", di cui Libero ha pubblicato oggi, un brillante articolo su Don Milani, posto sugli altari della contestazione studentesca sessantottina e da cui ebbe l'abbrivio il movimento sobillatore della scuola al grido:"studiano solo i figli di papà". E' vero , "lettera ad una professoressa" scritta da lui, porta in sè il seme dello sfascio della scuola italiana, che inconfutabilmente è ora sotto gli occhi di tutti. Feltri, grande giornalista e direttore, profondo conoscitore dei giornalisti di razza, non se l'è fatto scappare e dal Giornale se l'è portato a Libero. Ad maiora.(Pieraldobrando Gasaprotto)

    Report

    Rispondi

blog