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Brescia, definitivamente assolte le maestre accusate di pedofilia

Il caso, simile alla vicenda dell'asilo di Rignano Flaminio, aveva fatto molto discutere

Brescia, definitivamente assolte le maestre accusate di pedofilia
Sono stati rigettati, dalla Corte di Cassazione, i ricorsi del procuratore generale e delle parti civili contro le assoluzioni di otto imputati che erano stati indagati per presunti abusi sessuali nei confronti di bambini della scuola materna comunale di Brescia Sorelli. Assolti quindi definitivamente un sacerdote, sei maestre e un bidello.

La vicenda della scuola materna bresciana “Sorelli”, aveva destato notevole clamore a partire da maggio 2003, quando due maestre erano state incarcerate. Nelle indagini, oltre agli otto indagati assolti in via definitiva dalla Cassazione, erano rimasti coinvolti anche altri due sacerdoti e una bidella. Le loro posizioni furono però archiviate. Questa brutta storia è per molti aspetti simili a quella che ha coinvolto l'asilo di Rignano Flaminio: anche in quel caso si è parlato di abusi sessuali delle maestre della materna.

In primo grado, al sacerdote, al bidello e alle sei maestre, vennero contestati, complessivamente, abusi su 23 bambini e il pm Roberta Licci aveva chiesto che tutti venissero condannati a una pena complessiva, di 125 anni di carcere. La sentenza d'assoluzione, per tutti, giunse il 6 aprile del 2006, dopo undici giorni di camera di consiglio.
Gli anni trascorsi tra l'apertura delle indagini e la sentenza furono caratterizzati da accesissime polemiche con forti ripercussioni politiche.

La vicenda del Sorelli infiammò soprattutto la campagna elettorale del 2003, per il rinnovo dell'amministrazione comunale che vide la riconferma del sindaco uscente Paolo Corsini. Molto attivo nelle campagne di solidarietà agli indagati è stato don Mario Neva.
All’epoca, furono organizzate fiaccolate davanti al carcere di Verziano dove due delle maestre indagate furono rinchiuse per quasi un anno e vennero scarcerate per decorrenza termini, rimanendo poi ai domiciliari per altri dieci mesi.

Nelle 538 pagine di motivazioni della sentenza di primo grado i giudici scrissero, tra l'altro, di «colonizzazione mentale», di genitori che «si erano di fatto sostituiti agli organi inquirenti». Fu poi proprio l'allora procuratore capo di Brescia Giancarlo Tarquini, a firmare il ricorso in appello. Anche in quel caso, l'accusa chiese la condanna di tutti gli imputati che furono nuovamente assolti. Ora, la fine della vicenda giudiziaria, in Cassazione. Sempre la Suprema corte, nel giugno scorso, ha annullato con rinvio la sentenza d'assoluzione di un bidello, l'unico imputato rimasto per i presunti casi di pedofilia in un'altra scuola materna comunale bresciana, l'Abba.

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Commenti all'articolo

  • aifide

    06 Maggio 2010 - 22:10

    Ed ora via alle richieste di risarcimento milionario da parte di chi è stato definitivamente assolto. Dall'ingiusta detenzione, alla calunnia delle accuse, tutti dovranno pagare. Non ho visto titoli di giornali a 8 colonne, come quando scoppiò lo scandalo. Certo l'assoluzione fa meno notizia di una incriminazione.

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