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Fiat, Marchionne: "Vogliamo garanzie oppure faremo meno investimenti"

L'ad del Lingotto pone le condizioni per restare: "O si accettano le proposte o ridimensioniamo gli impegni in Italia"

Fiat, Marchionne: "Vogliamo garanzie oppure faremo meno investimenti"
Non esistono mezze misure per Sergio Marchionne. O si segue la linea tracciata oppure Fiat fa le valigie e se ne va. Al tavolo delle trattative con le parti sociali per il futuro di Mirafiori e il trasferimento in Serbia della produzione della nuova monovolume, convocato dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, l'ad del Lingotto si siede solo per dettare le sue condizioni.
Il piano Fabbrica Italia non è in discussione a patto che ci siano le garanzie sull'efficienza degli impianti. "Siamo l'unica azienda - dice Marchionne - ad investire 20miliardi nel Paese, una cifra pari quasi a quella della Finanziaria. Ma dobbiamo avere garanzie che gli stabilimenti possano funzionare". Dall'altra parte del tavolo, le opzioni sono solo due: o sì o no.  Una risposta affermativa, argomenta Marchionne, "vorrebbe dire modernizzare la rete produttiva italiana", mentre una negativa significherebbe "lasciare le cose come stanno, accettando che il sistema industriale continui a essere inefficiente e inadeguato a produrre utile e, quindi, a conservare o aumentare i posti di lavoro".

L'ad del Lingotto: "Niente produzione a singhiozzo"- Marchionne fa solo gli interessi della Fiat e risponde agli azionisti: "Le nostre non sono minacce, ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza del'azienda, perché dobbiamo decidere se avere un settore auto forte in Italia o consegnarlo ai competitori esteri".
Nel peggiore dei casi il piano Fabbrica Italia si cancellerebbe e gli altri investimenti verrebbero ridimensionati. E oltre ai ragionamenti industriali c'è anche l'arma: il contratto nazionale dei metalmeccanici in scadenza nel 2010. Marchionne prospetta anche la possibilità di disdetta con conseguenti problemi sociali e di disoccupazione: "Se necessario - afferma l'ad del Lingotto- siamo disposti anche a seguire questa strada. Per noi la cosa importante è raggiungere il risultato e avere la certezza di gestire gli impianti. Produrre a singhiozzo, con livelli ingiustificati di assenteismo, o vedere le linee bloccate per giorni interni è un rischio che non possiamo accollarci".

Serbia
- "Assegnare la produzione della nuova monovolume a Mirafiori, come era stato anticipato a dicembre nell'incontro di Palazzo Chigi, era una delle tante possibilità sul tavolo", ha confermato Marchionne sulla delocalizzazione da poco annunciata. E ha poi spiegato le motivazioni della strategia: "La scelta che abbiamo fatto in merito alla Serbia è nata considerando i tempi stretti che avevamo a disposizione per iniziare i lavori e adeguare le linee di produzione. Il progetto doveva partire al più presto, sia per ragioni commerciali, sia per ragioni industriali". A ogni modo, Marchionne si affretta a precisare che "la gamma dei prodotti prevista nel piano quinquennale del gruppo è talmente ampia che ci sono altre possibilità a disposizione" per mantenere i livelli di produzione previsti.

Marchionne: "Prima dei diritti ci sono i doveri"- "Parliamo onestamente, i diritti sono basati prima di tutto sui doveri". Sergio Marchionne ha risposto così alla domanda se ci sia stata una
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Parliamo onestamente, i diritti sono basati prima di tutto sui doveri. Vogliamo solo i diritti e i doveri non ce li ricordiamo mai anche da un punto di vista etico e morale credo che l'ordine sia importante

diminuzione dei diritti dei lavoratori con gli ultimi accordi firmati. Parlando delle vicende della Fiat, Marchionne ha inoltre aggiunto che sono stati cambiati i termini del discorso: "Vogliamo solo i diritti e i doveri non ce li ricordiamo mai anche da un punto di vista etico e morale. Credo che l'ordine sia importante".

Cisl favorevole - Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha risposto con un "sì senza se e senza ma". Però, ha aggiunto il leader della Cisl "Marchionne faccia chiarezza sul fatto che le modalità dell'investimento rimarranno nel perimetro delle regole del nuovo sistema contrattuale che abbiamo costruito".

