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Mezzogiorno, 1 famiglia su 5 non ha soldi per curarsi

Lo rivela il rapporto Svimez. L'invito del presidente Napolitano: "Ripensare i modelli di sviluppo"

Mezzogiorno, 1 famiglia su 5 non ha soldi per curarsi
Una famiglia meridionale su cinque non avrebbe i soldi per andare dal medico e non si potrebbe permettere di pagare nemmeno il riscaldamento. A rivelare i dati, relativi all'anno in corso, è il rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno.

Secondo l'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, infatti, nell'anno 2008 al 30% delle famiglie del Sud mancavano i soldi per l'abbigliamento e, nel 16,7% dei casi, sono state pagate in ritardo le bollette. Otto famiglie su 100 avrebbero inoltre rinunciato agli alimentari necessari, il 21% non avrebbe avuto soldi, proprio per il riscaldamento, e il 20% per andare dal medico. Per il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano- che ha inviato un telegramma proprio in occasione della presentazione del rapporto Svimez- le statistiche fotografano una realtà complessa e preoccupante. A detta di Napolitano sarebbe quindi necessaria una "profonda modifica" delle politiche di sviluppo per il Sud perché il Mezzogiorno può "benissimo contribuire alla ripresa dell'economia italiana".

"L'obiettivo di ridurre gli effetti della crisi finanziaria nel breve periodo è divenuto prioritario- ha spiegato il Capo dello Stato- e, in presenza di un ineludibile vincolo di contenimento del disavanzo pubblico, si è operato uno spostamento di risorse di cui hanno sofferto le politiche di sviluppo, come è dimostrato dalle ricadute sul quadro strategico nazionale, dal 2007-2013, a cui sono state sottratte ingenti dotazioni e che registra, a metà del periodo di programmazione, gravi ritardi". Il Presidente ha inoltre continuato, sottolineando come "i risultati complessivamente insufficienti delle politiche seguite in passato e la presenza di significative inefficienze rendono necessario un ripensamento e possono anche spingere ad una profonda modifica delle modalità e dello stesso impianto strategico degli interventi di sviluppo".

Secondo le cifre fornite da Svimez, quasi un meridionale su tre risulta a rischio povertà a causa di un reddito troppo basso,- 6milioni e 838mila persone- un rapporto che, al centro Nord, corrisponde a uno su dieci. Sempre secondo il rapporto, il 14% delle famiglie meridionali vivrebbe con meno di 1.000 euro al mese. Ed è da considerare anche che, il 47% delle famiglie meridionali, poggia su un unico stipendio.

L'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno ha, infine, spiegato che la crisi ha "eroso ulteriormente la ricchezza al Sud" tanto che, colpito duramente dalla recessione, il Pil di quest'area del Paese, nel 2009, è tornato ai livelli di ben 10 anni fa. E non solo, l'industria, il cui valore aggiunto è crollato del 15,8%, sarebbe addirittura "a rischio di estinzione". Nel corso del biennio 2008-2009 la crisi si è dunque abbattuta come una scure sull'occupazione nel meridione e l'industria del Mezzogiorno avrebbe perso più di 100mila occupati.

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Commenti all'articolo

  • numidia

    21 Luglio 2010 - 16:04

    a parte la cretinata sulla sanità visto che il medico di base e i pronto soccorso sono gratuiti vorrei solo riferire quanto dettomi da mio cognato del profondo sud: ma perchè ci dobbiamo dare da fare tanto ci siete voi fessi del nord che lavorate!!! quelli che fanno certe statistiche dovrebbero recarsi al sud e viverci per un pò forse capirebbero quanto stanno meglio al sud che al nord!!!

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  • fonty

    fonty

    20 Luglio 2010 - 22:10

    Che vengono fuori guarda caso, proprio quando sta per andare finalmente in porto il federalismo fiscale che dovrebbe mettere un po' di ordine nelle spese pazze e clientelari degli amministratori meridionali. Gli sponsor del "diamo più soldi al sud" sono sempre gli stessi, Napolitano, Fini, Casini e tutta quella pletora di parlamentari e portaborse vari che vivono di queste elargizioni continue. Se invece al sud avessero un po' più di orgoglio e dignità, pietirebbero di meno lo stato, ma vivere di rendita è molto più comodo che lavorare. Perchè dico questo ? Semplice, mi affido ai dati incontrovertibili; primo, il lavoro nero che incentiva l'evasione, che al sud, fonte della CGIA di Mestre raggiunge l'84% del totale in italia. Quindi se c'è lavoro nero c'è anche ricchezza sommersa che non rientra in nessuna statistica. Secondo, al sud c'è una moltitudine di extracomunitari che lavorano, magari sottopagati, quindi il lavoro ci sarebbe per gli autoctoni, se non lo vogliono fare perchè faticoso o poco pagato vuol dire che sbarcano il lunario lo stesso e quindi non sono alla fame come sostengono gli allarmisti.Per concludere, non vorrei parlare delle mie personali esperienze, ma io da giovane ho fatto diversi mestieri, anche i più umili pur di guadagnare qualcosa e ho fatto pure l'emigrante in due diversi paesi.Dunque, ci sarà sì qualche famiglia in difficoltà, ma il 20% suvvia, proviamo a tirarci su le maniche e "damose da fà" come ha esortato giustamente anche il papa G.P II.

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  • giovannib

    20 Luglio 2010 - 21:09

    ma come vendola bassolino e company hanno fatto carne di porco con i soldi dello Stato della UE e adesso scoppia il bubbone della Sanità ma vergognatevi voi e chi vi ha votato siete dei miserabili spendaccioni amministratori corrotti e incapaci e la gente della vostra regione vi inneggia . Io se fossi il Capo dello Stato vi manderei a ramengo tutti politici ed elettori e adesso cavatevela da soli sanguisughe

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  • ubik

    20 Luglio 2010 - 19:07

    Il luogo comune è alimentato dall'ignoranza, come il pregiudizio. Il nucleo cognitivo del pregiudizio è la consapevole non conoscenza...

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