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Centralinista cieco a Brunetta

"Pagato per fare il fannullone"

Centralinista cieco a Brunetta
 A fare il 'fannullone' lui proprio non ci sta. Stare con le mani  in mano tutto il giorno, percependo ugualmente lo stipendio, disturba a tal punto un centralinista non vedente impiegato alla motorizzazione di Treviso da portare lo stesso dipendente ad "auto-denunciarsi" al ministro Renato Brunetta. da sei mesi a questa parte, il centralino dell'azienda è guasto e nessuno ha provveduto a ripararlo. Da allora, denuncia al Corriere Veneto Massimo Vettoretti, 29 anni, assunto lo scorso anno in quel di Treviso, percepisco 1.200 euro per scaldare la sedia. È davvero troppo". Ogni giorno, con la massima puntuallità, Vettoretti timbra infatti il cartellino a inizio e fine giornata. "Per il resto", spiega, "è il nulla più assoluto". Alla motorizzazione servirebbe un nuovo centralino, spiega il giovane impiegato, "ma costa circa 13 mila euro e acquistarlo, dicono, non è conveniente".

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Commenti all'articolo

  • rompiba

    13 Ottobre 2008 - 15:03

    signor brunetta tutto chiacchiere e distintivo,quando si decidera per il bene di tutti ,principalmente dei minori, fare urgentemete una legge dove docenti e non,sono sottoposti a test pschiatrici approfonditi,e magari anche al controllo del casellario giudiziario.cordiali saluti

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  • ulisse24

    13 Ottobre 2008 - 15:03

    pechè non viene denunciata l'amministrazione comunale ovvero il dirigente del settore di appartenenza che non è riuscito a risparmiare i 13.000 euro per comprare il centralino forse i soldi se li è mangiati il sindaco con gli assessori o sono serviti per la campagna elettorale?

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  • spalella

    13 Ottobre 2008 - 15:03

    Il centralinista che si lagna di non poter fare il proprio lavoro, che guadagna 1.200 euro mensili, e che chiede i propri diritti ha tutta la mia solidarietà e simpatia. Però mi permetto di fare un parallelo con altro dipendente tipo. Quello fiat, ad esempio.... percepisce parecchio meno di stipendio, lavora molto di più, è controllato in azienda ed è controllato dal mercato che, se non soddisfatto del suo lavoro, lo fa cassaintegrare, mettere in mebilità e poi magari licenziare. Cosa ne esce dal confronto? ne escono due contratti, due modi di lavorare, due diverse dignità, due diverse qualità di vita che non hanno un minimo di giustizia in comune. Colpa dei sindacati che usano due pesi e due misure? colpa dei lavoratori bistrattati che ancora li ascoltano? colpa dello stato che per un minor lavoro, un minor pericolo di stabilità del posto e minor controllo, offre stipendi e condizioni di maggior pregio? Insomma la differenza c'è, l'ingiustizia pure, ma la voglia di cambiare, dov'è ???

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