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Fosse Ardeatine, esame del dna per dare un nome ai 12 ignoti

Finora non è stato possibile identificare i cadaveri. Oggi la cerimonia di commemorazione

Fosse Ardeatine, esame del dna per dare un nome ai 12 ignoti
Le dodici tombe rimaste ancora senza  nome al mausoleo delle Fosse Ardeatine potranno finalmente veder  cancellata la scritta 'Ignoto' che ancora le identifica. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha infatti deciso di affidare al Ris dei carabinieri  l'effettuazione dell’esame del Dna per risalire alla loro identità.   Si conoscono, infatti, i  nomi delle vittime dell’eccidio nazista che  causò 335 morti, ma finora è stato impossibile collegarli alle  dodici tombe che ad oggi sono ancora senza nome.

La complessa operazione di identificazione sarà effettuata con  risorse del ministero della Difesa, sperando di risolvere così una   questione che si trascina oramai da troppi anni. Il ministro La Russa  ha presenziato stamani proprio al mausoleo delle Fosse Ardeatine alla  cerimonia di commemorazione delle vittime dell’eccidio nazista, che si  è tenuta alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio  Napolitano.

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Commenti all'articolo

  • r2

    25 Marzo 2010 - 14:02

    Mio padre era allora in forza alla Cea di Nettunia e qualcosina su come funzionava me l'ha raccontato. La saluto cordialmente.

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  • r2

    25 Marzo 2010 - 14:02

    Comunque fu fatto. Acchiapparono tutti i sospetti partigiani e colmarono il numero con i "soliti" ebrei. Guzzanti riferiva di aver parlato con l'unico esponente comunista allora in carcere che fu, la sera prima, trasferito in infermeria e quindi non inglobato nel numero dei giustiziati nonostante che stesse, a suo dire, bene e non avesse mai chiesto "di essere messo in mutua". Rimane l'onta redarguita con tanto di medaglia d'oro di aver provocato un simile disastro per nessun motivo strategico e con la faccia di lasciare tutta quella gente a fare quella fine. Se qualcuno oltre all'eliminazione avvenuta di Bandiera Rossa mi indica un altro motivo dico da ora grazie. Saluti

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  • r2

    25 Marzo 2010 - 14:02

    Sostanzialmente descrisse la cosa in questo modo. Dopo lo sbarco di Salerno e vista l'impossibilità materiale di portare l'Italia in orbita Sovietica arrivò il Migliore con il contr'ordine compagni. Tutti democratici. Allora oltre al PCI esisteva Bandiera Rossa che voleva però un comunismo fuori dalla influenza Sovietica. Stranamente in zona romana avvennero una serie di retate che decimarono la dirigenza di Stella Rossa relegandola in carcere. Quando furono tutti o quasi imprigionati arrivò l'attentato che non aveva giustificazioni di nessun genere. Non c'erano azioni in corso, Roma era la città che era e la truppa scelta era formata da quasi poveracci arruolati a forza e dediti a mansioni di fureria o comunque ordinarie. In zona esistevano SS che avrebbero eventualmente meritato qualcosa ma invece si preferì colpire "marmittoni". Si sapeva bene la storia della rappresaglia ed anche la percentuale. segue

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  • fonty

    fonty

    24 Marzo 2010 - 22:10

    Da quando ragazzo ho visitato le fose ardeatine,Io mi sono sempre chiesto che scopo avesse avuto questo attentato, quando tutti sapevano che i Tedeschi avrebbero fatto scattare la rappresaglia di 10 a 1, oltretutto prevista dalle leggi di guerra (vedi convenzione di Ginevra) allora in vigore. Non ha avuto nessuna giustificazione tattica o strategica, come per esempio far saltare un ponte o un treno, se non quella di ammazzare dei soldati che stavano marciando in quella via e conseguentemente far fucilare dei cittadini che niente avevano a che fare con la strage. Sembra che uno degli attentatori fosse Pajetta, il senatore del PCI che ora non c'è più e al quale avrei voluto chiedere perchè questi eroi della resistenza non si sono presentati per essere fucilati al posto dei 335 disgraziati. Ne bastava uno solo che avesse detto di aver messo la bomba , ma il coraggio mancò., non quello però di veder morire al suo posto tutti gli altri.

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