Epifani: "Non usare i carrarmati" - "Non occorre usare carri armati per spianare le strade. Servono meno muscoli e più consenso", ha dichiarato il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, entrando nella sede della Regione Piemonte. Rispondendo sulla newco "Fabbrica Italia Pomigliano", che dovrà assorbire i dipendenti che produrranno dal 2011 la nuova Panda con un nuovo contratto di lavoro, Epifani ha avvertito che "la cosa migliore prima di avventurarci su strade che non si sa dove possano portare è andare al confronto con la Fiom e lavorare per trovare una mediazione". Per questo motivo la Cgil chiede "lavoro, occupazione e investimenti anche in Italia". A detta di Epifani, l'incontro odierno è "necessario" dopo la scelta della Fiat di portare la monovolume in Serbia  e- ha concluso- "non dobbiamo dimenticarci anche il futuro di Pomigliano e di Termini Imerese. Dobbiamo avere qualche certezza. I lavoratori non possono continuare a vivere nell’incertezza".

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Commenti all'articolo

  • sola mente

    29 Luglio 2010 - 10:10

    Sarebbe troppo facile spostare il piano della discussione ad un livello così elevato da divenire incomprensibile a menti lobotomizzate da un informazione malata! Bersani laureato in filosofia?cosa vi sconvolge? in cosa credete che sia laureato il sig Marchionne?l'economia non è altro che una disciplina che discende dalla filosofia! Ma di cosa parlate?ricatti dei sindacati?il modello Fiat era basato sulla produzione di un bene che poteva consumare chi lo produceva. Il sistema si è arrestato nel momento in cui l'operaio non ha avuto più un adeguato salario e gli agnelli hanno cominciato a pipparsi i guadagni. Ma di cosa parlate?vi guardate intorno?ci stanno affamando, siamo noi i nuovi paesi sottosviluppati la globalizzazione ha abbasato il prezzo della mano d'opera ma non del prodotto e aumentato esponenzialmente i guadagni di chi è al vertici. Non ho alcuna stima per un AD che esercita in italia ma risiede all'estero. per un signore che sputa(e non metaforicamente ma fisicamente) a di

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  • peroperi

    29 Luglio 2010 - 01:01

    Intanto in Turchia festeggiano la milionesima auto prodotta. Grazie Fiom. Peroperi

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  • peroperi

    29 Luglio 2010 - 01:01

    Stiano attenti i sindacati a tirare troppo la corda. In questo modo non stanno facendo l'interesse degli operai. Li stanno portando prima alla cassa integrazione e poi al licenziamento ed alla inevitabile poverta'. Il futuro dell'industria è figlio della globalizzazione e ci stiamo accorgendo che molti paesi altrettanto bravi come noi offrono la loro mano d'opera a prezzi assolutamente concorrenziali. Non c'è niente da fare è la legge del mercato. Adesso le sinistre se la prenderanno con i ricchi e li tartasseranno e loro lasceranno il paese o sposteranno di nuovo i capitali all'estero come quando governava la sin.. L'Italia non è il solo paese industriale al mondo e la Cina, l'india il Brasile lo hanno dimostrato. L'ottusita' della sinistra ha fatto in modo che le industrie italiane , quelle buone e produttive, scappassero all'estero. Materie prime non ne abbiamo. Cosa suggerisce tutta la sinistra per venire fuori dalla poverta' che è alle porte? Peroperi

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  • ariete84

    28 Luglio 2010 - 23:11

    al ricatto continuo dei sindacati. Si consolava con le sue barche e le sue gite a Montecarlo, lasciando le beghe della fabbrica ai suoi delegati. Quando la Fiat andava in perdita (quasi sempre) si rivolgeva allo Stato dichiarando le sue difficoltà. O licenziare o tappare i buchi della casa con soldi pubblici, di tutti noi, per decenni. Esattamente come Alitalia. Che tristezza! Almeno ora inizia un'era nuova. Con la Fiat che vuole stare in piedi da sola. Con trattative che si spera mettano d'accordo le due parti. E' possibile, se ciascuno riesce a vedere le ragione dell'altro e trova un compromesso. Altrimenti........ la Grecia è vicina. E non è un modo di dire. Basta ragionarci un attimo.

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