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Sanità, donna muore di meningite

Secondo il marito si poteva salvare

Sanità, donna muore di meningite
Secondo il marito, la donna di Cremona morta di meningite poteva essere salvata. «C'è qualcosa che non mi quadra, ci sono ombre in tutta la vicenda: secondo me mia moglie poteva essere salvata, qualcosa non è andato per il verso giusto».
Pierangelo Zanazzi, l'uomo di Scandolara Ripa d'Oglio (Cremona) che in meno di tre giorni ha perso il figlio di 20 anni Mirko, ucciso da setticemia fulminante, e la moglie Orsola, morta di meningite, è duro nei confronti dei sanitari dell'ospedale maggiore di Cremona e si rivolgerà a un legale.
Zanazzi, 60 anni, in pensione dal 2008, non si dà pace. «Non capisco perché la terapia a me, a mia moglie e a mia figlia è stata data solo domenica pomeriggio. Quando hanno visto le condizioni di mia moglie è successo il finimondo, solo domenica è scattato l'allarme e ci hanno dato le medicine nel primo pomeriggio - dice - qualcosa non quadra, mi sembra che ci siano stati tempi morti. Probabilmente per mio figlio non c'era più nulla da fare, ma mia moglie Orsola forse con le medicine si poteva salvare, almeno si poteva tentare».
I vertici sanitari dell'ospedale Maggiore di Cremona respingono le accuse e sostengono di «avere fatto tutto il possibile per salvare il ragazzo e la mamma».
«È un loro diritto rivolgersi a un avvocato, ma la mia struttura, i miei medici hanno fatto tutto il possibile - afferma il direttore generale dell'ospedale maggiore Piergiorgio Spaggiari - Ribadiamo il nostro dispiacere per quello che è successo alla famiglia Zanazzi, capisco il loro dolore, ma siamo con l'animo tranquillo. Posso assicurare che sono stati fatti tutti i passi, con grande scrupolosità e professionalità».

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Commenti all'articolo

  • gasparotto

    18 Febbraio 2010 - 10:10

    Sono cose che succedono, però non dovrebbero succedere. A volte le malattie cambiano sintomatologia in brevissimo tempo e ciò che non appare subito appare quando non c'è più nulla da fare. E' il caso della meningite steptococcica o pneumococcica. Noi in Italia non abbiamo una catena sanitaria, dove tutti gli anelli sono collegati gli uni a gli altri. A volte manca l'apporto del medico di base che il più delle volte si riduce a curare i sintomi e mai a fare una diagnosi ancorchè orientativa. C'è la febbre? Giù con l'antipiretico, ci sono i dolori, vai con l'analgesico. Poi quando le cose sembrano aggravarsi, si chiama il 118 che ti porta in ospedale. Arrivi con la sintomatologia silente.In caso di meningite la cui caratteristica base è il dolore di testa, la febbre e la rigidità nucale con relativi segni di irritazione meningea, assenti. Segni che se presenti ti indurrebbero a fare una puntura lombare ed esaminare il liquor in tempo reale. E fare diagnosi con terapia adeguata.

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