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Vallanzasca resta in carcere

Il tribunale di sorveglianza nega la libertà condizionata al "bel Renè" per un vizio procedurale

Vallanzasca resta in carcere
Renato Vallanzasca resta in carcere. Lo ha stabilito il Tribunale di Sorveglianza respingendo la richiesta di libertà condizionata presentata dal legale del "bel Renè", una richiesta giudicata "inamissibile" per un difetto formale: "Il giudice Fadda - ha spiegato l'avvocato Bonalume - non è entrato nel merito della discussione per un difetto di procedura nella nostra domanda, al quale rimedieremo nei prossimi giorni per poi ripresentare l’istanza. Continuiamo a essere convinti di essere nel giusto perché Vallanzasca è la dimostrazione che la pena funziona, il suo cambiamento c'è stato".

L’ex numero uno della "banda della Comasina"
ha lasciato il Tribunale senza fare commenti. Ma, secondo le dichiarazioni del suo avvocato, si "è molto arrabbiato, perdere la possibilità di tornare libero per un difetto formale lo ha infastidito". Nell'attesa che i magistrati lo chiamassero in aula sono state tante le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti da Vallanzasca: "La mala non è più quella di una volta oggi i miei migliori amici sono magistrati e forze dell’ordine coi quali ho a che fare da tanto tempo. Ho un buon rapporto col giudice Fadda anche se lei mi ha rimproverato più volte di non averla aiutata ad aiutarmi con qualche mio atteggiamento in carcere... Sono ancora fumantino - ammette - anche se molto cambiato: una volta me le andavo a cercare, adesso se non mi infastidiscono non faccio niente. Certo se una guardia penitenziaria mi chiede di togliermi anche le mutande per perquisirmi, allora mi arrabbio. Però, una volta gli avrei dato un calcio nel sedere, adesso mi limito a mandarla a quel paese...". A fianco di Vallanzasca, attende l'inzio dell’udienza la moglie Antonella. Alla fine è lei a consolarlo per la decisione del giudice.

Attualmente Vallanzasca, condannato a 4 ergastoli e a 260 anni di carcere, detenuto da circa 40 anni inframmezzati da alcune evasioni, usufruisce di un permesso in base all’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario che gli consente di andare a lavorare tutti i giorni alla pelletteria milanese Ecolab.

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  • fonty

    fonty

    24 Giugno 2010 - 18:06

    Sì sarà giusto, ma tutti quei brigatisti rossi che ne hanno ammazzati anche di più e ammazzati solo perchè non allineatii, o quei mafiosi come Brusca e soci che perchè pentiti sono fuori allora? O è anche lei del club "nessuno tocchi Caino" ? Quello rosso naturalmente.

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  • franziscus

    24 Giugno 2010 - 12:12

    a cosa serve tutta questa buffonata se poi si esce di galera ? Quanti ergastoli bisogna prendere per restarci ? E restare in galera è ancora una pacchia in confronto a quelli che vallanzasca ha condannato a restare sottoterra.

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  • lallalalla

    24 Giugno 2010 - 00:12

    io la storia la ricordo bene: sparava tutte le volte che si infastidiva e di innocenti ne ha ammazzati ! Non dovrebbe uscire mai, neanche per lavorare. Buffoni ! Ipocriti. Laura lettrice

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  • brutus

    23 Giugno 2010 - 22:10

    Certo che se avesse assassinato poliziotti e giornalisti reazionari, sarebbe già libero da molto e forse anche parlamentare. Bandito non andava di moda, terrorista rosso sì. Che bella Italia.

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