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Napolitano: "I politici sostengano la magistratura"

Il Presidente rinnova l'appello di rafforzare la cultura della legalità e il senso della democrazia

Napolitano: "I politici sostengano la magistratura"
Oggi è il 28esimo anniversario dell’agguato di mafia in cui hanno perso la vita il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la consorte Emanuela Setti Carraro e l’agente di polizia Domenico Russo. Questa mattina sono state deposte corone di fiori nel luogo dell’eccidio, in via Isidoro Carini a Palermo, alla presenza del Ministro dell’interno Roberto Maroni.

Il Ministro nel ricordare la figura del generale, ha detto: "Il nemico dello Stato e dei cittadini si chiama mafia" e contro questa "serve l’ordinaria azione quotidiana di tutte le istituzioni. La prossima settimana entrerà in vigore il piano straordinario contro la criminalità organizzata contro le mafie, che il governo ha predisposto e approvato lo scorso mese di gennaio in un consiglio straordinario a Reggio Calabria e che il Parlamento ha definitivamente approvato a fine luglio. Un impegno preso proprio qui a Palermo, di introdurre nell’ordinamento giuridico nuove norme più efficaci che dessero alla magistrature gli strumenti adeguati a combattere la mafia. Ma ‚ ancora più significativo perchè per la prima volta è stato approvato dal Parlamento a voto unanime – conclude - Questo è un provvedimento ricco di nuove norme significative e gode di un sostegno comune pur nella concitazione dei tempi politici che stiamo vivendo. Pur nel quotidiano contrasto di opinioni, il Parlamento ha dato un segnale straordinariamente forte".

Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio in cui rinnova ai familiari delle vittime i sentimenti di vicinanza e gratitudine di tutti gli italiani e la sua personale e solidale partecipazione: “Servitore dello Stato di grande rigore civile e morale, da alto ufficiale e da prefetto della Repubblica, il generale Dalla Chiesa pose costante impegno nell’azione di contrasto al terrorismo e alla mafia adottando metodi investigativi atti a fronteggiare efficacemente l’espandersi di fenomeni criminali che andavano segnando tragicamente il nostro paese”.

Nel messaggio Napolitano ricorda anche il suo impegno contro la criminalità, le sue capacità e il suo coraggio. Sottolinea anche come il suo sacrificio sia ancora oggi prezioso per “rafforzare, specialmente nei giovani, la cultura della legalità e il senso della democrazia, e per rinnovare un convergente e deciso sostegno delle istituzioni repubblicane e della società civile all’attività di contrasto delle organizzazioni criminali svolta dalla magistratura e dalle forze dell’ordine, al fine di contenerne la capacità di controllo del territorio e di infiltrazione nella economia, nazionale e internazionale".

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Commenti all'articolo

  • gigi il negher

    03 Settembre 2010 - 17:05

    Ma allora Lei che ha entrambe le virtù cosa ci fa a destra?

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  • degrel0

    03 Settembre 2010 - 16:04

    ...lei ha ragione i logorroici e gli imbecilli in Italia costituiscono la maggioranza dei sinistrati!

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  • Joe1957

    03 Settembre 2010 - 16:04

    Il superPROCURATORE ANTIMAFIA, Pierluigi Vigna, sostenne che il decreto Napolitano fu la pietra tombale sull’operatività dei reparti scelti e violava l’articolo 371bis del codice di procedura penale. Vi era un problema di legittimità grande come una casa: «Con un decreto non si può cambiare una legge che ha una forza superiore a un decreto ministeriale». Napolitano riuscì nell’impresa. E quei colleghi parlamentari già sotto inchiesta tirarono un sospiro di sollievo.

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  • futuro libero

    03 Settembre 2010 - 16:04

    tutta o quella pochina che forse è rimasta ancora integra.

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