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Fiat delusa dal referendum. Accordo a rischio

Per il Lingotto è "impossibile trovare condivisione da chi sta ostacolando". Cisl e Uil vanno avanti. Fiom: "riaprire il confronto"

Fiat delusa dal referendum. Accordo a rischio
La questione Pomigliano è ancora lontana da una soluzione definitiva. Non è infatti bastato il risultato del referendum tra i lavoratori dello stabilimento, dove una maggioranza di poco più del 60% dei votanti ha detto "sì" all'intesa con l'azienda, per sbloccare l'investimento di 700milioni di euro della Fiat, volto a permettere il trasferimento delle linee produttive della Panda dalla Polonia. La Fiat sta infatti prendendo tempo data, secondo quanto dichiarato, l' "impossibilità di trovare condivisione da coloro che stanno ostacolando, con argomentazioni pretestuose il piano di rilancio Pomigliano".

Prima il "no" convinto della Fiom, poi l'amara dimostrazione che, a fronte di una maggioranza di "sì" alle nuove condizioni di lavoro proposte dall'azienda torinese, permane una forte minoranza che non è disponibile ad accettare l'accordo. E il gruppo dirigente del Lingotto, secondo alcuni, sarebbe pronto anche a lasciare perdere tutto se non fosse per le continue e insistenti pressioni del governo e dei sindacati che si erano detti favorevoli all'accordo.

Uno spiraglio dalla Fiat -
Alla fine le pressioni sembravano portare all'apertura di un piccolo spiraglio nella situazione generale di scetticismo del Lingotto, tanto che l'azienda automobilistica rendeva pubblica una nota nella quale si leggeva che la "Fiat apprezza il comportamento delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l'impegno e il significato dell'iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano", sottolineando anche che "L'azienda lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri".

Le soluzioni emerse a Pomigliano - Tra le tanta alternative al piano previsto dall'accordo sindacale, è emerso anche il "piano C", che prevederebbe una newco controllata da Torino per rilevare lo stabilimento e riassumere gli addetti con nuovo contratto da definire dal managment del Lingotto. Una via che appare meno difficoltosa rispetto alla scelta polacca che aprirebbe più problemi sul fronte politico sindacale. 

CISL e Uil sono fiduciosi e pretendono che la Fiat continui con l'accordo -  Cisl e Uil hanno infatti sottolineato che, al di là delle aspettative della Fiat di un consenso pari al 70-80%, la maggioranza dei lavoratori ha comunque approvato l'intesa e che un passo indietro dell'azienda, avrebbe come risultato una sconfessione della linea sindacale, che da principio si è mostrata la più aperta alla trattativa. Il Ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, non contempla, nemmeno come ipotesi, che Fiat possa cambiare idea. Aggiunge anche che, pur non avendo parlato direttamente con Marchionne, "ho sentito l'azienda dopo l'esito e sono fiducioso sugli investimenti. Ora come ora non credo ci siano gli elementi per dire che l'azienda cambierà idea". In conclusione, secondo Cisl e Uil, un'ipotesi diversa dal rispetto dell'accordo sarebbe assurda. Dello stesso parere si sono mostrati il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che rafforza il pensiero di Bonanni, segretario della Cisl, che sarà irremovibile nell'esprimere tutta la sua contrarietà contro qualunque eventuale abbozzo di ripensamento, dal momento che Marchionne e il suo team avevano assicurato in precedenza che  c'erano  "le condizioni per fare gli investimenti e garantire Pomigliano, lo stabilimento e i posti di lavoro".

La Fiom chiede alla Fiat di riaprire il negoziato  - Alla battaglia di Pomigliano, come è noto, il fronte sindacale si è da subito presentato diviso. C'era infatti ancora chi, come la Fiom, rappresentata dal segretario generale Maurizio Landini, chiedeva al Lingotto, dati gli esiti poco confortevoli del referendum di fare un passo indietro e riaprire il negoziato. "Ci sia questa assunzione di responsabilità - affermava - perché il consenso è un punto decisivo". Landini ha ringraziato tutti i lavoratori di Pomigliano perché hanno dimostrato grande responsabilità, coraggio e dignità, dando una lezione di vita a tutti. Secondo la Fiom, infatti, " la Fiat voleva organizzare un plebiscito con il ricatto dei lavoratori che hanno invece deciso che vogliono l'investimento e il lavoro, unitamente ai diritti e alla dignità". Secondo Landini, infine, l'assenza del plebiscito, che ha disatteso le aspettative del Lingotto, deve fare seriamente riflettere.

Contentezza della Marcegaglia - A favore della necessità di un'intesa si schierava anche Confindustria, con Emma Marcegaglia, che aveva espresso il suo apprezzamento per la posizione del Lingotto. Il Presidente di Confindustria, a seguito del referendum, si è ritenuta contenta del fatto che la maggioranza dei lavoratori abbia compreso la necessità di riportare Pomigliano in linea con la produttività non degli stabilimenti cinesi, ma degli italiani, anche se permane, secondo la Marcegaglia, "un sindacato e una parte dei lavoratori che, in base a principi astratti, non comprendono".



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Commenti all'articolo

  • Mauro Ripa

    29 Agosto 2011 - 09:09

    In un mondo in crisi ed in una Italia ancora più in crisi, come si fa a mettere a repentaglio il lavoro dei dipendenti FIAT di Pomigliano ? Giustamente anche i sindacalisti devono portare lo stipendio a casa, se non sbaglio vengono pagati dai dipendenti FIAT, se l'azienda chiude rimarranno a casa anche loro? I dipendenti FIAT se lo chiedano.

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  • Cicilia

    25 Giugno 2010 - 02:02

    Pomigliano è lo stabilimento con minore assenteismo dal 2007. Dove ha preso quel 30%? Chiudere al sud per non rischiare al nord? Ok, allora non venite a venderci le macchine. Da ora in poi nel mezzogiorno solo macchine prodotte in Germania! Vediamo se così è giusto e produttivo. La Fiat vuole solo condizioni migliori per Pomigliano, come si fa a non vederlo? Se non avrebbe vantaggio a rimanere se ne sarebbe andata senza se e senza ma, come a Termini. Dobbiamo dargli una medaglia al valor civile? Non direi proprio...

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  • dubhe2003

    25 Giugno 2010 - 00:12

    Perchè hanno accettato di confrontarsi col referendum,se poi,non accettano il verdetto democratico?L'azienda,come può fidarsi della minoranza riottosa a prescindere del referendum,che risulta così,agli occhi di tutti una deplorevole ed ipocrita farsa?Possibile che a nessuno venga in mente di stillare un documento con tutte le clause conosciute dalle parti,onde impegnare seriamente sia l'Azienda,che i Lavoratori rappresentati dai Sindacati con il Ministro testimone garante?No,volutamente si preferisce la non chiarezza,così ci si può sguazzare dentro,all'evenienza.Questa è l'Italia di sempre,che non vuole cambiare mai.

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  • kumachan

    24 Giugno 2010 - 18:06

    Visto che aveva dichiarato che considerava l`80% di si` una pessima situazione per continuare. Certo se dovessi io investire 700 milioni non li metterei mai a pomigliano, ma non tanto per la percentuale dei si`, quanto perche` in 20 anni non sono mai andati oltre il 10/20% della produzione! figuriamoci se arriveranno mai al 100 o 60 o anche 40%!

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