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D'Alema nel mirino dell'Ordine

Procedimento disciplinare al giornalista "per le frasi offensive espresse durante la trasmissione Ballarò"

D'Alema nel mirino dell'Ordine
Dopo l'uscita "poco elegante" di Massimo D'Alema nei confronti del vicedirettore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, durante la puntata di martedì scorso di Ballarò, l'Ordine del giornalisti prende provvedimenti contro l'ex premier. Il Consiglio del Lazio ha, infatti, deciso l'apertura di un procedimento disciplinare per «le frasi offensive espresse durante la trasmissione del 4 maggio scorso»: «Vada a farsi fottere - aveva detto D'Alema perdendo le staffe - Lei è un bugiardo e un mascalzone. Pagato per fare il difensore d’ufficio del governo. Le daranno un premio, le manderanno qualche signorina...». A quel punto il giornalista aveva ribattuto: «Le signorine le usavano i suoi uomini in Puglia per corrompere». E il sempre più nervoso interlocutore: «No, le signorine andavano dal suo presidente del Consiglio e datore di lavoro».



La procedura, discussa lo scorso 7 maggio, è stata aperta d'ufficio.
Guai in vista anche per il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, cui è stato invece comminato un avvertimento del presidente dell'Odg «per il titolo incompleto letto nell'edizione delle 13.30 del Tg1 del 26 febbraio». In quel caso si parlò di assoluzione per l'avvocato inglese David Mills e non di assoluzione per prescrizione.

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  • mi_attengo_ai_fatti

    13 Maggio 2010 - 20:08

    Grazie cerbiatta, sempre tollerante. Anch´io non ho conoscenze tecniche e così approfondite per avere certezze assolute. Leggo solo qualche quotidiano online e qualche blog che trovo in rete. Questa cosa nella fattispecie l´ho sentita da Travaglio (cito la fonte http://www.youtube.com/user/StaffGrillo?blend=2&ob=1#p/c/B8A63E5F0786A732/2/fd0Gt1qKKW0 ), che ad ogni modo, come saprà non è certo famoso per essere un investigatore, non scopre niente che non sia pubblico, è uno spulcia carte che non riporta niente che non sia o agli atti dei processi o provabile, altrimenti lo annientano con le querele. Tuttavia, tecnicamente vera o politicamente scorretta che sia, penso faccia parte di quegli argomenti importanti trattati volutamente da televisioni e giornali in modo troppo superficiale e soprattutto non chiaro, per questo l´ho riportata. Seppure con vedute differenti vogliamo tutti la stessa cosa, una società che funzioni e il piú onesta possibile. Cordiali saluti, grazie della pazienza.

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  • cerbiatta

    13 Maggio 2010 - 16:04

    Non mi deve scuse, anzi la ringrazio per la considerazione. Mi dispiace di non averle risposto prima, solo perchè l'art. è stato spostato e non avevo ancora letto il suo post. Ma veniamo al processo Mills. Potrei dirle che ha ragione o torto ma sarebbe troppo semplicistico se non motivassi la mia opinione. Sono certa che lei, persona intelligente, non apprezzerebbe una risposta di pura cortesia ma intellettualmente disonesta. Il processo Mills, a mio parere, presenta problemi legati alla tempistica e si presta alla politicizzazione e alla strumentalizzazione da entrambe le parti per cui bisognerebbe avere competenza forense per disqisirne in modo appropriato. Per quanto mi concerne, non ho competenze di questo tipo quindi mi astengo da commenti viziati dall'ideologia e accetto il verdetto dei giudici anche se, a riguardo, ci sarebbe da aprire una lunga riflessione. Gradisca i miei saluti.

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  • mi_attengo_ai_fatti

    12 Maggio 2010 - 10:10

    Il processo Mills è andato in prescrizione (grazie all'accorciamento dei termini di prescrizione voluto da Berlusconi), comunque la sentenza che fa il punto del processo al momento della prescrizione dice in poche parole: Mills testimoniò il falso al processo Fininvest, salvando così Berlusconi, che ne uscì per insufficienza di prove. Ovvero se Mills non avesse mentito Berlusconi sarebbe stato giudicato colpevole. E qual'era il processo Fininvest? Proprio quello dell'avviso di garanzia tanto contestato perchè arrivatogli durante il g8. Buffo no? Tante accuse di complotto e alla fine era colpevole.

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  • mariser

    12 Maggio 2010 - 09:09

    Nel quotidiano, capita sovente che ciascuno di noi si trovi costretto, suo malgrado, a sentire cose poco piacevoli che non condivide ma, in ragione dell'educazione e della maturità, non va in escandescenze nè aggredisce l'interlocutore. L'esperienza accumulata negli anni di militanza politica avrebbe dovuto consigliare a D'Alema un contegno più consono al ruolo istituzionale già ricoperto e a quello politico che ancora impersona. Certamente non mi sarei aspettata da lui frasi scurrili e offensive quali quelle proferite a Ballarò. Sentirci offesi non ci autorizza ad offendere, nè giustifica il nostro comportamento, a prescindere dal credo politico. Sono peraltro convinta che l'uno sia funzionale all'altro; non credo che gli elettori del PDL abbiano particolarmente apprezzato la candidatura di D'Alema, da parte di Berlusconi, alla poltrona di ministro degli esteri della CE, come pure avrebbero preferito qualcun'altro sulla poltrona del COPASIR.

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