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La Rai vuole vederci chiaro

Viale Mazzini chiede gli atti dell'inchiesta Rai-Agcom prima di procedere contro Masi e Minzolini

La Rai vuole vederci chiaro
Sulla vicenda Rai-Agcom anche Viale Mazzini vuole vederci chiaro. La Rai chiederà quindi alla procura di Trani gli atti dell'inchiesta per valutare, solo dopo l'analisi delle carte, se aprire procedure di audit interna a carico del direttore generale, Mauro Masi, e del direttore del Tg1, Augusto Minzolini.

Contano gli atti - In attesa di provvedimenti lo stesso Masi, coinvolto nelle intercettazioni, decide di andare avanti e in un lungo intervento ribadisce: "Per me contano gli atti e i fatti aziendali. Mi sono sempre comportato nel pieno rispetto delle regole. Ho mandato in onda tutte le trasmissioni cercando soltanto di garantire la loro conformità alle normative vigenti. Ho sempre cercato di garantire il massimo del pluralismo e dell'equilibrio nell'informazione e nominando in un'ottica di rinnovamento personaggi come Minzolini, Orfeo, Berlinguer, Maccari, De Paoli, Preziosi".
La reazione - Ma sul provvedimento il cda si spacca. Nino Rizzo Nervo si dice "sbigottito e sconcertato" perché un'istruttoria sul caso dovrebbe essere aperta subito: "A differenza di quanto è avvenuto al Csm e all'Agcom le intercettazioni pubblicate in questi giorni sui
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Di fronte ad una vicenda che ha ferito l'immagine del servizio pubblico, sollevando dubbi sull'indipendenza e l'autonomia del direttore generale, si è deciso di prendere tempo

quotidiani non sono state ritenute sufficienti dal Consiglio di amministrazione della Rai per avviare un'istruttoria da affidare all'internal auditing. Tranne il consigliere Giorgio Van Straten ed il sottoscritto, che hanno riconfermato anche l'opportunità di un passo indietro da parte del direttore generale, tutti gli altri, compreso il presidente, sono stati invece d'accordo nel limitarsi a richiedere alla procura di Trani gli originali delle intercettazioni per poi eventualmente decidere come affrontare il caso. Sembra incredibile ma la decisione è stata proprio questa! Di fronte ad una vicenda che ha riempito le cronache dei giornali ed ha ferito l'immagine del servizio pubblico sollevando dubbi sull'indipendenza e l'autonomia del direttore generale non è stata tenuta in alcun conto la prassi aziendale in casi simili, cioè di aprire con tempestività un'indagine interna, e si è deciso in sostanza di prender tempo. Quando non riesce a prevalere neanche un minimo di buon senso si può soltanto rimanere sbigottiti e sconcertati.

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Commenti all'articolo

  • fonty

    fonty

    26 Marzo 2010 - 22:10

    Provate a cambiare gli occhiali, ora sono un po' appannati.

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  • gasparotto

    25 Marzo 2010 - 08:08

    La Rai non potrà mai vederci chiaro.Contrariamente a quello che pensano i sinistrati essa è diretta propaggine della sinistra tramite la sua robusta cinghia di trasmissione: il sindacato , la presidenza e la commissione di vigilanza. Il sindacato con a capo il movimentista rosso porpora Giulietti , molto severo con chi simpatizza per la destra ed indulgente sino alla corrispondenza di amorosi sensi , con la sinistra. E così si imbastisce come in questo caso, il processo alle intenzioni. Cosa avrebbero fatto Minzolini e Masi? Di che reato li si accusa? Chi è la parte lesa, dove sta lo stolking, avverso chi? Sant'oro forse, sua maestà, la famosa bocca chlorodont che può dire ciò che vuole ed imbastire processi in tv con il suo pubblico ministero Travaglio? Tutto regolare per i "raisti" sinistrati quando il presidente del consiglio viene dipinto come mafioso, puttaniere,millantatore,depravato,corruttore ed altro letame affine,ma per Minzolini e Masi è proibito parlare anche a telefono.

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