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Violentata a 13 anni, ma l'incubo continua

Da otto anni vittima di persecuzioni, maldicenze, soprusi

Violentata a 13 anni, ma l'incubo continua
Nonostante la violenza, la denuncia e la condanna del gruppo di persone che l'hanno violentata, continua a rimanere vittima di atti persecutori da parte di parenti e amici dei suoi violentatori.
A otto anni di distanza, una giovane della piana di Gioia Tauro è tornata a rivolgersi ai Carabinieri, che hanno notificato sei ammonimenti, come previsto dalla legge Carfagna.
Nel 2000, in un piccolo centro della Piana di Gioia Tauro, un gruppo di concittadini ha violentato la ragazza, che all'epoca dei fatti aveva 13 anni. La ragazza ha denunciato la violenza, e dopo le indagini dodici persone erano finite in carcere con l'accusa di violenza sessuale di gruppo ai danni di minorenne, minacce aggravate, lesioni personali. Tra gli arrestati, anche padri di famiglia e giovani del luogo.

A distanza di anni, la giovane, che è rimasta nel paese, ha visto condannare gli accusati del gravissimo atto, ma è stata obbligata a fronteggiare quotidianamente maldicenze popolari e soprusi, commessi anche da parte di parenti dei suoi aguzzini, che continuano con comportamenti vessatori e infamanti che hanno provocato nella donna un grave stato di ansia e di paura, al punto da indurla a modificare le proprie abitudini di vita. Tuttavia la giovane, senza perdersi d'animo e con il coraggio dimostrato già molti anni prima quando fece arrestare i suoi aggressori, è tornata a denunciare la sua situazione ai carabinieri, che hanno notificato il provvedimento emesso dal questore di Reggio Calabria.
La particolarità della vicenda di San Martino di Taurianova sta nel fatto che per la prima volta si verifica una denuncia di stalking di più persone nei confronti di una sola vittima, e inoltre tra i destinatari dell'ammonimento ci sono persone che erano già state indagate per violenza sessuale.

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Commenti all'articolo

  • r2

    18 Febbraio 2010 - 10:10

    Quella ragazza bene ha fatto a suo tempo ma male, forse non ha potuto altrimenti, ha fatto a rimanere. Un conto è una denuncia e un conto è poi vivere nel posto dove vivono i persecutori e parenti loro. Se potesse ascoltarmi la inviterei a far bagaglio.

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  • Argonauta

    17 Febbraio 2010 - 14:02

    Già qui ci vuole un ritorno al passato. Una bella berlina in piazza, e chiunque passa di li gli molla un bel ceffone oppure un bel calcione negli zebetei a chi si macchia di tali nefandezze. State sicuri che dopo una settimana di cura la voglia gli passa.

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  • allequattro

    17 Febbraio 2010 - 13:01

    Cosa aspettano i giudici a metterli al gabbio ?!!

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  • blues188

    17 Febbraio 2010 - 12:12

    Non bastano le frane e le bande di mafia, al Sud. Ci vogliono anche queste porcherie che emergono troppo di frequente.

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