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Asilo rifiuta "bimba" di 24 anni

"Non ci sono spazi adatti a lei"

Asilo rifiuta "bimba" di 24 anni
Anagraficamente ha 24 anni, ma a causa di malformazioni fisiche ne dimostra solo cinque. Inoltre la 'bambina' non vede, non sente e non è neppure in grado di parlare. Per questo motivo dal 2006 è iscritta all'asilo. Ma ora è stata rifiutata dalla stessa scuola dell'infanzia. E scoppia subito il caso a Nuoro, dove la ragazza vive. Due anni fa, dopo essere stata respinta da tutte le scuole nuoresi, fu accolta in una scuola materna religiosa. Ma qualche settimana fa anche le porte di questa scuola per lei si sono chiuse: "Non ci sarebbero spazi adatti alle sue esigenze", è stata la motivazione. Il Comune della città sarda, investito del caso, avrebbe manifestato l'intenzione di ospitare Alessandra nel centro diurno, spazio che tuttavia non sarebbe adatto alla sua situazione. "Alessandra ha imparato ad ascoltare, a coordinare i movimenti, ha una migliore cognizione dello spazio e si sente parte di un gruppo di bambini", hanno raccontato i genitori che sperano nell'aiuto non burocratico delle istituzioni. Alessandra scalpita per poter tornare a giocare con i suoi compagni di scuola.

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Commenti all'articolo

  • Shift

    16 Ottobre 2008 - 15:03

    Mi sembra del tutto normale che la poveretta sia stata rifiutata dai normali asili. In Italia c'e' gente convinta che siano le normali istituzioni a doversi prendere carico dei problemi particolari, ma in realta' non e' nemmeno lontanamente pensabile. Gli altri non possono farsi carico dei problemi particolari altrui, occorre che ci siano istituzioni specializzate in questo, oppure un assistenza privata. Non si puo' tentare di far tornare normale chi normale non e', mettendolo a stretto contatto con persone, in questo caso bambini piccoli del tutto normali, che ne opotrebbero rimanere segnati psicologicamente per tutta la vita. E' ovvio che questi casi hanno bisogno di cure particolari da parte di esperti o addetti a tale scopo designati, non di sconvolgere la vita altrui, addirittura in tenera eta'. Della realta', anche la piu' atroce, tutti noi ne possiamo prendere esperienza da adulti. Rovinare la vita agli altri, per pieta' verso un solo individuo, non e' un modo di operare e proporsi o gestire una vita collettiva. Quella poveretta la si deve aiutare, ma in istituti adatti e con personale adeguato.

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