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Via allo studio dei vulcani sommersi italiani

Oggi la firma di Berlusconi, con l'affidamento del monitoraggio a Bertolaso

Via allo studio dei vulcani sommersi italiani
Sarà sull’onda del caso provocato dall’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull, ma anche in Italia partirà a breve un approfondito studio coordinato dalla Protezione Civile su dodici vulcani sommersi che caratterizzano il Mar Tirreno e il canale di Sicilia.
Oggi, infatti, il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ha firmato l’ordinanza di Protezione civile con cui si darà il via a una serie di ispezioni subacque e di valutazione dei rischi e dei pericoli portati dai dodici crateri magmatici italici.
La firma dell’ordinanza è stata annunciata dal Capo Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso nel corso di una conferenza stampa nella sede dell’Associazione stampa estera a Roma.
«Si tratta di un’attività che non ha precedenti nel mondo – ha affermato Bertolaso –. Dobbiamo alzare il velo su questi vulcani sommersi che non vediamo e cominciare a localizzarli esattamente, per prevenire i rischi di possibili tsunami».
Tra questi il Vavilov e il Marsili, ossia uno dei vulcani con la superficie sommersa tra le più grandi al mondo.
Bertolaso ha poi citato il caso Stromboli, un vulcano alto quanto l'Etna (per due terzi è sommerso) che oggi è “uno dei vulcani più sorvegliati al mondo”, anche in virtù dell’episodio del 30 dicembre 2002.
Chi ha buona memoria, infatti, si ricorderà come il distacco di una parte in mare (a una profondità di 2000 metri), provocò uno tsunami che causò onde molto alte ma che, complice la stagione invernale, causò solo un ferito lieve.
«Se lo stesso evento si fosse verificato in piena estate - ha sottolineato Bertolaso - il bilancio sarebbe stato sicuramente ben più pesante».
Se il progetto sarà affidato alla Protezione Civile, l’ente si avvarrà nelle operazioni di monitoraggio della consulenza di esperti internazionali di vulcanologia e della comunità scientifica.

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Commenti all'articolo

  • r2

    28 Aprile 2010 - 10:10

    ma bisognerebbe anche dire chiaro e tondo che data la limitata dimensione del mare è difficilissimo mettere in atto qualunque evacuazione efficace. Nella prevenzione che si basa sui segnali poi ci sarebbe il dilemma di far allontanare persone in presenza di segnali che potrebbero concretizzarsi ma poi non si concretizzano. Fino a che punto è lecito spingersi con gli allarmi a vuoto? Fino a che punto è lecito spingersi con i rischi? Non è una situazione semplice da gestire. Nel caso di maremoto il tempo a disposizione per le coste più vicine sarebbe comunque solo di qualche decina di minuti. Saluti

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  • omegapi

    27 Aprile 2010 - 18:06

    Il vulcano si chiama Vavilov (non Vavirov), in onore del botanico russo Nikolai Ivanovič Vavilov.

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  • nicola.guastamacchiatin.it

    27 Aprile 2010 - 17:05

    Tutto il Mediterraneo ha una natura,non dico selvaggia, ma riflettente le caratterialità di questo pianeta terra. Per evitare di trovarci nell'abisso di catastrofi non previste,ritengo che sia stato logico emanare un provvedimento che mette sotto tutela di attenzione i vari vulcani viventi sotto il mare dei Paesi confinanti "Mediterraneo".

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