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L'assessore: no classi-ghetto

Gli studenti: sei razzista

L'assessore: no classi-ghetto
Il ghetto è un luogo di isolamento sociale e politico. Come tale, le classi scolastiche delle elementari riempite quasi per intero da ragazzini extracomunitari sono da considerarsi ghetti. Questo ha detto un'assessore di centrodestra ad Auschwitz. E apriti cielo. Come ogni anno, i giovani romani sono andati in Polonia accompagnati dal sindaco, dal presidente della Comunità ebraica, Riccardo Pacifici, e appunto dall'assessore Laura Marsilio. Si sono commossi davanti alle camere a gas e al dolore del popolo ebraico. Ma quando poi la Marsilio ha detto che in Italia «le classi con l'80% di ragazzi stranieri sono ghetti», i 250 ragazzini in gita scolastica e i loro prof si sono ribellati. Macché, dicono. L'assessore è razzista.
La settima edizione del viaggio in Polonia organizzato dal comune di Roma quest'anno aveva una novità ed era proprio il sindaco di destra, Alemanno, il quale dopo un'intera giornata trascorsa nel campo di sterminio ha voluto condannare in modo netto fascismo e nazismo. A scandalizzare, però, è stata l'assessore. E oggi arriva anche la bacchettata del Pd. Il vicecapogruppo capitolino Mario Mei dice infatti che «le esternazioni come quelle della Marsilio fatte ad Auschwitz insieme ai sopravvissuti allo sterminio, assumono una valenza completamente diversa dalla pur inquietante proposta Gelmini e sono una vera provocazione. Quanto accaduto esige delle scuse formali alla città, alla comunità degli immigrati romani e ai bambini oggetto della discriminazione». Che evidentemente sono contenti di essere in classe solo con i loro simili. Alla faccia dell'integrazione.

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