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"Ho condiviso con loro la sofferenza e ho pregato"

Il Papa parla del suo incontro con le vittime degli abusi: "L'amore di Dio è più grande di qualunque tempesta o naufragio"

"Ho condiviso con loro la sofferenza e ho pregato"

«Ho condiviso con loro la sofferenza e con commozione ho pregato con loro assicurando l'azione della Chiesa»: Sono le parole di papa Benedetto XVI, che ha ricordato, durante l'udienza generale, l'incontro avuto domenica scorsa a Malta con alcune vittime di abusi da parte di religiosi.
«L'amore di Dio è più grande di qualunque tempesta o naufragio» ha affermato il papa, sintetizzando in questo modo il senso del suo recente viaggio nell'isola di Malta, il primo dopo l'esplodere dello scandalo della pedofilia all’interno della Chiesa, che lo stesso pontefice ha paragonato più volte nei giorni scorsi al maltempo che fece naufragare l'apostolo. Secondo il Papa, quindi, bisogna «non avere paura delle tempeste della vita, e nemmeno dei naufragi, perché il disegno d'amore di Dio è più grande anche delle tempeste e dei naufragi».
Il pontefice ha invitato i fedeli a prendere esempio da san Paolo, il quale «anche in violenta tempesta mantenne fiducia e speranza e seppe trasmetterle ai suoi compagni di viaggio», e dal popolo maltese, che anche in questo difficile momento ha saputo esprimere, forti di una fede salda, un'accoglienza «davvero straordinaria».

Questa mattina, il Papa ha ripercorso le tappe principali del recente viaggio a Malta e l'incontro di domenica scorsa nella Cappella della Nunziatura di Rabat con otto uomini che avevano subito violenza in istituti religiosi di Malta.
L'appuntamento ha avuto luogo dopo la grande messa celebrata a Floriana in piazza dei Granai, la più grande dell'Isola. Ratzinger, ha sottolineato inoltre che «la comunità ecclesiale maltese è una realtà molto vivace». «Malta infatti - ha aggiunto Benedetto XVI - è inseparabile dalla fede cattolica che caratterizza la sua cultura e le sue tradizioni, come dimostrano le sue 365 chiese».
Nell'udienza di oggi in piazza S.Pietro hanno assistito circa 15 mila fedeli. A proposito delle vittime di abusi, il Papa ricorda: «A loro potevo non ricordare l'esperienza giovanile di san Paolo: un'esperienza straordinaria,unica, eppure capace di parlare alle nuove generazioni di ogni epoca». Ai giovani, «potenziali eredi dell'avventura spirituale di san Paolo», il Papa ha raccomandato di «scoprire la bellezza dell'amore di Dio donatoci in Gesù Cristo, abbracciare il mistero della sua Croce, essere vincitori proprio nelle prove e nelle tribolazioni.

Il Pontefice ha parlato anche dell’immigrazione. La soluzione ai problemi posti dall'immigrazione va infatti ricercata «con perseveranza e tenacia, concertando gli interventi a livello internazionale», e «la vera vocazione dei popoli che accolgono e abbracciano il messaggio cristiano» impone la ricerca di soluzioni efficaci.
Sempre ricordando il recente viaggio a Malta: «Crocevia naturale, Malta è al centro di rotte di migrazione: uomini e donne, come un tempo san Paolo, approdano sulle coste maltesi, talvolta spinti da condizioni di vita assai ardue, da violenze e persecuzioni, e ciò comporta, naturalmente, problemi complessi sul piano umanitario, politico e giuridico, problemi che hanno soluzioni non facili, ma da ricercare con perseveranza e tenacia, concertando gli interventi a livello internazionale»
 «La vocazione più profonda di Malta è quella cristiana - ha aggiunto - quindi vocata alla pace. Spesso la croce simbolo dell'isola è stata legata a conflitti, ma grazie a Dio non ha mai perso il suo significato autentico e perenne, che è di amore e riconciliazione. Questa è la vera vocazione dei popoli che accolgono e abbracciano il messaggio cristiano». «Così - ha proseguito - è bene che si faccia in tutte le Nazioni che hanno i valori cristiani nelle radici delle loro Carte Costituzionali e delle loro culture».

Alla fine dell’udienza, Benedetto XVI ha benedetto i resti di una statua della Madonna provenienti dalla cattedrale di Urakami, distrutta dalla bomba atomica fatta esplodere su Nagasaki il 9 agosto del 1945.
La reliquia sarà condotta nei prossimi giorni a Guernica, in Spagna, dove c'è un'altra statua della Madonna, rimasta sotto i bombardamenti durante la guerra civile.
I resti della statua lignea di Nagasaki, alla quale il disastro ha curiosamente impresso un'espressione tragica del volto, portati a Roma da una delegazione guidata dall'arcivescovo Mitsuaki Takami, saranno poi trasferiti all'Onu, insieme a un messaggio di pace contro la proliferazione delle armi nucleari.

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Commenti all'articolo

  • NonSonoCattolico

    23 Aprile 2010 - 16:04

    «La vocazione più profonda di Malta è quella cristiana - ha aggiunto - quindi vocata alla pace. Spesso la croce simbolo dell'isola è stata legata a conflitti, ma grazie a Dio non ha mai perso il suo significato autentico e perenne, che è di amore e riconciliazione. Questa è la vera vocazione dei popoli che accolgono e abbracciano il messaggio cristiano» Ma non è proprio Malta l'isola che non ne vuole sapere degli immigrati? Eppure, stando a quello che si legge nell'articolo e che ho riportato, "l'isola ha un aprofonda vocazione cristiana". Certo, forse sarebbe meglio dire cattolica, visto che non sono consentiti nè aborto nè divorzio, fosse cristiana accetterebbe gli immigrati con il messaggio biblico "" ero nudo e mi avete vestito, affamato e mi avete dato da mangiare, ero straniero e mi avete accolto...". So già che mi attirerò le ire di numerosi lettori vaticanisti, ma non posso leggere certe frasi senza commentarle.

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    23 Aprile 2010 - 14:02

    Egregio Professore, Lei come Pontefice ha tutte le ragioni per esprimere i suoi sentimenti secondo una visione Evangelica e non mi permetto,nemmeno per sogno, di contraddirla ma, come uomo, vorrei dirLe che chi ha subito certe offese,non credo che si possa accontentare che un distinto personaggio che ha superato gli anni ottanta preghi per lui. La preghiera potrebbe anche andar bene ma, dopo che la giustizia, attraverso la legge abbia avuto ragione del delinquente. Infatti, nei processi, il perdono alle famiglie, si chiede solo dopo la regolare condanna penale. Le genti, Le chiedono che si ponga termine a queste porcherie denunciando alle autorità giudiziarie coloro che si macchiano di tali delitti infamanti. Le preghiere vengano dopo altrimenti,sembra una gran presa per il naso.

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