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Trasfusione fatale a Torino, il medico: "Non ho messo io la sacca"

Intanto la Commissione d’inchiesta sugli errori sanitari ha chiesto una relazione all'assessore alla Sanità della Regione Piemonte

Trasfusione fatale a Torino, il medico: "Non ho messo io la sacca"
"La sacca non l’ho messa su io" afferma Maurizio Sacchetti medico dell’Ospedale Molinette di Torino circa la morte di Irene Guidi, la 76enne morta per una trasfusione con una sacca di sangue diversa dal suo gruppo.  A chiedere il nome al paziente prima della trasfusione, afferma il medico in una intervista a “La Stampa”, è "chi mette la sacca e di solito sono le infermiere a metterla". Nel caso della donna deceduta sottolinea di non aver messo lui la sacca: "può metterla anche il medico, ma in genere viene messa dalle infermiere - precisa - E se l'ha messa l’infermiera è lei che deve chiedere nome e cognome. Io però non voglio fare dichiarazioni contro nessuno, non voglio mettere  nei guai nessuno".

"Ho letto da qualche parte su internet che il dottor Rapellino, il responsabile del Risk Management dell’ospedale, sostiene che ci siano procedure informatizzate, per non confondere i pazienti - sottolinea Sacchetti - Bene, il sistema non funziona: lei fa 'bip' sul braccialettino del malato e poi sulla sacca di sangue, e il sistema non funziona. Può verificare in qualsiasi momento". Poi riguardo alla notizia relativa a una sua sospensione, Sacchetti afferma di "non aver ricevuto nulla, solo la telefonata di un collega.  Devo ancora parlare con il mio primario, che è anche il capo di   dipartimento. Devo capire che cosa dire e che cosa fare". E sulla   ricostruzione di quanto accaduto conclude: "Non confermo nulla. Non ho  neanche un legale. L’ospedale può dire ciò che vuole ma bisogna   verificare".

L’indagine della commissione - Intanto il presidente della Commissione d’inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando, ha chiesto una relazione all’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Caterina Ferrero, su quanto accaduto alle Molinette: "La Commissione che presiedo - spiega Orlando in una nota -   intende acquisire ogni notizia utile in merito all’episodio verificatosi nell’ospedale torinese, anche in ordine ad iniziative sanzionatorie e/o cautelari in riferimento a specifiche responsabilità individuali o a disfunzioni organizzative. Una volta acquisita la documentazione richiesta all’assessore Ferrero - conclude Orlando - procederemo poi a tutti gli accertamenti e adempimenti di competenza della Commissione".

La morte della donna – Solo l’autopsia potrà accertare la causa della morte di Irene Guidi, di 76 anni, morta all’ospedale Molinette di Torino dove era ricoverata dalla scorsa settimana, forse a seguito di una trasfusione di sangue sbagliata per via di uno scambio di sacche. La paziente era stata trasportata nella struttura sanitaria per un'emorragia del tubo digerente da sospetta lesione al duodeno: per questo le era stata prescritta la trasfusione. Le due sacche usate collocate proprio accanto al letto della donna, però, appartenevano a un altro paziente, come indicato dall'etichetta. Secondo i primi accertamenti si sarebbe dunque trattato di un errore umano, scoperto solo pochi minuti dopo, quando la donna ha avuto una crisi cardiaca. A quel punto le è stata immediatamente tolta la flebo, ma le sue condizioni risultavano compromesse.

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Commenti all'articolo

  • LADONNADISION

    04 Dicembre 2011 - 13:01

    quando ebbi a farmi un'autotrasfusione per un'operazione preventivata, mi fecero scrivere sulla sacca, nome cognome, data di prelievo e... Tutte le volte che sono stata sottoposta ad interventi ho adottato questo metodo, non fidandomi del sangue altrui, e tutte le volte la prassi è stata svolta da una infermiera che con gentilezza e cortesia, prima di immettere l'ago nella sacca mi ha fatto rileggere quanto sopra essa scritto.

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  • Al-dente

    08 Settembre 2010 - 14:02

    Non sono d'accordo con la giustificazione del medico. La responsabilità finale dell'operato dei suoi sottoposti ricade per forza su di lui, non si può giocare a scaricabarile. Dato che la trasfusione era importante si doveva accertare di persona se il sangue era quello o no, non può dire che non l'ha messa lui, sarà anche vero ma lui doveva e aveva l'obbligo di controllare.

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  • gasparotto

    08 Settembre 2010 - 13:01

    Chi lavora in un ospedale non può mai permettersi di distarsi. Le trasfusioni poi richiedono una attenzione particolare. Consenso informato,per cui il medico deve avere l'autorizzazione dal paziente se fare o meno la trasfusione,dopo che gli ha esposto gli eventuali rischi cui va incontro: infezioni,reazioni avverse etc. La trasfusione va fatta solo se strettamete necessaria ,quando il valore dell'Hb(emoglobina)raggiunge limiti di guardia, sotto il 6%gr/l. e con Ht (ematocrito)sotto 30%. Responsabile dell'iter è il medico richiedente che deve controllare e montare la sacca o se smonta passare le consegne al collega,scrivendolo sul libro di corsia e sulla cartella.Nulla va lasciato al caso. Se ad una pz.di gruppo B gli fai una trasfusione di gruppo A, succede il finimondo. Una reazione antigene anticorpo che nessuno riuscirebbe a bloccare. E' così delicata la cosa che va testato anche il fatto Rh positivo o negativo, non basta solo il gruppo.

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