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Mambro, libertà condizionale

"È pronta per la società"

Mambro, libertà condizionale

“È stata la sua capacità di guardare avanti che l’ha portata ad essere la donna che è ora. Una mamma affettuosa, una gran lavoratrice, che ha combattuto per coronare il suo desiderio di stare con il marito (Valerio Fioravanti, ndr), una donna socialmente impegnata che negli anni ha cercato di reinserirsi in un contesto sociale. Con umiltà, pagando gli errori commessi, ma sempre con un occhio rivolto al futuro”. Ambra Giovene, avvocato di Francesca Mambro sin dall’inizio della sua vicenda giudiziaria, non ha alcuna esitazione nel descrivere la sua assistita, alla quale il  Il Tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso la libertà condizionale fino al 2013. Il che significa:  fine di tutto tra cinque anni. Nel 2013 infatti  Francesca Mambro avrà pagato completamente  il suo conto con la giustizia. L’ex terrorista dei Nar, condannata anche per la strage alla stazione di Bologna, ha  ottenuto la libertà condizionale: sarà in libertà vigilata fino al 16 settembre 2013, quando la pena sarà estinta.

“La sua è una storia obiettiva. Documentale”, prosegue il legale, “per questo con fiducia ci rimettiamo alla valutazione obiettiva della magistratura”, che dovrà decidere se confermare o meno la decisione del tribunale romano. Il quale tre settimane fa ha accolto l'istanza dell'avvocato Michele Leonardi soprattutto perché, spiega lo stesso avvocato, negli ultimi dieci anni la Mambro “si è ravveduta” e si è dedicata senza risparmiarsi “alla riconciliazione e pacificazione con i familiari delle vittime”. In particolare, a convincere i giudici sarebbero state le due lettere scritte a Francesca Mambro e a Valerio Fioravanti (che è semilibertà dall’aprile 2004) da Anna Di Vittorio e Gian Carlo Calidori: una coppia che si è incontrata e innamorata in seguito alla bomba che ha Mauro Di Vittorio, fratello di Anna, e uno degli amici più cari di Calidori, Sergio Secci. “Ecco come i percorsi di sofferenza”, sottolinea l'avvocato Leonardi, “possono trasformarsi in percorsi di riconciliazione”.

Ma come in ogni vicenda giudiziaria e non solo, inevitabili piovono critiche e polemiche; liquidate dall’avvocato Giovene con una battuta: “Non le capisco proprio. Basta vedere il percorso di Francesca per capirne la sterilità”. A scagliare il primo strale contro la Mambro è Silvana Mura dell' Idv:"La libertà condizionale concessa a Francesca Mambro è un insulto nei confronti delle vittime dei suoi crimini e dei loro parenti. Ho letto che in un brano dell'ordinanza che le ha concesso il nuovo regime si scrive che la nuova vita della Mambro è sotto gli occhi di tutti, peccato che quelle delle 85 vittime della strage di Bologna non si possono più vedere perché stanno sotto terra. L'indignazione e lo sconcerto che provo in questo momento è lo stesso di quello che ho sempre denunciato quando negli scorsi anni erano gli ex Br ad usufruire di inaccettabili sconti di pena. Sono curiosa di vedere se anche alcuni colleghi della destra faranno sentire le loro vibrate proteste, come è sempre accaduto negli anni passati”.

Analoghe le posizioni di Sergio Cofferati, sindaco di Bologna, e Mario Adinolfi, membro della direzione nazionale del Pd: “È una vera oscenità”, si limita a dichiarare Adinolfi, che poi se la prende con l’attuale governo: “Francesca Mambro ha avviato questo percorso con il primo governo Berlusconi, facendo uscire nel 1994, a dodici anni dal suo ultimo omicidio, un'intervista agghiacciante e rivendicativa nei confronti degli amici missini: 'Loro al governo, noi all'ergastolo’. Dal 1998 era semi-libera. Ora, loro di nuovo al governo, lei definitivamente libera. E con il plauso generale della comunità di intellettuali che vogliono provare il brivido dell'amicizia con chi ha ucciso. A noi cittadini comuni -conclude Adinolfi sul suo blog- resta il senso della fine del senso, con la nostra capacità persino di indignazione ormai indebolita, i forti sono loro, davanti alla vergogna italiana è il trionfo dei senza vergogna".

“In questi anni non ho colto nessun segno di pentimento né di ravvedimento e come me immagino altre persone”, commenta Cofferati. “Per cui mi appare ancora più grande la distanza e la differenza tra lo stato delle cose e la decisione presa a vantaggio di una persona condannata a più ergastoli e non solo per la strage di Bologna”.

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