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Pedofilia, il Papa affronta la questione con la Cei

"Ciò che è motivo di scandalo, si traduca per la Chiesa in richiamo a un profondo bisogno di penitenza"

Pedofilia, il Papa affronta la questione con la Cei
La questione Pedofilia - Papa Benedetto XVI affronta direttamente la questione della pedofilia nell’incontro con i vescovi italiani riuniti nell’assemblea generale di primavera della Cei in Vaticano. Il pontefice sottolinea nel discorso come la volontà di promuovere una rinnovata stagione di evangelizzazione non nasconde le ferite da cui la comunità ecclesiale è segnata, per la debolezza e il peccato di alcuni suoi membri. Poi aggiunge: «Ma questa umile e dolorosa ammissione non deve far dimenticare il servizio gratuito e appassionato di tanti credenti, a partire dai sacerdoti - dice il Pontefice - L'anno speciale a loro dedicato ha voluto costituire un'opportunità per promuoverne il rinnovamento interiore, quale condizione per un più incisivo impegno evangelico e ministeriale. Nel contempo, ci aiuta anche a riconoscere la testimonianza di santità di quanti, sull'esempio del Curato d'Ars, si spendono senza riserve per educare alla speranza, alla fede e alla carità. In questa luce - ha aggiunto il Papa citando un proprio discorso - ciò che è motivo di scandalo, deve tradursi per noi in richiamo a un 'profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, dall'altra la necessità della giustizia».

Il tema "dell'educazione" - «Educare - ha spiegato il Papa - è formare le nuove generazioni, perché sappiano entrare in rapporto con il mondo, forti di una memoria significativa, di un patrimonio interiore condiviso, della vera sapienza che, mentre riconosce il fine trascendente della vita, orienta il pensiero, gli affetti e il giudizio». Benedetto
XVI, sottolineando sulla scelta della Cei di assumere l’educazione quale tema portante per i prossimi dieci anni, ha sottolineato le difficoltà del progetto nella situazione attuale, di fronte a genitori, insegnanti, catechisti e sacerdoti inclini a volte  ad affievolire l’impegno educativo. «Pur consapevoli del peso di queste difficoltà - ha detto il Papa - non possiamo cedere alla sfiducia e alla rassegnazione. Educare non è mai stato facile, ma non dobbiamo arrenderci: verremmo meno al mandato che il Signore stesso ci ha affidato, chiamandoci a pascere con amore il suo gregge. Il compito educativo, che avete assunto come prioritario - dice Ratzinger - valorizza segni e tradizioni, di cui l’Italia è ricca. Necessita di luoghi credibili: anzitutto la famiglia, con il suo ruolo peculiare e irrinunciabile». In Italia è necessario sostenere la scuola: «La scuola, orizzonte comune al di là delle appartenenze confessionali e delle opzioni ideologiche; la parrocchia, fontana del villaggio, luogo ed esperienza che inizia alla fede nel tessuto delle relazioni quotidiane - conclude - In ognuno di questi ambiti resta decisiva la qualità della testimonianza, via privilegiata della missione ecclesiale».

Appello alla salvaguardia dell'occupazione - Papa Benedetto XVI fa anche appello ai responsabili della "cosa pubblica e agli imprenditori" italiani di fare quanto è nelle loro possibilità per attutire gli effetti della crisi occupazionale. «Anche in Italia - ha detto il Pontefice - la presente stagione è marcata da un'incertezza sui valori, evidente nella fatica di tanti adulti a tener fede agli impegni assunti: ciò è indice di una crisi culturale e spirituale, altrettanto seria di quella economica. Sarebbe illusorio pensare di contrastare l`una, ignorando l'altra. Per questa ragione - continua a spiegare Ratzinger - esorto tutti a riflettere sui presupposti di una vita buona e significativa, che fondano quell'autorevolezza che sola educa. Alla Chiesa, infatti, sta a cuore il bene comune, che ci impegna a condividere risorse economiche e intellettuali, morali e spirituali, imparando - ha concluso il Papa - ad affrontare insieme, in un contesto di reciprocità, i problemi e le sfide del Paese».

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Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    27 Maggio 2010 - 15:03

    Santità, anche Lei, pur essendo un grande studioso, fa finte di non capire e di non sentire. La Chiesa, come casa dei credenti, no n ha bisogno di penitenze ipocrite in quanto, nessuno, ancora, ha messo in discussione quanto Gesù di Nazareth ha trasmesso attraverso i suoi apostoli nei quattro Vangeli ma, sotto accusa, in tutto il mondo sono le autorità Ecclesiali Cardinali e Vescovi che imperterriti, come se fossero la verità dello Spirito Santo, cosa non vera, continuano ancora a gestire la Casa dei credenti come se fosse una proprietà personale e no n mistica. Il velo della ipocrisia va bruciato e si lasci lo spazio oscurato nel tempo prenda luce dalle verità sociali ed umane così come Dio le ha create attraverso la sua NATURA. FRATERNI SALUTI.

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  • andrea1966

    27 Maggio 2010 - 15:03

    Si parla di non molestare i bambini!!!!!! Poi che facciano quello che vogliono

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  • ADIP28

    27 Maggio 2010 - 15:03

    E, hai voglia TU, caro Pontefice ha invitare tutti alla PENITENZA. Non siamo più a 80 -90 o 100 anni fa che tutto si poteva fare nel "silenzio" del popolo... Purtroppo i tempi sono cambiati ,la "ruota " gira in modo più tecnico e veritiero e, in avvenire, sarà ancora più veritiero. Caro Pontefice che rispetto molto, devi metterti in testa che non si può andare CONTRONATURA e il CELIBATO votato o forzato non può in alcun modo reggere ammenochè non si imponga a tutti i sacerdoti e superiori una "castrazione chimica volontaria" e che personalmente rifiuto. Non è un giorno che si parla di questo, ma sono secoli e secoli. Se la sua Religione si volesse aggiornare sarebbe meglio la libertà di matrimonio sia per tutti i sacerdoti che per i propri superiori. Tutto qui. Se non sarà questo sotto il Suo Pontificato, saranno altri ad appianare definitivamente questa grande questione. Con rispetto.

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  • roberto19

    roberto19

    27 Maggio 2010 - 14:02

    ... è il più negativo dei commenti.

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